Cambiamenti climatici: dopo la COP 30 di Belém, incontro pubblico a Sulmona

I cambiamenti climatici e le loro conseguenze sempre più gravi sui territori, come dimostrano gli ultimi eventi meteo estremi che hanno colpito le regioni del sud Italia. Di questo si parlerà nell’incontro pubblico promosso dal Coordinamento Per il clima fuori dal fossile per giovedì 19 febbraio, alle ore 18, presso la sede della Cgil in vico del Vecchio a Sulmona dove si farà il punto della situazione dopo la COP 30 Conferenza delle parti delle Nazioni Unite svoltasi a Belém in Brasile.

A relazionare sulla COP sarà Renato Di Nicola, portavoce della Campagna nazionale Per il clima Fuori dal fossile, che alla conferenza ha partecipato insieme ad una delegazione italiana. Pur essendo un appuntamento che ogni anno riunisce rappresentanti di tutti i Paesi per discutere delle strategie necessarie a ridurre le emissioni di gas serra e limitare il riscaldamento globale a 1,5° C rispetto ai livelli preindustriali, quest’anno la COP si è rivelata un’occasione persa. Così a detta degli ambientalisti che sottolineano come, nonostante la richiesta proveniente da oltre 80 Paesi, non sia stato assunto alcun impegno concreto per il rapido l’abbandono dei combustibili fossili, causa principale dei cambiamenti climatici.

“Stiamo assistendo ad una pericolosa ripresa del negazionismo – spiegano dal Coordinamento – con il presidente americano Donald Trump che ha definito una truffa il cambiamento climatico, ha ritirato gli Stati Uniti dall’Accordo di Parigi, ha tagliato i finanziamenti all’Agenzia statunitense per l’ambiente e ha rilanciato le estrazioni di petrolio e gas”. Una deriva le cui conseguenze si ripercuotono a livello globale, “con interventi golpisti come quello messo in atto in Venezuela per impossessarsi delle risorse petrolifere” e con l’impegno assunto dall’Europa di importare dagli Stati Uniti più GNL (gas naturale liquefatto) e a prezzi più alti di altri fornitori.

Unitamente alla COP 30, a Belém si è svolto anche il Vertice dei Popoli promosso dai popoli danneggiati dai cambiamenti climatici, al quale Renato Di Nicola ha preso parte insieme ai rappresentanti dei popoli indigeni e dei movimenti che in tutto mondo lottano per la giustizia sociale e ambientale. “La dichiarazione finale del Vertice dei Popoli denuncia il modello capitalistico globale e le multinazionali come le principali responsabili della crisi climatica – continuano gli ambientalisti – In particolare, le multinazionali del settore fossile che, con la complicità del potere politico, considerano i territori come colonie da sfruttare per accrescere i loro profitti”. Anche a Sulmona dove, concludono, “la devastazione che la Snam sta compiendo a Case Pente per realizzare un’opera inutile, dannosa e pericolosa legherà Sulmona e la Valle Peligna alle fonti fossili per i prossimi decenni”.

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