Che spettacolo!

22/06/2018

E cinque, sei, sette, otto.
Un altro saggio di danza da vedere sul palco, non comodamente seduta in platea, ma fra quinte e scena.
È stupendo poter osservare mia figlia immersa in qualcosa che un tempo fu mia: capire le sue paure, riconoscere quella meravigliosa e terrificante emozione, notare come addosso alle ballerine le gocce di sudore sembrino rugiada.
Lisa è molto indipendente, ma durante lo spettacolo le piace avermi a portata di lamento, per potermi urlare che ha sbagliato tutto, che ha fatto schifo, che tremava, che le si è sfilato il collant e che vorrebbe sparire.
Io le sorrido perché ricordo ogni particolare: le piaghe ai piedi, il timore di sbagliare, i lividi alle ginocchia, i crampi muscolari, la fatica da celare dietro un sorriso, il desiderio di evaporare un attimo prima che il sipario si apra.
Mia figlia porta in maniera superba il testimone che sembra quasi io non voglia cedere e che invece in nessun momento è stato realmente mio; perché io non ero brava a ballare, ma mi piaceva talmente tanto farlo, che a volte lo sembravo.
Si va ancora una volta in scena! (Dance Center forever)
Si va fra la musica, l’amicizia, la stima e l’affetto per persone speciali. (Love…Nanda)
Si va fra bellissime bimbe col tutù luccicante e ragazze che il costume di scena rende simili a dee.
Lisa è ignara del dono che si sta facendo grazie alla danza.
Non sa che camminerà per tutta la vita come una ballerina, anche quando sarà costretta a marciare come un soldato. Muoverà per sempre le braccia come piume leggère e il suo sguardo, sopra il collo lungo, non sarà mai basso, perché le ballerine non guardano a terra.
Sembrerà sempre che sappia qual è il suo posto, anche se dentro si sentirà smarrita.
Riconoscerà ogni volta il momento giusto: le basterà rispettare il conteggio. E cinque, sei, sette, otto.
Sarà critica e rigorosa con se stessa, abituata a guardarsi severamente dentro l’immenso specchio della sala prove. Raramente si piacerà.
Vorrà sempre migliorare.
Riuscirà a sopportare, resistere e superare il limite del dolore senza mai smettere di sorridere, proprio come feci io per metterla al mondo.
O forse no.
Forse fra tre mesi appenderà le scarpette al chiodo e si chiuderà in una palestra a fare squat dentro un leggings.
Non importa.
È la sua vita e troverà il modo giusto per renderla meravigliosa, ma oggi, su questo palco polveroso, io partecipo accanto a lei, per l’ennesima volta, a un saggio di danza.
Senza ballare, solo mimando il mio personaggio, senza contare “e cinque, sei, sette, otto”, respiro a pieni polmoni l’aria dello spettacolo, con l’adrenalina di sempre e il cuore colmo di gioia per tutto ciò che la vita continua a regalarmi.
Guardate: quella in seconda fila, quella con la pelle bianca, bella come tutte -ma per me un po’ di più-, quella, proprio quella, è mia figlia!

Non l’avevo mai vista così.
A casa, con addosso le maglie del fratello e un biscotto fra le mani, è tanto diversa.
La mia piccolina è già grande!
La vita, questa sera, è davvero uno spettacolo!

gRaffa
Raffaella Di Girolamo

(foto di Francesca Trasmondi)

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