
La Corte d’Appello dell’Aquila conferma la condanna a tre anni di reclusione e all’interdizione, per dieci anni dall’esercizio dell’attività, per la commerciante Giuseppina Marinucci (67 anni), condannata per bancarotta fraudolenta.
In secondo grado non c’è stato alcun ribaltone rispetto a quanto stabilito del Tribunale di Sulmona nel novembre 2024. La vicenda risale al 18 luglio del 2019, quando il tribunale ovidiano aveva dichiarato il fallimento della società, per un passivo di circa centoventimila euro di crediti. Per l’accusa, Marinucci (legale rappresentante della società, aveva “distratto le attrezzature per un valore commerciale di 38.000 euro”. Queste sarebbero state cedute ad un’altra società, di cui Marinucci, oltre ad essere socia, ricopriva l’incarico di amministratrice.
Uno scenario emerso solo a seguito delle indagini svolte dalla Guardia di Finanza di Sulmona. Secondo la difesa, i giudici avrebbero ignorato “alcune questioni che avrebbero permesso di chiarire la situazione debitoria e la minima somma di circa 12.000 euro quale effettivo presupposto”. Probabilmente la sentenza verrà impugnata, portando il processo in Cassazione.
purtroppo per i poveri Cristi è quasi impossibile accedere al concordato preventivo, dove lo stato ti “autorizza” a pagare una miseria ai creditori. la giustizia è forte con i deboli.
la legge non è uguale per tutti! multinazionali ,politici,giudici sono liberi di fare ciò che vogliono e restano impuniti…i cittadini sono solo pedine sacrificabili e se vai male invece di aiutarti di mandano a fondo! poi si chiedono perché gli imprenditori si suicidano oppure vanno dagli usurai
…e tutti i dipendenti che sono passati nel tempo nella sua officina che non hanno avuto ciò che era nelle loro spettanze. O gli pneumatici andati perduti non si sa dove… ‘na gran disonesta!