
Un libro in cui l’autore ripercorre i suoi venti anni di storie e di avventure vissute in montagna come soccorritore del Corpo Nazionale Soccorso Alpino tra gli anni Settanta e Ottanta, nello scenario dell’Abruzzo teramano, con in primo piano il Gran Sasso d’Italia e qualche intervento sui Monti della Laga e sui Monti Gemelli. Verrà presentato a Sulmona giovedì 27 novembre, alle ore 18, presso la Libreria Ubik in Corso Ovidio il libro di Lucio De Sanctis Dal diario di un soccorritore di montagna.
Ottavo titolo della collana Duemilanovecentododici diretta da Stefano Ardito per Ricerche&Redazioni, il libro tratta del soccorso alpino, tema di estremo interesse e di grande attualità, sul quale è alta l’attenzione dei media e dell’opinione pubblica. A coordinare l’evento il giornalista e scrittore romano Stefano Ardito con l’intervento, insieme all’autore, di Daniele Perilli, presidente Sasa Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo Cnsas, Lucio Le Donne Capo Stazione Sulmona Sasa, Nino Restaino presidente Cai sezione Sulmona, Giampiero Di Federico guida alpina, alpinista e scrittore e la referente coordinamento cultura Cai sezione Sulmona Maria Pia Lamberti.
Patrocinato dal Sasa Soccorso Alpino e Speleologico Abruzzo – Cnsas e dalla Sezione C.A.I. di Sulmona l’evento si concluderà con il tradizionale firmacopie con l’autore.
«… Il diario di Lucio – scrive Ardito nella sua appassionata prefazione – merita di essere letto anche da chi oggi ha vent’anni. Superato lo stupore davanti ai pesanti scarponi calzati anche sulle vie di roccia in estate, agli elicotteri non dotati di verricello, alle barelle di metallo e di tela che sembrano strumenti di tortura medievali, si scopre un mondo che per molti versi è simile, se non identico a quello che conosciamo di persona. Quaranta o cinquant’anni fa, anche se il Gran Sasso era molto meno frequentato di oggi, ci si faceva male negli stessi luoghi, e più o meno negli stessi periodi dell’anno. Il Calderone ghiacciato, le ultime lingue di neve sul Ventricini, i nevai spesso duri come il marmo tra la conca degli Invalidi e il Corno Grande. Le disavventure degli sciatori che affrontano la Traversata Bassa senza una mappa e con l’attrezzatura da pista ricordano da vicino quelle odierne di chi s’incammina sui sentieri con ai piedi le infradito. Conosco molti soccorritori di oggi, so bene che, nonostante le loro divise “spaziali” e il loro arrivo in elicottero, sanno immedesimarsi ogni giorno nella sofferenza di chi li attende con ansia. Nei racconti di Lucio, l’atmosfera certamente più ruspante, con le corse al buio in auto da Teramo che proseguono a piedi verso l’Arapietra e il Calderone, sottolinea ancora di più la passione, l’abnegazione, la voglia di mettersi in gioco per riportare a valle i feriti senza voler stigmatizzare i loro errori…»
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