
Si chiude con una nuova conferma di condanna l’iter giudiziario che vede imputato Antonio Colamadino, 61enne di Pescocostanzo, accusato di aver compiuto atti sessuali su una bambina di nove anni, figlia di amici di famiglia. La Corte d’Appello di Perugia ha ribadito la pena a cinque anni di reclusione, oltre al pagamento di 3.000 euro di spese processuali, all’interdizione dai pubblici uffici per cinque anni e al risarcimento dei danni in sede civile.
La decisione dei giudici perugini ricalca la sentenza pronunciata dal Tribunale di Sulmona nel 2018 e confermata in secondo grado dalla Corte d’Appello dell’Aquila. Nel 2023 la Cassazione aveva annullato la condanna, chiedendo una nuova valutazione delle aggravanti relative al reato di atti sessuali con minorenne, rimandando così gli atti a Perugia.
I fatti contestati risalgono agli anni 2011 e 2012. Secondo l’accusa, Colamadino avrebbe sfruttato il rapporto di amicizia con i genitori della bambina — oggi maggiorenne — e la possibilità di frequentare abitualmente le rispettive abitazioni, circostanze che avrebbero agevolato la commissione degli abusi.
Questo tipo di violenza è inaccettabile. Ma un altro grande tema è che non si possono attendere 15 anni per avere giustizia. Questa è una vera emergenza cui la politica deve porre rimedio. Altro che separaIoni delle carriere!