Capodanno in piazza

Non ci sarà tempo né voglia, ma soprattutto non ci sarà qualcosa di concreto da festeggiare, oggi, per le centinaia famiglie peligne che dovranno fare attenzione, alla mezzanotte, che quel tappo di spumante non prenda in pieno la spada di Damocle pendente sulle proprie teste. A Sulmona, la piazza dai due volti è pronta ad accogliere la protesta e la festa, i megafoni e la consolle, chi teme per la propria busta paga e chi non temerà il freddo pungente di un inverno che ha iniziato a schiaffeggiare le guance a suon di manate sotto lo zero. Ma del Dj set del disc jockey di RDS, Mauri, affiancato da Melania Agrimano e Bebbe De Marco, poco importa ai 443 occupati dello stabilimento Marelli, ai 39 nuclei familiari con un’entrata che arriva da Sodecia, ai venticinque lavoratori di Coop, ai settanta della 3G spa e ai duecento di Cogesa. Altro che cenone, zampone e lenticchie a chiudere: la Valle Peligna pensa a portare a casa il pasto caldo, questa mattina, quando all’unisono si urlerà per avere certezza del proprio futuro.

Un mezzogiorno di fuoco, anzi le dieci di fuoco, quando prenderà il via la manifestazione pubblica, indetta da Cgil, Ugl, Cisl e Uil. Un evento che, per le aspettative, si preannuncia di portata simile o uguale alla protesta che nel 2024 portò una fiumana di manifestanti fin dentro l’aula consiliare di Palazzo San Francesco, in difesa dello stabilimento Marelli peligno. Le organizzazioni sindacali hanno chiamato tutti alle armi: cittadini e cittadine, lavoratrici e lavoratori, pensionate e pensionati, i sindaci della Valle Peligna, della Valle Subequana e dell’Alto Sangro, i consiglieri e le consigliere regionali, gli assessori e le assessore della giunta regionale, il presidente dell’Ordine degli avvocati di Sulmona, tutte le associazioni di categoria, i partiti politici e i movimenti.

Tra i manifestanti scenderà anche la fascia tricolore di Sulmona. Il sindaco, Luca Tirabassi, ha dato conferma della propria presenza, chiedendo unione e perseveranza. “Serve un’azione corale”, ha rimarcato il primo cittadino ovidiano. Una manifestazione trasversale, con la piazza che si colorerà, prima ancora che con le luci della discoteca, con bandiere e simboli politici. Rifondazione Comunista ha raccolto il grido di allarme delle lavoratrici e dei lavoratori della Valle Peligna. La sinistra assicura pieno sostegno alle iniziative messe in campo e adesione convinta alla manifestazione. “Occorre invertire il processo di desertificazione industriale – scrivono Viola Arcuri e Corrado Di Sante, co-segretari regionali PRC-SE Abruzzo, e Silvano Di Pirro, segretario provinciale PRC-SE federazione dell’Aquila – che prosegue da anni e il taglio progressivo dei servizi alle persone. Come si fa a rimanere su un territorio senza servizi e senza lavoro?”. Timbrerà la presenza anche il Partito Democratico abruzzese: “Non può prevalere la rassegnazione e l’abitudine al peggio”, scrivono in una nota condivisa alcuni degli esponenti dem più importanti a livello regionale come il senatore Michele Fina, il segretario regionale Daniele Marinelli, il segretario provinciale, Stefano Albano, il consigliere regionale, Pierpaolo Pietrucci, il segretario di Sulmona, Diego Bucci, la responsabile Lavoro della segreteria regionale, Monia Pecorale e il coordinatore degli amministratori PD Valle Peligna, Guido Angelilli.

