
Si aprirà il tre marzo il processo contro l’imprenditore di Castelvecchio Subequo Gabriele Arrotino, Teresa Cafiero e Mario Pasqualino Coppola, tutti e tre rinviati a giudizio con l’accusa di bancarotta fraudeolenta in concorso. Così ha deciso il giudice nell’udienza preliminare nella quale Luigi Ammendola di Torre del Greco ha invece patteggiato tre anni di reclusione. Oggetto dell’inchiesta sulla bancarotta da un milione di euro, la società di abbigliamento costituita a Pescara nel 1992 come commercio al dettaglio fino al 2007 quando aveva cambiato proprietà per poi passare agli attuali imprenditori nel 2019 quando uno di loro ne acquistò tutte le quote sociali.
Da allora vennero aperti tre negozi a Borgorose (RI), Scurcola Marsicana e Rocca di Mezzo, tre attività che però ebbero vita brevissima. “Una struttura societaria artificiosamente costituita e diretta da un unico centro decisionale, finalizzata all’evasione fiscale, al mancato assolvimento degli obblighi tributari, al conseguimento illecito di profitti mediante l’omessa contabilizzazione e dichiarazione di ricavi, l’indebita detrazione dell’Iva, nonché mediante la sistematica predisposizione di bilanci falsi propedeutici all’ottenimento di corposi finanziamenti pubblici” scrive la procura nell’avviso di chiusura delle indagini dove si parla anche di partecipazione a fiere e mostre in paesi extra UE, in Albania e in Russia. Nell’inchiesta che vede gli imputati difesi dagli avvocati Alberto Paolini, Alessandro Scelli, Giuseppe Maturo e Fernando Striano, era rimasta coinvolta anche una donna di Castelvecchio Subequo, accusata di favoreggiamento per aver coadiuvato il suo compaesano ad eludere le indagini. Una posizione poi stralciata dalla procura che dopo aver letto le memorie difensive presentate dall’avvocata Alessandra Baldassarre ha deciso di chiedere l’archiviazione.
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