
“Inutile celebrare il milionesimo passeggero, se dobbiamo essere uno scalo secondario a vettore unico, serve una strategia per crescere e far venire il mondo in Abruzzo”. Così il consigliere regionale del partito democratico Antonio Di Marco sull’aeroporto d’Abruzzo dove, qualche giorno fa, si è raggiunto il traguardo di un milione dei passeggeri con il vettore irlandese Ryanair. Un traguardo che, dichiara Di Marco, nasconde una situazione “penalizzante” per lo scalo abruzzese che, scrive “si trova sostanzialmente nelle mani di un unico vettore, che detta condizioni, riceve fondi, chiede e ottiene sconti o addirittura esoneri fiscali”; come l’abolizione dell’addizionale municipale, “caso unico in Italia, così unico da diventare esperienza pioneristica che quell’unico vettore privilegiato chiede di estendere a tutto il Paese”.
Un aeroposto che, continua il consigliere regionale, “dovrebbe essere al centro di una strategia chiara, plurale e competitiva” e che invece è l’esempio della “incapacità della Regione e della sua filiera di Governo nel far valere le ragioni di un territorio che negli anni sta accumulando un ritardo infrastrutturale diventato ormai strutturale”.
“Dopo essere stati tagliati fuori dai circuiti che contano della ferrovia Adriatica e dai grandi corridoi europei, dopo l’imbarazzante situazione dei cantieri sulla A14 che penalizzano ogni giorno migliaia di pendolari e dopo la marginalizzazione del sistema portuale abruzzese, oggi l’Abruzzo non riesce a incidere neanche sulle vie aeree di comunicazione” aggiunge Antonio Di Marco ricordando come quello d’Abruzzo sia da sempre stato uno scalo “a forte vocazione turistica”. In una regione che, sottolinea, “finanzia il Napoli Calcio a fior di milioni di euro perché, a detta dei marsiliesi, porta turisti; si celebrano i serpenti perché valorizzano il potenziale turistico estivo; si recuperano le tradizioni pastorali della Transumanza per favorire il turismo nei borghi interni; si spendono somme importanti per la riesumazione dello spirito dannunziano perché considerato un brand”, non si pensa allo sviluppo di un’infrastruttura strategica come l’aeroporto. Uno sviluppo che, ribadisce Di Marco “non può passare per uno scalo affidato a un solo gestore e a una sola logica commerciale. Questa non è politica industriale, è dipendenza”. Uno scalo moderno che si rispetti, continua l’esponente PD, “deve garantire sicurezza, efficienza, attrattività”, anche grazie a radar all’avanguardia, servizi adeguati, parcheggi, ad un’aerea commerciale competitiva e, soprattutto, “a una pista che doveva già essere completata nell’intervento di allungamento”.
Per questi motivi, continua Di Marco, “l’Abruzzo deve dimostrare di avere la capacità di sedere ai tavoli nazionali che contano, per ottenere ciò che una regione in posizione strategica merita. E invece continuiamo a rincorrere, a giustificare, a sperare che qualcuno dall’alto si accorga di noi, nonostante la filiera politica amica Regione-Governo”. Un cambio di rotta, chiede Antonio Di Marco per far sì che lo scalo abruzzese sia adeguatamente valorizzato all’interno del Piano nazionale. Ma per questo, aggiunge, “occorre lavorare per pluralizzare l’offerta e non dipendere da un solo operatore; aprire interlocuzioni serie e continuative con ENAC e Ministero; costruire finalmente una strategia integrata tra porti, ferrovia, autostrade e aeroporto per passeggeri e merci”. Passi che l’Abruzzo e la sua classe di governo devono essere capaci di compiere per dare una vocazione, una destinazione e un ruolo chiari al nostro scalo aeroportuale. “L’Abruzzo non può stare fuori dai circuiti moderni – conclude il consigliere Pd Antonio Di Marco – né si può accontentare di un milione di passeggeri, sfoderando sorrisi di provincia come se fosse l’obiettivo più importante, mentre altri scali a pochi chilometri di distanza si ritrovano classificati come aeroporti internazionali con 5milioni di passeggeri”.
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