Biancaneve e mamma Teodora

Per Ludovico mamma Teodora non era Biancaneve, “baciata senza consenso”, come narra l’ultima polemica sugli stereotipi di genere, ma Elsa, la regina di Arendelle, quella che con il potere di ghiaccio, lo avrebbe protetto da tutto e da tutti. Era un rapporto simbiotico, il loro, tra una mamma chioccia e un figlio di lei innamorato: “In ogni disegno che faceva c’era la mamma – racconta Valentina, la migliore amica di infanzia, adolescenza e maturità di Teodora – e lei parlava sempre di Ludovico: l’ansia per l’operazione alle adenoidi fatta a novembre, la preoccupazione per il suo ingresso nella scuola. Per lui, per non fargli mancare le certezze di una famiglia come quella nella quale lei era cresciuta, Teodora si è tenuta tutta dentro, evitando anche con me e con sua madre, a cui era molto legata, di esternare un disagio che si è poi trasformato in una tragedia”.

Nel giorno della mamma, il pensiero corre a quella ferita squarciata nella comunità di Roccacasale il 29 gennaio scorso, a quel massacro consumato tra le mura domestiche alla periferia di Torino, dove hanno perso la vita, strappati dalla violenza dell’ennesimo uomo possessivo, Teodora Casasanta e il figlio Ludovico, 38 e 5 anni appena.

(Teodora e Valentina)

“Era bella e aveva molti spasimanti. Poteva scegliere Teodora – racconta Valentina – eppure non si era mai abbandonata ad avventure, perché credeva nell’amore e aveva valori molto saldi. Prima del suo assassino, era stata con un solo ragazzo: quattro anni di storia d’amore, interrotta per la partenza di lui negli Stati Uniti”. Valentina in questi tre mesi di elaborazione del lutto, ha letto e riletto i messaggi scambiati con la sua amica del cuore, le parole dette e quelle non dette: “Forse qualche segnale lo aveva mandato – ricorda – il giovedì prima, ad esempio, non mi aveva chiamata, come faceva ogni volta a fine turno. Ma io non sono riuscita a capire”.

Valentina, come tante e come tanti: la violenza di genere è un male subdolo, una patologia complessa, che si nasconde spesso dentro la normalità apparente, che si nutre di cultura e comportamenti accettati inconsapevolmente, stereotipi e usi comuni. Che in molti restano dormienti, semplici narrazioni di favole, in altri si trasformano da favole in incubi. Come una Biancaneve avvelenata a cui non spetta neanche un bacio rubato.

Per questo l’informazione e la formazione restano, al di là delle polemiche sulla rivisitazione delle fiabe, gli strumenti fondamentali per la prevenzione e per la cura. Lo sanno bene gli operatori del settore che in Abruzzo, tra la Valle Peligna e la Marsica, si sono messi insieme in un progetto ambizioso finanziato dal Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri e chiamato “Freezone”: un intervento ad ampio raggio (che vi raccontiamo con un video) che ha coinvolto diverse scuole, i Comuni di Pratola Peligna e Tagliacozzo, e realizzato da un partenariato competente: Befree cooperativa sociale, La Diosa Onlus, Peperonitto Film, I Girasoli e Gruppo Sicurform. Nonostante la pandemia il progetto ha raggiunto ragazzi e famiglie, bambini e adulti, cercando di scardinare, con gli strumenti della formazione, dell’audiovisivo, della comunicazione per immagini, quel castello di pregiudizi e luoghi comuni dentro il quale si nasconde il lato oscuro delle favole, quelle che, come nel caso di Teodora, non hanno sempre un lieto fine.

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