Certificazione di genere, l’Abruzzo ai primi posti in Italia. Ma resta alto il gender pay gap

In Abruzzo tocca il 35,5% a fronte di una media nazionale del 30,1%, e si traduce in uno stipendio femminile mediamente pari a circa il 65% di quello maschile, calcolato sulla retribuzione media annua dei dipendenti. È il Gender Pay Gap calcolato dall’Eurispes che per l’Abruzzo conferma un basso tasso di occupazione femminile e profondi divari di genere nell’accesso al lavoro, nella stabilità contrattuale, nelle retribuzioni e nelle possibilità di carriera. A riportarlo la Cgil Abruzzo-Molise mostrando una regione dove il tasso di occupazione femminile resta significativamente inferiore a quello maschile, con uno scarto che supera i 18 punti percentuali, al di sotto della media nazionale. “A questo si aggiunge una forte concentrazione delle donne in lavori precari, part-time involontari e settori a bassa remunerazione, elementi che alimentano anche un persistente gap retributivo di genere”. Parole della Cgil solo apparentemente contraddette da quanto riporta Il Sole 24 Ore che, analizzando i dati di Accredia, ente unico nazionale di accreditamento, colloca l’Abruzzo ai primi posti in Italia per numero di aziende con Certificazione di genere. “Questo risultato non deve trarre in inganno – spiegano dal sindacato – perché a questo dato positivo diffuso non corrisponde un analogo avanzamento sul piano del lavoro e dei diritti, in particolare per quanto riguarda la condizione femminile”. Se da un lato, infatti, le aziende abruzzesi certificate per la parità di genere sono oggi 503, un numero importante, dall’altro si tratta di una quota ancora marginale rispetto al totale del sistema produttivo regionale che conta oltre 120 mila imprese attive.

“Le imprese che garantiscono realmente pari stipendi, pari opportunità di carriera e condizioni di lavoro eque per le donne restano quindi una minoranza, insufficiente a produrre un cambiamento strutturale” aggiungono dalla Cgil sottolineando l’evidente contraddizione di un’eccellenza solo certificata. “L’eccellenza non può fermarsi agli standard formali ma deve tradursi in diritti esigibili e in un miglioramento concreto delle condizioni di lavoro, a partire da quelle delle donne. La parità di genere – concludono dalla Cgil Abruzzo Molise – non può essere un marchio, o un semplice bollino rosa, ma un pilastro dello sviluppo”.

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