Analisi del voto, asse L’Aquila-Abruzzo-Italia per FdI. Fina: “Ricostruiremo il Pd”

È il day after. Il giorno in cui tirare le somme, dove ci sono i volti dei festanti e quelli dei delusi. Le espressioni corrucciate di chi avrebbe ambito a qualcosa si più. Chi, invece, vede il bicchiere mezzo pieno. O chi da questa tornata elettorale cerca di salvare il salvabile.

Di sicuro c’è che Fratelli d’Italia chiude il cerchio con il proprio trionfo e la futura salita al governo. Un percorso iniziato nel 2017, quando all’Aquila la fascia tricolore fu conquistata da Pierluigi Biondi, fino ad allora unico sindaco appartenente al partito di Giorgia Meloni su tutta la Penisola. Due anni dopo, invece, FdI conquista l’Abruzzo, con il presidente Marco Marsilio, ed oggi quel cerchio si chiude proprio con Giorgia Meloni, eletta all’uninominale al collegio L’Aquila-Teramo per la corsa alla Camera dei Deputati. Un plebiscito che porterà la leader del primo partito d’Italia anche alla carica di Presidente del Consiglio dei Ministri.

“Questa vittoria racconta di un successo collettivo e nato dai territori, di una campagna elettorale tradizionale – spiega Pierluigi Biondi – fatta tra la gente per ascoltare le istanze di famiglie, imprese, associazioni di categoria e settori produttivi. Un traguardo possibile grazie all’impegno di decine di amministratori locali, sindaci, vice sindaci, assessori, consiglieri che hanno fatto sì che in provincia dell’Aquila fosse riscontrato il successo più importante tra i collegi abruzzesi. È un premio per un partito che ha dimostrato concretezza e coerenza, di non essere un comitato elettorale che nasce alla vigilia di una elezione, per il suo leader Giorgia Meloni e per il buon governo attuato in Regione e in moltissimi enti locali”.

Si lecca le ferite il Partito Democratico, mai così basso a livello nazionale. Una sconfitta senza alibi, come commenta anche Stefania Pezzopane, la quale ora predica scuse ed umiltà nei confronti dell’elettorato. “La valanga di voti per Giorgia Meloni era percepibile per chi sta tra la gente – commenta la Pezzopane -. Occorre organizzare da subito una seria e forte opposizione in Parlamento. Tornare a parlare al paese. Occorre aprire una profonda fase di discussione sul futuro del Pd, sulle alleanze, sulle politiche da fare”.

Proprio di alleanze parla il segretario regionale dei Dem, eletto al Senato, Michele Fina: “Se avessimo avuto una coalizione avremmo fatto una campagna elettorale diversa. La mancanza di un’alleanza ha reso i nostri elettori privi di un voto, quello dell’uninominale era per una sfida impossibile”.

“Il centrosinistra è sconfitto – conclude Fina – ma Fratelli d’Italia vince cannibalizzando gli alleati. E’ l’unico partito che in questi quattro anni e mezzo non ha condiviso nessuna responsabilità, questa caratteristica in un periodo difficile ha trasformato una formazione del cinque per cento in primo partito del Paese. Per quante ci riguarda, dopo tanti anni di esperienze di governo svolgeremo una funzione di opposizione e di controllo, lo faremo in Parlamento, nei territori, in piazza, a difesa dei nostri valori”.

Si dice soddisfatto e onorato di aver servito l’Abruzzo, Camillo D’Alessandro, che attende l’esito della spartizione dei seggi a livello nazionale per capire se Giulio Sottanelli, candidato per la lista di Calenda, verrà eletto.

“Alle politiche prevale il voto di opinione, sui simboli e sui leader, ma a livello regionale la partita si sposta su conoscenza e credibilità degli attori locali e sul progetto territoriale – commenta D’Alessandro -. Vedremo l’evoluzione nazionale, ma a mio giudizio va avviato un processo costituente che parta dai territori con porte spalancate. Per me è stato un onore indescrivibile aver rappresentato l’Abruzzo in Parlamento. Ora tocca agli altri”.

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