
E’ sempre più aspro lo scontro tra sezione sulmonese di Lida e la Comar Farm Casaline, la società a cui è affidata la gestione del canile di Sulmona e che proprio l’altro giorno ha ottenuto una proroga di altri 20 giorni in attesa della verifica delle domande depositate nel bando. In una lunga e articolata lettera inviata all’amministratore unico, Mariangela Corsi, Lida denuncia una serie di ostacoli all’accesso dei volontari, carenze di trasparenza e presunte violazioni della normativa nazionale e regionale in materia di tutela animale.
Pur prendendo atto della conferma di un appuntamento di accesso alla struttura, la presidentessa ovidiana di Lida, Mara Pelino, suona la carica poiché nessuna delle richieste avanzate nelle precedenti comunicazioni è stata soddisfatta da Comar.
In particolare, mancherebbero regolamenti interni, procedure operative, chiarimenti sulle misure di sicurezza e un’informativa privacy. Al contrario, a detta di Lida, sarebbero stati introdotti ulteriori divieti e limitazioni, tali da rendere l’accesso “puramente simbolico”. Nella lettera, indirizzata per conoscenza anche al Comune di Sulmona, Lida contesta il principio secondo cui l’accesso delle associazioni protezionistiche non può essere ridotto a una semplice “visita”.
La Lida richiama la Legge 281/1991 e la Legge Regionale Abruzzo 47/2013, che riconoscono alle associazioni un ruolo attivo nel sistema pubblico di prevenzione del randagismo, tutela del benessere animale, promozione delle adozioni e garanzia di trasparenza. “Qualificare i volontari come visitatori o ospiti”, sostiene Lida, equivarrebbe a svuotare di contenuto una funzione prevista dalla legge.
Lo scontro, poi, continua sul campo della privacy. La Lida infatti contesta la richiesta, rivolta ai volontari, di dichiarare l’assenza di condanne per reati contro animali o persone, definendola illecita e priva di base giuridica. Analogo diniego riguarda la trasmissione dell’atto costitutivo dell’associazione, che conterrebbe dati personali e informazioni considerate meritevoli di tutela rafforzata. Richieste per le quali Lida ha chiesto la revoca, assieme alla conferma scritta che l’accesso non sarà subordinato alla comunicazione di dati sensibili.
C’è, poi, la questione legata al divieto di fotografare e riprendere i box. Per Pelino, infatti, sarebbe incompatibile con la promozione degli affidi e con la necessaria trasparenza di un servizio di rilevanza pubblica. A ciò si aggiungono, secondo la Lida, richiami generici alla sicurezza, tradotti però in divieti non motivati e sproporzionati, senza una chiara correlazione tra rischi e misure adottate.
Nella missiva, Lida mette in risalto l’aver messo a disposizione, gratis, personale altamente qualificato, nel quale figura anche un educatore cinofilo certificato. Una risorsa che, secondo Lida, potrebbe rappresentare un valore aggiunto per la struttura e per i Comuni convenzionati, ma che rischia di restare inutilizzata a causa delle limitazioni imposte.
Lida conclude la missiva chiedendo un riscontro scritto, completo e puntuale su tutti i punti sollevati, ribadendo la necessità di rendere l’accesso dei volontari effettivo e operativo, e non una mera formalità.
E questo a fronte anche del bando per la custodia annuale che deve essere ancora assegnato, ma nel quale uno dei requisiti è proprio la garanzia di accesso alla struttura per alemno cinque giorni la settimana.
Oggi, intanto, ci sarà il primo dei due sit-in programmati dagli animalisti, finalizzati per raccogliere le firme necessarie per la riapertura del canile in località Noce Mattei. A far da cornice sarà l’angolo scalinata in corso Ovidio, a Sulmona. Domani, invece, la raccolta si sposterà a Pratola Peligna, in piazza Madonna della Libera.
… i cani peligni in quel della marsica non scendono dal numero 52… nel frattempo nessuna adozione… solo raccolta firme e articoli…
Evidentemente si cerca di evitare l’accesso di occhi critici e indiscreti di persone che amano gli animali.I comuni convenzionati dovrebbero pretendere, da contratto, da chi detiene animali a scopo di lucro con soldi sborsati dai contribuenti, l’ accesso incondizionato ai richiedenti.Chi è trasparente non avrà sicuramente nulla da obiettare, così come avviene in altre strutture italiane, anzi potrebbe essere una opportunità per i gestori di avere collaboratori a titolo gratuito.In ogni caso di sono le leggi e ci sono i Giudici per cui nel caso si ravvisassero violazioni non resta che denunciare.Speriamo che si chiuda presto la pratica struttura di Sulmona, altrimenti i cattivi pensieri comincierebbero ad affollare la mente.
lasciando da parte il caso specifico, in nessuna struttura dove si eroga un servizio pubblico che sia con gestione diretta o no è permesso l’accesso incondizionato a chi ne fa richiesta, esistono sempre procedure, regole e motivi di diniego.
vergogna!!!!rivolto a tutta la regione Abruzzo.
mi scusi, perche?