Cogesa, la Corte dei Conti: “Immotivata la scelta di nominare un Cda”

Un passaggio di governance del tutto immotivato, che lancia un’ombra pesante sul futuro e sul presente di Cogesa e potrebbe portare, in caso non siano presi provvedimenti, ad una contestazione vera e propria da parte dei giudici contabili per danno erariale.

Ieri la sezione di controllo della Corte dei Conti ha censurato in modo netto la decisione dell’assemblea dei soci della partecipata di sostituire la figura dell’amministratore unico con un consiglio di amministrazione di tre membri.

Lo riporta in esclusiva questa mattina il quotidiano Il Messaggero in un articolo nel quale vengono elencate anche le motivazioni sostanziali e di forma mosse nei confronti dei Comuni soci che lo scorso ottobre decisero di nominare un consiglio di amministrazione al vertice di Cogesa.

Secondo i giudici l’assemblea ha derogato senza fondati motivi a quanto previsto dal testo unico delle società partecipate (Tusp), delegando tra l’altro, fatto paradossale, la giustificazione del passaggio alla stessa società, anziché ai soci.

Giustificazioni, addotte anche dal Comune di Sulmona in un secondo momento, del tutto prive di senso secondo i giudici e non corroborate da dati e fatti concreti.

Secondo la partecipata e il suo socio maggiore, infatti, la scelta di passare ad un Cda al posto di un amministratore unico, sarebbe stata dettata dal garantire “un’adeguata rappresentatività territoriale” e da una “notevole complessità organizzativa”, dovute entrambe alla crescita della componente societaria.

“Gli elementi indicati nella delibera assembleare di nomina e i successivi chiarimenti forniti non appaiono sufficienti a giustificare la deroga al principio fissato dal comma 2 di tale disposizione – scrivono i magistrati contabili -. Non può ricondursi a ragioni di adeguatezza organizzativa la necessità di assicurare idonea rappresentanza agli enti soci in quanto quest’ultimo aspetto attiene, piuttosto, alle modalità con cui viene esercitato il controllo pubblico sulla società”. Ovvero una cosa sono le poltrone da spartire, un’altra la rappresentatività societaria. “In ogni caso, non vi è alcuna garanzia che un Cda costituito da tre membri sia effettivamente in grado di garantire ‘un’adeguata rappresentatività territoriale’ la quale, di per sé, trova nell’Assemblea dei soci e non in un organo amministrativo collegiale (deputato alla gestione), la sua massima espressione”.

Risibile anche la motivazione della “complessità organizzativa e gestionale”, perché a ben guardare ci sono partecipate che pur fatturando più del Cogesa hanno meno dipendenti e non un Cda. I magistrati citano anche le statistiche: nelle 4326 società partecipate in Italia, infatti, la media del fatturato è di 18,4 milioni di euro (a fronte dei 16,8 di Cogesa), con una media di dipendenti che si attesta a 118, a fronte dei 196 infornati a palate al Cogesa tra una elezione e l’altra.

Regge poco e niente anche la scusa che il costo del Cda sia lo stesso dell’amministratore unico: “Nessun elemento è stato, infatti,  fornito in ordine all’impossibilità che tale attività ‘di supplenza’ potesse essere svolta anche da un amministratore unico (figura che, peraltro, aveva retto precedentemente la società) – aggiunge la Corte dei Conti -, con analogo numero di collaboratori amministrativi, non potendosi, altresì, ragionevolmente presumere – considerato   il compenso pro capite previsto per i nuovi membri del CdA (euro 26.362,80 lordi annuali complessivi, da ripartire al 50 per cento al Presidente del CdA e al 25 per cento a ciascuno degli altri membri) – un impiego a tempo pieno degli stessi nell’attività gestoria”.

Le partecipate, dice nella sostanza la Corte, non è un poltronificio, né una torta da spartire, tantomeno un positificio in tempo di elezioni. Il Re è nudo.

3 Commenti su "Cogesa, la Corte dei Conti: “Immotivata la scelta di nominare un Cda”"

  1. Vabbè,la provincia aquilana è tra le più povere d’Italia. Produce anche 4100 cause civili ogni 100.000 abitanti, superata in Italia solo dalla provincia di Catanzaro con 6000 cause civili, e poi seguita da 40 province meridionali.Semza parlare delle accuse penali. Quindi ogni pretesto sociale è buono per aiutare la gente un po’ in difficoltà è rallentata dal da non seguire il Passo della popolazione nazionale. Che ci siano 200 lavoratori in una stessa partecipata dov’è la media nazionale 120, non rappresenta nulla di nuovo specie se affermato dalla Corte dei Conti.

    • La Saca è uno stesso ricettacolo di ricettazione elettorale dei più bisogni. Qui è un mondo di questa povertà.gli stessi lavori in Svizzera vengono svolti da immigrati di altri continenti con paga tripla e neanche con il diritto elettorale perché appena arrivati.

  2. Una info, ma il centro di raccolta di sulmona è ancora sotto sequestro da giugno 2020? Quando riaprirà?

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