
È stato depositato davanti al Giudice di Pace dell’Aquila il primo di una serie di ricorsi contro le cartelle esattoriali emesse dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione per conto della ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila. Al centro del contenzioso le richieste di pagamento per presunte mancate disdette di prenotazioni sanitarie, che secondo i ricorrenti risulterebbero in molti casi illegittime.
La vicenda nasce dalla decisione di una cittadina aquilana che, dopo aver ricevuto una cartella esattoriale, ha scelto di non procedere al pagamento e di rivolgersi all’autorità giudiziaria. A patrocinare il ricorso è l’avvocata Carlotta Ludovici, recentemente eletta Consigliera nazionale dell’Associazione dei Consumatori ADICU – aps, già responsabile dello sportello di L’Aquila e componente della Commissione paritetica per Poste Italiane.
Nel caso specifico, le somme richieste si riferiscono a visite ed esami che sarebbero stati regolarmente effettuati. Secondo la difesa, non vi sarebbe dunque alcun obbligo di disdetta, configurandosi piuttosto un tentativo di doppio pagamento: da un lato il ticket già versato, dall’altro una sanzione per una presunta inadempienza. A ciò si aggiunge un ulteriore elemento: le prenotazioni contestate risalirebbero a circa dieci anni fa e sarebbero quindi ampiamente prescritte.
La questione delle cosiddette “cartelle pazze” è approdata anche in sede politica. Il tema è stato discusso lo scorso 20 marzo in Commissione Vigilanza della Regione Abruzzo, dove – secondo quanto riferito – l’allora direttore generale facente funzione della ASL 1, Ferdinando Romano, non avrebbe fornito chiarimenti soddisfacenti sulle modalità di emissione degli avvisi. Ad oggi, sarebbero oltre 150 mila le richieste di pagamento inviate ai cittadini, per un incasso complessivo dichiarato superiore ai due milioni e mezzo di euro.
Tra le criticità sollevate vi è anche l’assenza di indicazioni chiare su come il cittadino possa dimostrare di aver effettuato una disdetta telefonica, modalità che per anni è stata quella ordinariamente utilizzata. Secondo i ricorrenti, pretendere una prova a distanza di molti anni equivarrebbe a imporre una “probatio diabolica”, con una compressione del diritto di difesa. Inoltre, viene contestato il mancato invio di comunicazioni preventive o avvisi bonari, con la notifica diretta di un atto esecutivo ritenuta in contrasto con i principi di lealtà, trasparenza ed efficienza della pubblica amministrazione.
In attesa delle decisioni giudiziarie, l’ADICU invita i cittadini coinvolti a rivolgersi allo sportello dell’associazione a L’Aquila per valutare la presentazione di ricorsi.
Commenta per primo! "Asl, primo ricorso al Giudice di Pace contro le “cartelle pazze” per le prenotazioni sanitarie"