Dalla parte dei lavoratori non poteva mancare il faro delle proteste e dei movimenti operai: la figura di Carlo Tresca. A marciare, infatti, ci sarà anche il Centro Studi e Ricerche dedicato all’intellettuale anarchico e antifascista. “Con questa adesione – scrive il Centro Studi – intendiamo raccogliere l’appello rivolto dagli organizzatori alla società civile e al mondo dell’associazionismo della Valle Peligna. A muoverci è una domanda semplice ma fondamentale: che cosa avrebbe fatto oggi Carlo Tresca di fronte a questa situazione? Senza esitazioni, avrebbe scelto di stare al fianco delle lavoratrici e dei lavoratori di Sulmona e dell’intero comprensorio; avrebbe promosso scioperi e cortei, unendo tutte le categorie; avrebbe informato e mobilitato la popolazione sull’urgenza di lottare per il diritto a un lavoro dignitoso per tutte e tutti”.

Non mancheranno i Comitati No Snam, che chiedono un cambio di rotta per il futuro della Valle Peligna, non solo a livello ambientale ma anche lavorativo. Presenza certa anche quella dei sindacati, tornati a parlare alla vigilia della manifestazione. “Le vertenze della Marelli, della Albasan, della Sodecia, della Coop, della 3G, del Cogesa sono indice di un sistema vicino al collasso che rischia di aumentare il livello di desertificazione industriale e, più in generale, produttiva e, quindi, occupazionale, di un’intera area. Il crollo demografico della Valle Peligna rischia, altresì, di comprometterne definitivamente il futuro, con conseguenze dirette in termini di riduzione ulteriore di servizi e funzioni. Per invertire la rotta, è necessario dare impulso ad un’azione collettiva coordinata e partecipata che nasca dal confronto di lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate, movimenti, associazioni, studentesse e studenti, partiti e istituzioni. C’è bisogno di costruire una rinnovata unità finalizzata alla tutela degli interessi generali, del diritto a lavorare, del diritto alla salute, all’istruzione, alla mobilità, e, in sostanza, del diritto di vivere dove si è nati, senza essere costretti ad abbandonare il proprio territorio in cerca di fortuna altrove. Unità vuol dire avere, insieme, la capacità di opporsi all’arretramento sociale ed economico che sta colpendo inesorabilmente, ormai da anni, il territorio Peligno, con il rischio che lo stesso diventi luogo di speculazioni. La situazione attuale chiama tutte e tutti al coraggio, alla capacità di riscoprire il senso della parola comunità, impone un nuovo modello di stare insieme a difesa del territorio e dei diritti delle persone che lo abitano”.

Tutti uniti per vertenze aperte e vite al momento in un limbo con vista sulla natural burella. A partire da Marelli, finita a luglio nelle mani dei credito dopo che l’asset non ha ricevuto alcuna offerta. Cinque milioni da dover versare, i bracci meccanici prodotto nello stabilimento sulmonese che prendono la via dell’economica India e gli esuberi che saliranno dagli attuali 158 a 163. Un numero elevatissimo su un totale di occupati pari a 443, tutti con un contratto di solidarietà fino a luglio, che verrà rinnovato nuovamente.

Non sorridono neanche i dipendenti di Sodecia. La promessa strappata dalla consigliera regionale Marianna Scoccia, e dall’assessore Tiziana Magnacca, per il blocco dei licenziamenti fino a metà gennaio, sono parole e nulla più. Niente, infatti, impedirà ai vertici della società piemontese di spostare (come previsto) la sede di Raiano a Chivasso. Con buona pace dei tavoli programmati fra un paio di settimane.

Settanta sono i lavoratori a rischio licenziamento in 3G, poiché l’azienda è in procinto di smobilitare il sito ovidiano. Saracinesche abbassate anche nella sede Coop di Sulmona. Unicoop Etruria ha provato a indolcire la pillola, sostituendo la parola “chiusura” con “cedere” e assicurando la continuità occupazionale ai 25 dipendenti. Come, però, non è ancora dato saperlo. Nuvole nere aleggiano anche su Cogesa, dopo il mancato affidamento in-house del servizio. Insomma, oggi più che da ballare ci sarà da manifestare.

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