Centrale Snam, il Consiglio di Stato respinge il ricorso

Ennesima doccia fredda per la Valle Peligna. Il Consiglio di Stato ha respinto, infatti, il ricorso del Comune di Sulmona contro la Presidenza del Consiglio dei ministri ed il Mise nei confronti della multinazionale Snam sulla questione della centrale di compressione a spinta prevista a Case Pente ritenendo le motivazioni della ricorrente non giustificabili.

Scrive il Consiglio di Stato: “Occorre allora osservare che il ricorrente appellante si è limitata ad asserire che l’opera sarebbe inadeguata, in particolare sotto il profilo delle numerose prescrizioni apposte alla VIA e al rischio sismico, ma non ha reso concreta tale affermazione”. E ancora: “le procedure di VIA ed AIA ivi previste sono state seguite in modo corretto, significa anche che il principio stesso è stato presuntivamente rispettato. Ciò posto, non si può a priori escludere che il rispetto di tali procedure non sia sufficiente, e che quindi uno spazio per l’ulteriore applicazione del principio rimanga, ma nel far ciò si devono tenere conto i criteri individuati dalla giurisprudenza, conformi del resto alla comune logica. Infatti, l’applicazione del principio non si può fondare sull’apprezzamento di un rischio puramente ipotetico, fondato su mere supposizioni allo stato non ancora verificate in termini scientifici”. “La ricorrente appellante quindi – si legge ancora – anche in questo caso, avrebbe dovuto offrire con criteri scientifici la specifica dimostrazione di criticità del progetto lasciate per così dire scoperte dalle procedure espletate. Così non è stato, e quindi il terzo motivo va a sua volta respinto”.

Oltre al Comune di Sulmona, hanno partecipato al ricordo o comuni di Anversa degli Abruzzi, Corfinio, Pacentro, che si ritroverà l’impianto alle porte del paese, Pettorano, Pratola, Prezza, Raiano.

7 Commenti su "Centrale Snam, il Consiglio di Stato respinge il ricorso"

  1. Spiace molto per la decisione del Consiglio di Stato, al quale non va imputato nulla se non aver giustamente ribadito un principio sacrosanto: per sostenere le proprie tesi bisogna produrre argomentazioni adeguate. Gli slogan “no questo” “no quello” non servono a nulla. Ma, anche in questo caso, la lezione servirà solo a quei pochissimi che avranno l’umiltà di riconoscere i propri errori e l’atteggiamento superficiale dinanzi una questione così delicata per tutta la cittadinanza.

  2. Rassegnamoci. Purtroppo questo matrimonio s’ha da fare…

  3. Ormai è chiaro, la centrale (con tutto il metanodotto) si farà, se c’è la volontà anche politica… purtroppo la guerra è persa. 🙁
    Inutile illudersi anche per una diversa dislocazione che è impossibile non da chiedersi, ma da realizzarsi in altro posto lungo il tragitto del metanodotto, il nuovo tratto .
    Questa centrale di compressione servirà oltre che il metanodotto Sulmona – Foligno, anche il metanodotto Oricola – Sulmona e chissà cos’altro a venire.
    Tutte cose ovviamente che il comitato già conosce; la centrale e il crocevia di Sulmona, è stato individuato come hub di distribuzione per il Centro Italia, come l’intero Paese diventerà l’hub per la fornitura di gas metano in tutta Europa con i 16 progetti di interesse comunitario che coinvolgono il territorio italiano.

  4. C’E’ SEMPRE IL RIMEDIO PER RISOLVERE IL PROBLEMA NO SNAM. DENUNCIARE IL CONSIGLIO DI STATO, IL GOVERNO E INDAGARE CON NOME E COGNOME LE PERSONE FISICHE CHE HANNO DECISO QUESTA DECISIONE E PORTARE ALL’ ATTENZIONE MONDIALE LA PROBLEMATICA. ED DA SUBITO ABBANDONARE CON DIMISSIONI DI MASSA TUTTI I COMUNI DEL CENTRO ABRUZZO CON A CAPO SULMONA AD OLTRANZA CON COMUNICAZIONE IN TEMPO REALE AL GOVERNO ATTUALE ED ALLA REGIONE ABRUZZO COMPRESO IL PREFETTO. DIVERSAMENTE LE CONSEGUENZE ECONOMICHE SARANNO DI MILIARDI DI EURO E SARA MORTE CERTA DELL
    ABRUZZO INTERO TANTO LE PARTICELLE VELENOSE INVADERANNO L’ INTERO ABRUZZO.

  5. GIOVANNI DI NINO | 14 Luglio 2020 at 5:16 pm | Rispondi

    Leggo con rammarico alcuni commenti basati su preconcetti, su affermazioni che non hanno alcun fondamento e non lo hanno mai avuto, grazie ad informazioni (spero in buona fede) inattendibili che non hanno nessuna relazione col progetto. Nessuna relazione statistica, nazionale o mondiale, sul rapporto fra zona sismica e metanodotto, nessuna con la tesi della devastazione territoriale o ambientale: eppure, per anni, siamo stato subissati da informazioni pseudo-scientifiche che sostenevano il contrario, suscitando l’ovvia preoccupazione fra i cittadini e persino le stesse istituzioni che oggi si ritrovano improvvisamente spiazzate. Anche il richiamo all’hub del gas, facendo intendere chissà quale mostruosa attività nasconde, è solo un’affermazione dal carattere ambiguo! Si ignora che le reti dei metanodotti sono interconnesse a livello europeo (prendiamo gas dall’Olanda, ricordate? o dalla Russia? dalla Russia lo riceviamo dall’Hub dell’Austria, un crocevia di metanodotti interconnessi e ciò non vuol dire che l’Austria ci vende il gas). Nessuno sa o dice che metà della corrente elettrica che oggi consumiamo è prodotta col metano ed il resto? Vogliamo “decarbonizzare” ma senza sapere cosa vuol dire realmente. Credo che ripristinare un clima di serenità farebbe bene a tutti.

