
Diffida in arrivo per il Comune di Sulmona, e richiesta di annullamento in autotutela dell’avviso pubblico per la gestione del canile in località Noce Mattei. E’ quanto fanno sapere i presidenti nazionali di LNDC Animal Protection e LAV, dopo le tre risposte (tra cui anche quella della Comar Farm Casaline, che tiene attualmente i randagi sulmonesi) al bando per la gestione dello stabile in via Vicenne.
L’accusa più dura arriva da Paola Canonico (presidente LNDC di Pescara), che accusa il Comune di Sulmona di essere ignorante in materia di legge sulle scelte per l’affidamento del canile. La presidente pescarese ci va giù duro, etichettando la classe dirigente come arrogante, facendo sapere che la LNDC è pronta a muoversi per vie legali. “È incredibile come le istituzioni non si rendano conto che foraggiare e proteggere canili privati o addirittura mega canili fuori regione è, oltre che un illecito, una scelta assurda a danno sia dei cani che delle finanze pubbliche”, commenta Canonico.
“Il mondo del volontariato deve combattere contro tutto e tutti, siamo davvero avvilite ma continueremo a combattere con ogni mezzo, la misura è colma” afferma Rosita Rossi, Presidente del Coordinamento associazioni abruzzesi, che ha inviato una diffida ulteriore a nome di circa 20 associazioni protezionistiche locali. “Si tiene chiuso un canile comunale per cui sono stati spesi 150mila euro, nuovo di zecca, raggiungibile dai cittadini e che garantirebbe un minore livello di stress dei cani, e si predilige invece continuare a mandare i cani in strutture lontane e controverse, dove l’accesso per noi associazioni è sempre più complesso, anche grazie agli emendamenti alla Legge Regionale del consigliere Verrecchia. Ci aspettiamo un immediato dietro front e il rispetto della legge. Noi comunque andremo avanti”.
Sull’affidamento tornano anche il presidente di Lida Ortona, Paola Stollavagli, a cui Comar Farm ha sbarrato le porte del canile di Collelongo. “Il bando prevede unicamente ribasso economico e questo, oltre ad essere un illecito, non tiene conto della qualità dei servizi che hanno un impatto enorme sulla vita dei cani imprigionati nei canili. È inammissibile che ancora oggi dobbiamo ricordare alle istituzioni che la norma prevede il contrario. Senza parlare poi di una introduzione postuma di criteri poco trasparenti, cambiando le richieste del bando in maniera a nostro parere illecita quando si era già preso visione dei candidati, di un importo non congruo rispetto alle spese storicamente sostenute dal Comune”.
Irregolarità che gli animalisti hanno portato ad Anac e che potrebbero imporre un nuovo bando per l’affidamento del canile comunale. “Andremo avanti – concludono – e per il bene dei cani intendiamo accertare se queste scelte sono atte ad avvantaggiare qualcuno”.
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