Bimba morta al nono mese di gravidanza, risarcimento da oltre mezzo milione

Cinquecentocinquantamila euro oltre spese legali, questo l’ammontare del risarcimento danni riconosciuto dal giudice civile del tribunale di Sulmona a favore di una famiglia della Valle Peligna che nel 2017 perse una bambina al nono mese di gravidanza. Una vicenda risalente al settembre 2017 quando la donna, ventotto anni e alla trentaseiesima settimana di gravidanza, si era recata presso l’ospedale di Sulmona riferendo assenza di movimenti fetali. Dopo un monitoraggio cardiotocografico e una ecografia la paziente venne dimessa, ma due giorni dopo, in occasione di un controllo programmato, venne riscontrata l’assenza di attività cardiaca fetale. Con la necessità di indurre il parto per far nascere la bambina già deceduta.

Una morte che, secondo la perizia tecnica e documentale, poteva essere “più probabilmente” evitata con una corretta interpretazione del tracciato. Alla base dell’accertamento tecnico una fotografia dalla quale era stato recuperato un tracciato, sparito in originale dalla cartella clinica probabilmente a causa del trasferimento degli uffici di ginecologia, dal quale è stato possibile evincere che un intervento tempestivo avrebbe potuto salvare la bambina. La decisione della Asl di disporre in autotutela l’autopsia sul feto portò ad individuare come causa della morte “un’asfissia da giri multipli di funicolo ombelicale”. Una formula che non fece partire l’inchiesta penale, ma che spinse la coppia di intraprendere una causa civile contro la Asl promuovendo un accertamento tecnico preventivo che portò a riconoscere la responsabilità della struttura sanitaria. In particolare, la perizia ha stabilito che il tracciato del 19 settembre 2017 era di tipo patologico, per assenza di accelerazioni, la presenza di decelerazioni a lento recupero e di ridotta variabilità e tachicardia fetale. Elementi che, secondo i consulenti tecnici, avrebbero imposto un ricovero immediato, monitoraggio continuo e, verosimilmente, un taglio cesareo d’urgenza.

Applicando dunque il principio della “preponderanza dell’evidenza”, il tribunale di Sulmona ha accettato la conclusione secondo la quale un comportamento corretto dei medici avrebbe potuto evitare il decesso del feto con elevata probabilità logica. Con la quantificazione del danno pari a oltre mezzo milione di euro a favore della coppia. “Si tratta di una condanna per una vicenda risalente nel tempo per presunto errore medico – commenta il direttore generale della Asl Paolo Costanzi – La Asl deve pagare perché non ci sono gli estremi per eventuali ricorsi per quanto disposto dalla consulenza tecnica d’ufficio”.

5 Commenti su "Bimba morta al nono mese di gravidanza, risarcimento da oltre mezzo milione"

  1. Itaglia di pantalone | 26 Febbraio 2026 at 06:52 | Rispondi

    ma il tracciato l’ha fatto la ASL come entità soprannaturale oppure è stato eseguito da una persona fisica con nome e cognome? perché non dovrebbe pagare direttamente chi ha eseguito quanto sopra riportato?

  2. la ASL può fare rivalsa al medico/tecnico responsabile…

  3. paga la ASL…. quindi paghiamo noi… e i Medici?

  4. ONESTA' onesta' | 26 Febbraio 2026 at 11:06 | Rispondi

    CHI HA SBAGLIATO DIAGNOSI DOVRA’ PAGARE….VIA I CIALTRONI….BASTA CON PAGA PANTALONE….AVETE ROTTO LE PALLE….

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