
Si cerca di capire a cosa serviva la pistola e come mai un giovanissimo viaggiava con un’arma in auto. Si ampliano le indagini della procura della Repubblica di Sulmona in merito a quanto accaduto la scorsa notte sulla statale 17, nei pressi di Roccaraso dove i carabinieri hanno arrestato Giovanni Rocco Ferrera, 19enne di Pratola Peligna, trovato con una pistola calibro nove e dieci proiettili nello zaino.
Già disposto, da parte del sostituto procuratore Edoardo Mariotti, il sequestro del telefono cellulare del giovane per analizzare messaggi e conversazioni dai quali si spera di ricavare elementi utili alle investigazioni. Il dispositivo sarà anche a disposizione di un tecnico per far luce nella vita privata e nei rapporti del 19enne che al momento è accusato di porto abusivo di arma da fuoco e ricettazione. A spingere la procura a contestare la provenienza clandestina dell’arma la circostanza che la matricola della pistola era stata abrasa.
Questa mattina, alle 13.30, l’udienza di convalida nella quale il giovane, difeso dall’avvocata del foro di Sulmona, Eva D’ Alberto, chiarirà la propria posizione. Intanto proseguono le indagini dei carabinieri della compagnia di Castel di Sangro che hanno trovato pistola e proiettile nello zaino del giovane, all’interno della sua auto. Gli inquirenti vogliono capire se c’è un legame con quanto avvenuto nel 2023 quando lo zio di Ferrera, Andrea, era stato fermato nel casello autostradale di Pratola Peligna con pistola e munizioni. Arma risultata essere la stessa utilizzata a febbraio e a maggio dello stesso anno per compiere atti intimidatori nei confronti di due famiglie di Raiano e Pratola Peligna, raggiunte da colpi di arma da fuoco sul portone e vittime di incendi dolosi di auto. Per quei colpi sparati su un’abitazione di Pratola, lo zio e il cugino, Andrea e Aldo Ferrera, sono stati condannati lo scorso anno in primo grado rispettivamente a quattro anni e dieci mesi e tre anni e dieci mesi di reclusione. Il cugino dell’arrestato, ventiduenne, è inoltre stato rinviato a giudizio per gli atti incendiari.
Il “pezzo” trovato l’altra sera a Roccaraso nello zaino di Giovanni Rocco Ferrera, fa parte forse dello stesso puzzle.
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