Allarme rosso

Maria Ranalli aveva ottanta anni, da cinque giorni era parcheggiata nell’ex pronto soccorso dell’ospedale Annunziata di Sulmona, fin quando l’altra sera i medici hanno deciso di “sporcare la terapia intensiva”, per usare il vocabolario della sindaca Casini. E lì, a pochi metri di distanza, ha giocato la sua ultima carta, prima di andare ad aggiungersi alla lista dei lutti Covid di questo territorio. Era di Sulmona, Maria Ranalli, non di altra provincia o altra regione, e come lei molte persone hanno atteso giorni prima di ricevere le cure che occorrevano: Rita, che di anni ne ha settantuno, ad esempio, si trova da tre giorni ricoverata a Pescara, dove è andata a “sporcare” un letto di terapia intensiva su cui doveva essere sistemata molto prima. Anche lei è stata tre giorni parcheggiata nell’ex pronto soccorso prima di essere intubata e trasferita nel capoluogo adriatico. Il suo trasferimento a Foligno non è stato possibile e negli altri ospedali regionali non c’era posto. I medici dicono che le sue condizioni sono gravi e che il ricovero in rianimazione doveva essere fatto prima, molto prima. Due storie disperate e di speranza che rendono, meglio delle sguaiate grida dei soliti presunti moschettieri del territorio, di quale gravità sia la situazione.

E non è un caso, né un dispetto, se ora la nostra regione si appresta da domani ad entrare in zona rossa; né è un caso a sorpresa, né un dispetto, se l’Annunziata è tornato a recitare il ruolo di ospedale d’emergenza.

“L’utilizzo del reparto di terapia intensiva dell’ospedale di Sulmona per ospitare pazienti affetti da Coronavirus – scrivono il manager Testa e il presidente del comitato dei sindaci Biondi -, assume un carattere assolutamente straordinario e temporaneo e rientra nell’ambito della strategia attuata per contrastare la diffusione del Covid-19, che si sta portando avanti anche attraverso un proficuo rapporto di raccordo e collaborazione tra i primi cittadini che compongono il comitato ristretto dei sindaci e i colleghi dell’intero territorio”.

“Raccordo e collaborazione”: o Biondi dice bugie o le dice qualcun altro. Ma poco conta, in fondo, perché poco contano le urla sguaiate di fronte alla serietà e severità dell’emergenza in corso. Destinata ad aumentare, assicurano gli esperti, con i numeri che la settimana prossima potrebbero anche raddoppiare.

“Si tratta di una soluzione strettamente legata all’emergenza che si sta vivendo a livello regionale che sta stressando in maniera importante tutti i presìdi ospedalieri. L’impegno della Asl, nel rispetto degli indirizzi del comitato ristretto dei sindaci – continuano Testa e Biondi -, è rendere disponibili nel più breve tempo possibile posti letto di terapia intensiva presso l’area G8 dell’ospedale dell’Aquila in maniera tale da riportare il reparto di terapia intensiva di Sulmona alla sua attività nell’ambito di una struttura ospedaliera indicata come no Covid”.

Questo non toglie che il Centro Abruzzo ha comunque bisogno di un reparto Covid sul territorio, per Maria e per Rita e per le decine di persone che ne hanno e ne avranno bisogno. Che la luce è ancora lontana dal tunnel e lontanissima per chi oggi sta male.

“Per quanto ci consta esiste una disponibilità di personale sanitario (soprattutto medici) a integrare e potenziare  l’attività dell’Usca (Unità Speciale Continuità Assistenziale), a rendere finalmente operativa l’Ucat (Unità Coordinamento Attività Territoriale) fino a prestare la propria opera per  l’eventuale realizzazione di un reparto Covid presso l’ospedale di Sulmona – interviene Sbic -. Questo sarebbe molto importante per il territorio e porrebbe le basi per l’indispensabile potenziamento della struttura. E’ l’occasione giusta per investire su qualcosa che possa rimanere. La riconversione della San Raffaele a centro Covid, pur essendo importante per far fronte all’emergenza, non lascerebbe nulla sul territorio e non sarebbe un vero e proprio investimento”. E poi, suggerisce ancora Sbic, l’ospedale di comunità o i distretti di medici h12, come pure previsto dal contratto di categoria: “Bisogna risolvere i problemi adesso anche guardando al futuro; osservando con più attenzione la  politica” conclude il Bene Comune.

Da domani, intanto, l’Abruzzo passa da zona arancione a zona rossa, ad una settimana di distanza da quella gialla. Alle misure previste per le zone ad alto rischio, potrebbero aggiungersene altre ancora più restrittive, come la chiusura totale (e non solo quella ulteriore delle seconde e terze medie) delle scuole di ogni ordine e grado, incluse le materne. Il sindaco di Castel di Sangro, d’altronde, ha già disposto la chiusura totale a partire da oggi e fino al 21 novembre: gli esiti dei tamponi rapidi fatti sulla popolazione studentesca, hanno fatto emergere un alto numero di studenti positivi seppur asintomatici. Di certo a partire da domani oltre a bar e ristoranti, chiudono tutti i negozi non di prima necessità, saranno vietati gli spostamenti anche all’interno del Comune se non per comprovate esigenze (qui tutte le restrizioni). Di fatto è un lockdown, anche se resteranno attive le fabbriche e gli uffici.

Il Centro Abruzzo, dal canto suo, chiude questo fine settimana con 172 nuovi casi (29 ieri) per un totale di 647 attualmente positivi. Tra questi anche il primo sindaco: Gianni Di Cesare, primo cittadino di Anversa, costretto anche al ricovero.

1 Commento su "Allarme rosso"

  1. Fanno ridere quei politici che quest’estate festeggiavano e banchettavano e ora che siamo in una situazione difficilissima da gestire la sfruttano per fare campagna elettorale ! Sfruttano le paure e la rabbia della gente ! Burrattimaio e consorte non si smentiscono mai!’ Vergogna

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*