Che Pasque!

La colonna sonora della mia vita, oltre a un paio di canti degli alpini, tutta la discografia di Cristina D’ Avena, centinaia di jingle pubblicitari e qualche hit anni ‘70, comprende anche la marcia funebre del maestro Vella.
Ogni anno devo necessariamente ascoltare “Una lacrima sulla tomba di mia madre”, suonata dalla banda della processione del Venerdì Santo e lasciare che l’emozione mi rovini il trucco, mentre mi faccio piccola dentro il cappotto, che da quel tipo di brividi non riesce proprio a difendermi.
È la mia Pasqua, che odora di mandorli finalmente in fiore, del primo gelato, di noccioline tostate e dei profumi di tutte le zie che vogliono baciarmi le guance.
Chiudo gli occhi e mi ritrovo bambina a mangiare lupini, anche se non sanno di niente, con il pensiero contrariato quanto basta, per la deludente sorpresa trovata nell’uovo di cioccolata.
Saltello a caccia delle bolle di sapone soffiate da mio fratello, tentando di farle esplodere prima che tocchino il suolo, mentre provo a ignorare il dolore della piaga al piede, procurata dalle scarpe nuove, tanto belle quanto scomode.
Pasqua con addosso il vestito che mia madre mi ha cucito come ogni anno, che avrei messo anche in caso di pioggia, perché al dì di festa è d’uopo adornarsi il petto e il crine.
In piazza Garibaldi c’è fermento per la più bella manifestazione dell’anno. Tutti sono felici il giorno di Pasqua, persino le campane delle chiese sembrano impazzire di gioia.
Io mi sento un po’ frastornata, perché non riesco a vedere granché, oltre le teste degli adulti. Dicono che la Madonna scappi in piazza, ma non capisco bene da chi e perché.
A casa nonna e mamma stanno preparando le lasagne, quelle all’abruzzese con l’uovo sodo, per questo non sono venute con noi. A me le lasagne non piacciono molto e avrei preferito la pasta al burro e parmigiano, sia per il sapore che per avere mamma qui.
A scuola abbiamo realizzato un lavoretto di Pasqua bellissimo, fatto con le stelle filanti arrotolate. Sono stata orgogliosa di portarlo a casa, anche se l’ha fatto quasi completamente la suora.
Il tempo è mite, io ho un cerchietto nuovo fra i capelli, ci sono le vacanze e le giostre: è tutto meraviglioso.
La casa profuma di dolci: la crostata di ricotta, la Colomba della quale mangio solo la glassa, i fiadoni che mi fanno impressione già dal nome, i biscotti dalla forma inquietante di bambina incinta, la cassata siciliana che non mi piace, ma che ci fa divertire tanto, perché possiamo dire a mamma che ha fatto una cassata!
Domani che tempo farà? Ci toccherà stare a casa o andremo alle Marane a fare la scampagnata?
È appena successa una cosa orribile: un palloncino è sfuggito dalle mani di un bambino ed è “precipitato” su nel cielo, senza che nessuno abbia potuto fare niente per salvarlo.
Per evitare la stessa sorte a quello che tengo io stretto in pugno, mio padre me lo ha assicurato al bottone dello spolverino, ma così bloccato non riesco a giocarci come vorrei. Il rischio di perderlo è stato eliminato e anche tutto il divertimento.
Dopo la corsa della Madonna, vengono sparati i botti e gridata l’Alleluja, per festeggiare la Resurrezione di Gesù. Io non vedo l’ora che tutto finisca: le urla e le esplosioni in generale mi fanno paura.
Finalmente andiamo a casa da mamma a mangiare l’antipasto: una fetta di prosciutto, una di pecorino, tre di salame, due di lonza, un pezzetto di coppa, due di salsiccia, qualche oliva verde e un ricciolo di burro, che è la cosa che preferisco.
Mia nonna ci ha fatto trovare nel piatto un pulcino di peluche con una tasca nel pancino, in cui ha infilato una banconota da cinquecento lire. A me è sembrata un’esagerazione, perché tutto ciò che desidero costa meno di quella somma: le palline colorate di gomma da masticare, una partita al biliardino, le figurine di Bianca e Bernie, un ghiacciolo, un brano dal juke box della villa suonato dai pupazzi-pagliacci semoventi.


Quanto mi piacevano quei pagliacci. Chissà ora dove sono. Quanto mi piacevano quelle Pasque. Chissà se mai torneranno.

gRaffa
Raffaella Di Girolamo

1 Commento su "Che Pasque!"

  1. giovina caserio | 30 Marzo 2018 at 16:26 | Rispondi

    La fanciullezza è passata,come quelle Pasque.Ci resta solo il ricordo bellissimo e niente più.

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