    • E’ triste constatare un commento pervaso di preconcetti, privo di fondamento di verità e confermato dall’assenza di “commenti” tellurici con distruzione apocalittica al seguito (questo è pressappoco quello che dice).
      Stessa speculazione di commento nella definizione di hub che è pari pari quella che è stata già descritta questa volta “si” nei commenti, escludendo di citare che l’introito economico è ottenuto in virtù del passaggio del gas su una “rete” di proprietà così come avviene per le compagnie aeree che pagano l’utilizzo dello scalo aeroportuale, se poi il gas che attraversa l’hub è anch’esso di proprietà, capisce da se che il guadagno sulla partita economica è ancor più alto non dovendone pagare dazio.
      Nessuno sa o dice che si è prodotta e.e con gas metano, nell’anno 2016 con una % del 54.61%, nel 2017 del 54,99% e nel 2018 del 54,75% ed il bilancio energetico per gli stessi anni è in negativo di pari totale percentuale con notevole flessione nei consumi gas (rispettivamente per gli anni presi a campione con valori del -19,19% , – 21,21% e -19,81 % ) , e sempre nei consumi rinnovabili del -24,63%, – 24,06% e -26,37% e con un misero -1,79% sulla media triennale per l’utilizzo del petrolio, tutti questi numeri per dire che alla fine per la voce gas vi è stato solo un riversamento da un campo all’altro.
      Ma più interessante sempre per il bilancio energetico, è l’analisi dei consumi gas per uso civile che variano sempre per i 3 anni campione come di seguito: 23,64% (2016) 24,09% (2017) 23.58 (2018), consumi praticamente stabili, che uniti ai consumi per l’industria 11,91% (2016) 12,51% (2017) 12,64 (2018) la cui media è pari a al 36,12% dei consumi totali , che comparati con il bilancio del solo gas dal 1997 altro non evidenzia che a parità di consumi interni, la parte del leone nell’incremento nelle vendite la fa la il passaggio di gas sui metanodotti di proprietà (sempre il famoso hub).
      Tutto verificabile da sito ARERA al link:
      1) https://www.arera.it/ 2) it/dati/elenco_dati.htm#
      – Unire cortesemente le due parti dell’url, poi selezionare nel campo SETTORE la voce Gas e nel campo ARGOMENTO la voce Bilancio, click su VISUALIZZA, di seguito: A) click su Bilancio energetico nazionale; B) click su Bilancio del gas naturale.

    • Il sig. Di Nino parla come se fosse un ex dipendente della Snam, ma non è aggiornato. In Italia esistono 13 e non 11 centrali di compressione . La rete nazionale gasdotti copre tutta l’Italia. Tutte le Regioni sono metanizzate, tranne la Sardegna che comunque fa uso del Gpl. Non c’è bisogno quindi di nuove infrastrutture del gas, né di centrali né di metanodotti né di altri stoccaggi. Quelle esistenti sono già eccessive rispetto ai consumi interni che nei prossimi anni scenderanno sempre di più. Secondo il Piano nazionale energia e clima (pniec) presentato ufficialmente dal governo italiano all’Unione Europea nel dicembre scorso i consumi di gas, in Italia, non supereranno i 60 miliardi di metri cubi nel 2030. Oggi siamo a 75 miliardi. La centrale di compressione di Sulmona, oltre a produrre un forte impatto negativo sull’ambiente (l’area è all’ingresso del Parco nazionale della Maiella ed è dimostrato scientificamente che è frequentata dall’orso bruno marsicano, specie protetta ad altissimo rischio di estinzione), metterà a rischio la nostra sicurezza e peggiorerà la qualità dell’aria nella Valle Peligna e quindi la nostra salute. I 190 milioni di euro preventivati per la centrale e i 1406 milioni per il nuovo gasdotto da Sulmona a Minerbio, in un momento di grave crisi economica come l’attuale, sono un inammissibile sperpero di denaro che sarà pagato dai cittadini attraverso la bolletta energetica. A tutto vantaggio del PdA (Partito degli Affari). Nessun collegamento tra metanodotti e rischio sismico? Allora come si spiega che i metanodotti esplodono anche a causa di semplici smottamenti di terreno, come è avvenuto il 6 marzo 2015 a Mutignano di Pineto (TE) dove per puro caso non si è verificata una strage? Per quanto riguarda la decarbonizzazione, cioè il passaggio delle centrali termoelettriche dal carbone al gas, questa è una giustificazione pressochè inconsistente perché è previsto che il consumo di gas per tale scopo avrà un recupero minimo, non più di 3 miliardi di metri cubi l’anno e solo per alcuni anni. Siamo comunque lontanissimi dal picco di consumi avutosi nel 2005 quando si sono quasi raggiunti gli 87 miliardi di metri cubi. Tutte le previsioni ci dicono che non si tornerà più a quei livelli. Il futuro non è nel gas ma nelle energie pulite e rinnovabili. Questi sono fatti. I “ preconcetti e le affermazioni che non hanno alcun fondamento” li lasciamo al sig. Di Nino.

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