Adescata via Whatsapp ad 11 anni, assolto il presunto pedofilo

Il processo, oggi, si è chiuso con l’assoluzione dell’imputato: un trentenne di Porto San Giorgio che, secondo l’accusa, aveva inviato nel luglio 2019 e nell’aprile del 2020 su Whatsapp una fotografia dei suoi genitali ad una bambina di Sulmona di soli 11 anni. Messaggio a cui ne erano seguiti altri, tra complimenti e scuse per un presunto errore di digitazione. Assoluzione arrivata in realtà per insufficienza di prove sul fatto che l’utenza da cui provenivano quei messaggi, ripetuti nel tempo, anche a distanza di un anno, non era con certezza attribuibile all’imputato.

Qualcuno, però, quella bimba ha tentato di adescarla (questo era il capo d’imputazione) e solo grazie alle attenzioni della famiglia, quell’episodio è stato circoscritto e denunciato.

“Mia figlia si era appena fatta il profilo su Whatsapp con il telefono che le avevamo appena comprato – racconta il padre – eravamo insieme a cena quando le è arrivato il primo messaggio, con la foto di un pene in erezione. Lei è scoppiata a piangere. Poi nei giorni successivi sono arrivati gli altri messaggi: tra le scuse, la richiesta di cancellare, ma anche apprezzamenti su quanto era carina”. Sembrava finita lì, fino a quando, un anno dopo, è arrivato un nuovo messaggio da un’altra utenza, ma con la stessa foto.

“La denuncia era già partita – continua il genitore – a quel punto abbiamo gettato la scheda. Oggi mia figlia è una che non posta foto su Instagram. In un certo senso è un bene che sia accaduto tra le mura domestiche, così ha capito quali sono i pericoli dei social. Ma mi chiedo quante bambine non hanno la stessa protezione”.

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