
Troppo faziosa perché dedicata ad un popolo massacrato, con 64.000 morti in due anni di cui l’83% civili. Lo scivolone in montagna può costar caro, ma ancor più grave è quello fatto da CAAI (Club Alpino Accademico Italiano) che ha deciso di non inserire nel proprio annuario la strada aperta sul Paretone del Corno Grande del Gran Sasso quest’estate dagli alpinisti Simone Calabrese, Lorenzo Trento ed Eloisa Izzo. Il motivo? Il nome dato a quei seicento metri di parete da scalare: Dal fiume al mare: dedicata a tutti palestinesi che lottano contro i sionisti”.
Uno slogan nato negli anni Sessanta (ma con radici ancor più antiche radicate ai tempi della Nakba), quando la Palestina venne occupata durante la guerra dei sei giorni dallo stato di Israele. Il fiume è il Giordano, il mare è il Mediterraneo. Due simboli per un unico appello: la nascita dello stato unitario, tornando ai confini palestinesi di quando, su quella terra, c’era il controllo della corona inglese.
Troppo di parte, secondo il CAAI che ha chiesto il cambio del nome per inserire il percorso all’interno del proprio annuario. Richiesta rispedita al mittente. Il nome resterà invariato per quella via che corre sulla grande parete est dell’Anticima Nord della Vetta Orientale del Corno Grande, con uscita presso la Ferrata Ricci.
Ferma condanna nei confronti del CAAI arriva dal presidente generale del CAI Antonio Montani: “Il Club Alpino Italiano, nel rispetto della propria missione di promozione della cultura della montagna, dell’alpinismo e della solidarietà, sottolinea come la montagna, al pari di ogni ambito della vita sociale, non sia estranea alle tensioni e alle sofferenze del nostro tempo. Proprio per questo, il CAI ribadisce con forza che la libertà di attribuire un nome a una via rappresenta una componente essenziale della cultura e della tradizione alpinistica. Viene considerata inaccettabile ogni forma di censura sulle scelte degli apritori delle vie, prendendo quindi le distanze dalla decisione del Club Alpino Accademico Italiano. La libertà di attribuire un nome, ricorda ancora il CAI, non è soltanto una consuetudine ma un atto simbolico che riflette sensibilità, valori ed esperienza di chi quella via l’ha tracciata”.
L’itinerario alpinistico, per chi volesse avventurarsi, è stato aperto ad inizio agosto dai tre con soli chiodi e protezioni veloci. Una via di seicento metri, con quasi tutti tiri di VI, no spit, percorribile in giornata.
Beh allora mi aspetterei anche una via intitolata ai.morti israeliani del 7 ottobre.
semplice! .. vai e falla!
‘allora mi aspetterei’(cit.Giordan).
“Aspetta e spera,
faccetta nera…”
‘allora mi aspetterei’(cit.Giordan).
“Aspetta e spera,
faccetta nera…”
Che tristezza. Sembra di essere tornati a quando il CAI era gestito dal governo fascista. Di accademico hanno giusto l’ ignoranza.
Hai sbagliato a scrivere
“Dal fiume al mare: dedicata a tutti palestinesi che lottano contro i sionisti”.
I palestinesi non lottano contro i sionisti, sono i sionisti che stanno massacrando i palestinesi.
Israele è una nazione etnocratica razzista e terrorista che sta compiendo un genocidio con la complicità dell’imperialismo occidentale e l’indifferenza del mondo arabo anch’esso asservito ad una logica di guerra e agli equilibri geopolitici. Il tutto con una BRUTALITÀ inumana mai vista e concepita fin’ora.
Abbiamo un abominio davanti ai nostri occhi.
Un massacro senza fine.
Una BARBARIE.