
Trenta suini, di provenienza dubbia o sconosciuta, sono stati sequestrati in un allevamento di un’azienda peligna, a Raiano. L’operazione è stata effettuata dai carabinieri del Nas di Pescara, in sinergia con il Nucleo investigativo di polizia ambiente forestale e gli operatori del servizio veterinario della Asl1, Avezzano-Sulmona-L’Aquila. All’intervento hanno preso parte anche i militari dell’Arma della Compagnia di Sulmona.
Il destino dei suini era già segnato da tempo, con un abbattimento disposto nel luglio del 2024 dalla stessa Asl. Durante il controllo, circa due anni fa, emersero criticità della struttura priva sia di autorizzazioni urbanistiche, sia di un tracciamento sicuro di parte del bestiame ospitato, per un totale di venti capi di mucche quaranta di maiali.
L’allevatore si era opposto alla mattanza, presentando ricorso al Tar Abruzzo che, tuttavia, era stato rigettato. I giudici amministrativi avevano rigettato la domanda di sospensiva, rinviando la decisione nel merito a futura data. Facendo leva su questa scadenza, pur in assenza di un provvedimento di sospensiva, l’allevatore, nel maggio dello scorso anno, aveva discusso con la Asl, richiedendo l’intervento dei carabinieri.
Alla fine si era optato per evitare la soppressione dei capi che, a detta del legale dell’allevatore, “è un atto illegittimo, irragionevole e irrazionale ed è consentito, solo come estrema ratio, dopo aver accertato la pericolosità per l’uomo. Cosa che fino ad oggi non risulta essere stata accertata”.
Sulla vicenda anche la procura della Repubblica di Sulmona aveva aperto un fascicolo, disponendo il sequestro dei capi di bestiame. I suini sono stati abbattuti questa mattina con delle scariche elettriche, e verranno trasferiti alla centrale di Latina per essere smaltiti.
E alla fine delle vergogne umane pagano sempre gli animali, vittime innocenti e sacrificali.Avrei solo voluto vedere di quali patologie soffrivano questi suini per giustificare una decisione così drastica.