
Le carte sono tornate alla procura della Repubblica di Sulmona che ora ha chiesto e ottenuto una nuova fissazione di udienza preliminare. Tornerà in aula il prossimo 5 febbraio il 43enne condannato in primo grado a quattordici anni di reclusione per violenza sessuale su minori. Una sentenza pesante arrivata a settembre dello scorso anno all’esito di un giudizio abbreviato e poi annullata dalla Corte di Appello dell’Aquila lo scorso mese di luglio per un vizio procedurale. Una irregolarità nella notifica per la fissazione dell’udienza preliminare aveva infatti costretto il giudice a fissare una nuova udienza per evitare di inficiare il terzo grado di giudizio in Cassazione. Tutto da rifare dunque per l’uomo che intanto, scaduti i termini di custodia cautelare, è stato rimesso in libertà con l’obbligo di dimora.
Il rinvio a giudizio sembra comunque scontato viste le pesantissime accuse a suo carico. Secondo quanto denunciato dalle vittime, due nipoti, di cinque e quattordici anni, l’uomo avrebbe abusato in più occasioni di loro, approfittando della fiducia dei genitori. Abusi ripetuti e filmati dallo stesso 43enne con il telefonino, come emerso in fase di incidente probatorio, quando le due vittime sono state ascoltate in modalità protetta, e dalle indagini dei carabinieri della compagnia di Sulmona che, nell’autunno del 2022, dopo la denuncia dei genitori avevano proceduto all’arresto. Ad incastrare l’uomo proprio alcuni video trovati e analizzati dai militari incaricati delle indagini che, tra il materiale sequestrato, avrebbero trovato indizi anche dell’abuso di un’altra minore che, tuttavia, non è stata poi identificata con certezza.
L’ennesima storia di abusi su minori, venuta alla luce grazie alle vittime che lentamente hanno preso consapevolezza della violenza che stavano subendo dallo zio orco. In particolare è stata la bambina più piccola a svelare quegli strani giochi che lo zio faceva con loro, spingendo così i genitori a recarsi dai carabinieri. Da lì il giudizio di primo grado al termine del quale il quarantatreenne è stato condannato alla pena di quattordici anni di reclusione, oltre al risarcimento da quantificare in sede civile, ma con una provvisionale di venticinquemila euro a favore dei genitori costituitisi parte civile.
Il prossimo cinque febbraio una nuova udienza preliminare nella quale l’imputato potrebbe optare per un rito ordinario, anziché abbreviato, con tempi e pena presumibilmente più lunghi.
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