Almanacco 2025

Nel tracciare il tradizionale bilancio di fine anno che il definitivo transito di Plutone in Acquario aveva promesso denso di cambiamenti, non si può certo concludere che il 2025 sia passato in sordina e invano.

Tanti i sovvertimenti rispetto alla monotona fiction di corte a cui eravamo abituati, tanti i vezzi, le bizzarrie e le imprevedibilità capricciose nel cenone dei poteri globali di cui noi europei animiamo il tombolone e che potremmo grossolanamente riassumere nell’almanacco dei neologismi coniati per racchiudere in stravaganti categorie sociali i pensieri divergenti.

Merito del propagandismo di corte, del giornalistame, del social influencerismo e del giullarismo ossequiente dentro e fuori casa nostra che racconta quanto conviene e omette o travisa quanto è scomodo.

Son solo parole in realtà -che di fatti ne abbiamo visti pochi- eppure degne di menzione e memoria non perché determinanti rispetto alle tante carenze che ci affliggono, quanto perché, come i primi segni degli aratri d’autunno anticipano il rassodamento in vista della semina, tracciano nei nostri immaginari i solchi da approfondire poi nella fossa scavata attorno a noi.

  1. Putinismo, o di Guerra e Pace.

Per quanto si direbbe più appropriato a definire una corrente artistica che indulga nella riproduzione di puti, il Putinismo identifica il Putiniano, una specie di alieno dal paradiso di diritti, privilegi e cultura che ci pregiamo di abitare, introdotto fra le nostre mura dal satanico Oligarga del Pianeta Rosso come un cavallo di Troia ad insidiare le certezze e i valori occidentali per convincerci a spalancare le porte ai mammalirussi che premono ingordi d’Europa dal confine.

Originariamente nata a definire i supposti simpatizzanti del dittatore russo da cui prende il nome, la categoria dei putiniani si è ben presto allargata a comprendere i tanti cittadini qualunque critici con le scelte dei vertici, scettici sui risultati di pace ottenibili armando il governo ucraino (rivelatosi peraltro corrotto e ladro), contrario alle provocazioni verso il nemico e agli allarmismi di suoi attacchi imminenti, restio a sacrificare il già esiguo portafoglio, figuriamoci i figli, alla prospettiva di guerra che già si preannuncia nelle grancasse di corte come necessaria ed inevitabile.

Ecco quindi che nel neologismo di fresco conio si nascondono i semi di una profonda revisione del Senso che assegna nuovi significati alla parola Guerra e, di conseguenza, un’inversione di valore alla parola Pace.

Guerra non è più un abominio da allontanare fino alle più estreme conseguenze come ci avevano raccomandato i padri usciti dall’Orrore Mondiale, la Pax Europea non è più la solida certezza su cui fondare l’Unione Politica Economica (e non militare) degli Stati Europei in un’utopia di progresso civile da allargare al pianeta, quanto solo la velleità nostalgica di benpensanti ingenui ed illusi. Oggi, ci avvertono, le minacce dell’ex fratello russo ci costringono a riesumare gli antichi vezzi del dio Marte, armandoci fino ai denti, come peraltro aveva fatto Hitler per risollevare la Germania dalla debacle della Grande Guerra per giungere – e farci giungere – ai nefasti epigoni che sappiamo:

60 milioni di vittime, città distrutte, popoli alla fame bisognosi di piani marshall ancora da scontare.

Chi lo fa notare, chi solo si permette di rilevare come soprattutto la nostra cara patria non abbia mai brillato nell’arte della tenzone, zigzagando fra le opposte alleanze per ritagliarsi un ruolo di vincitori sconfitti, chi prova a obiettare che non c’è un solo italiano  – e probabilmente nessun europeo- disposto a sacrificarsi in nome della sua patria, viene così bollato di putinismo, nemico della patria sputante nel piatto in cui mangia, che chissà perché vorrebbe voglia di sbatterlo nel regime ex comunista a vedere come si sta.

2. PROPAL o del Dissenso Criminale.

Nonostante più appropriato per un integratore medicinale contro l’impotenza maschile il neologismo PRO PAL, inventato per identificare (per poi reprimere) i tanti signori qualunque scesi dopo decenni di silenzio in piazza per denunciare l’eccidio palestinese, si è allargato nel corso dell’anno a ricomprendere una pericolosa categoria di parassiti radical chic, velisti di flotille, zecche nullafacenti ed ex centrosocialini sgomberati, tutti collusi o comunque funzionali al terrorismo arabo, colpevoli di aver causato (loro e non la prevaricazione sionista) la recrudescenza dell’antisemitismo nel pianeta.

Anche la categoria ProPal si amplia a bollare come fiancheggiatori del terrorismo i pensieri critici, tornando funzionale a giustificare la repressione del Dissenso (diritto inalienabile e inviolabile secondo la Costituzione) mortificato a vezzo radical di nostalgici scioperanti dei giorni festivi se non a facinorosi distruttori di beni comuni, cogliendo l’occasione per limitarlo con decreti legge urgenti e idioti e denigrare e censurare figure scomode, siano essi illustri politologi, funzionari Onu, docenti universitari e addirittura artisti di fama spacciati come manovalanza dei nemici.

Chiudono la lunga lista dei ProPal gli occupanti di ruderi di vecchie destinazioni abbandonati da decenni al degrado e riusati come centri di aggregazione giovanile, sgomberati e riportati all’abbandono in cui versavano con azioni esemplari di ordine pubblico, per riaffermare la sacralità della proprietà privata, proprio nel paese in cui questa è diventata solo un pretesto per mungere i patrimoni.

Insomma il 2025 ha sancito chi siano i veri nemici del Diritto, della Giustizia, della Libertà e dei valori fondanti dell’Europa Unita, ricompresi tutti in un’unica macro-categoria il cui unico obiettivo è colpire il governo Meloni  (a cui in realtà siamo interessati quanto lo sono le superpotenze al tavolo degli accordi internazionali, cioè zero) e che rappresentano il peggio della comunità civile e la causa della decadenza occidentale:

opportunisti, nullafacenti, filorussi, nemici della pace, terroristi, antisemiti.

I buoni invece, tutti gli altri.

Antonio Pizzola

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