Caro Cogesa

Caro Cogesa,
fattelo dire: tu sbagli approccio.
Piazzi di prepotenza cinque secchi colorati nelle nostre case, senza prima informarti se si intonino con il resto dell’arredamento e ti aspetti la nostra collaborazione entusiasta.
Arrivi col tuo scialbo calendario del 2018, quando avevamo già comprato quello del nostro attore preferito e ci ordini come, dove e quando buttare l’immondizia.
Ci fai litigare fra condòmini per decidere dove piazzare i maxi mastelloni della differenziata, in modo da non sottrarre preziosi posti auto o danneggiare la bellezza architettonica del palazzo.
I bidoni della differenziata sono impattanti! (cit.)
Noi siamo quelli che non hanno voglia di gettare una carta nel cestino dei rifiuti durante una passeggiata, come potremmo averne di decidere se l’involucro dello snack che mangiamo guardando la televisione sia di plastica, alluminio o carta?
La sera torniamo a casa stanchi, con le scatole girate e l’umore sotto le scarpe. Liberiamo da etti di cellophane e polistirolo i prodotti comprati al supermercato e li cuciniamo,
mentre l’orologio ci ricorda quanto siamo in ritardo e i panni sullo stendino vorrebbero essere riposti nei cassetti.
Non puoi pretendere che ci mettiamo pure a sciacquare la lattina della passata di pomodoro o a smontare la confezione della pasta per separare la carta dalla plastica.
Con la malcelata voglia di ribellarci contro il sistema, strappare le regole e uscire fuori dalla legge, mescoliamo ogni tipo di pattume in anonimi sacconi di plastica nera che, all’alba del giorno dopo, abbandoneremo a caso dove capiterà, nei luoghi in cui l’occhio vigile della legge è un po’ meno vigile e consente l’infrazione, magari accanto alla transenna di uno di quegli interventi post sisma che prima o poi si faranno.
Ci facciamo belli per le eventuali fototrappole mimetizzate: dobbiamo essere necessariamente belli, per compensare la bruttezza di questa città così sporca e trascurata.
Ci sentiamo furbi, solutori del problema, padroni del mondo, anarchici quel po’ che basta e protagonisti dello sfacelo.

Caro Cogesa, hai affermato che il nuovo sistema di smaltimento dei rifiuti porterà una riduzione della TARI e noi ti aspettiamo al varco con le vecchie bollette e la calcolatrice in mano, pronti a fare un confronto ed eventualmente protestare sui social come tanto ci piace.
So che sei deluso dal nostro scarso entusiasmo per la raccolta differenziata e che per questo te ne farai dare un po’ di tonnellate da Roma, ma vedrai che presto riusciremo a sommergerti di monnezza senza aiuti esterni. Sii fiducioso.
In attesa di ricevere la ”prima rata Tari” – che suona come una filastrocca- del 2018, porgo distinti saluti.

P.S. Caro Cogesa, specifico che per scrivere questa lettera ho usato il metodo Stanislavskij, calandomi nella psiche e rielaborando le emozioni di un qualsiasi ceffo inquinatore clandestino.
In realtà differenzio monnezza felicemente da ben cinque anni, durante i quali ho ricevuto soltanto un bigliettino di richiamo.
Sono in regola con le rate Tari -lallero- e mi sono adeguata facilmente anche al nuovo calendario:
ORGANICO lunedì e giovedì
CARTA martedì
SECCO mercoledì
PLASTICA e METALLI venerdì
VETRO un sabato sì e uno no (questo no).

gRaffa
Raffaella Di Girolamo

1 Commento su "Caro Cogesa"

  1. Tarì-lallero lallerollallà ❤

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