Colpo di tacco

Vorrei, davvero. Ma stavolta non posso partire dall’arrivo. Mi piace fregare la ciorta che ci aspetta sul sentiero che abbiamo tracciato per evitarla. Corro cieco al traguardo. Per fissare negli occhi la soluzione. C’è sempre una fine a tutto e non è detto che sia sempre quella stronza della morte. Torno indietro, schiena al futuro e petto al passato, per capire come sono arrivato. Annusare le orme, riparare le suole trinciate dopo tanto calpestare. Non c’è vita senza cammino, né fiaba senza scarpe. Dalla notte dei tempi di Erodoto o di Strabone.

Un’aquila fa cadere ai piedi di Amasis il sandalo di Rodopi. Il faraone, credendo fosse un dono di Horus, fa cercare la bellissima schiava in tutto il regno d’Egitto per poterla sposare. Saltella, eccome, nel salone dorato Cenerentola prima della fuga. Nessuno sa dove siano finite le scarpette rosso rubino di Judy Garland, incantevole Dorothy Gale nel Mago di Oz. Charles Perrault, come me, va matto per gli stivali, li fa indossare a quel gran figlio di puttana del Gatto. All’Orco e a Pollicino fa calzare quelli senza misura, magici, capaci con un sol balzo di avanzare per sette leghe.

Va così che una nera signora in pelle, spillo undici stile Federica Pellegrini, si ritrovi infilzata tra i tubi Innocenti di un palazzo cinquecentesco di Sulmona un po’ acciaccato e che un restauratore, con la faccia da pirata, cominci a narrare. Quasi fosse un cantambanco, avvezzo a cazzeggiar senza briglie tra una passata di spatola e un colpo di tacco. Come se la nobile Sergio Rossi, numero trentotto, avesse sorretto la pallida caviglia destra di donna Maddalena Colli Aldana, moglie di Giulio Sardi. Potente e danaroso padrone di casa.

Il terzo venerdì di novembre il primo post di Paolo Cui fa il giro d’Italia. Il pieno di pettegoli, dimostrando che l’invadenza non è femmina. La curiosità non ha sesso. Come la liaison tra un cafone scarpone in gomma e l’abbandonata décolleté, che prende gamba tra affreschi risciacquati. Odor di stucco, mistero e acqua ragia minerale. Acquista forza e fascino dopo ogni scatto e un simpatico commento, regalato da amici o follower intrippati da immacolate bufale nate per gioco. A caso.

Ogni storia è una storia infinita, senza scadenza. Non è un formaggino. Ma un viaggio improvvisato a kilometraggio illimitato. Tra giorni di pioggia e raggi di luce. Dura il tempo che deve durare, anche senza un finale. Che può essere, come una bugia, costruito da ognuno di noi. Non per forza spiattellato. Per questo ho seguito il consiglio della regina Agatha Cristie, provando almeno a cominciare dall’inizio…

Dylan Tardioli

2 Commenti su "Colpo di tacco"

  1. L’universo ebbe inizio 15 miliardi di anni fa partendo da una semplicità assoluta facendosi via via sempre più complesso (la prendo larga) vabbè dicevo questo impulso costante dalla semplicità alla complessità gli scienziati lo chiamano “tendenza alla complessità ” noi umani come le api, gli uccelli, gli alberi e persino le galassie siamo il prodotto di questo processo, la vita è una caratteristica di tutte le cose e ogni atomo possiede questa caratteristica. La vita è ovunque anche in una roccia che è un aggregato di atomi molto elementare così semplice che non riusciamo a percepirlo, un gatto e’ un aggregato di atomi molto complesso perciò la vita e del tutto evidente. La scarpa non sa tutto questo ma l’impulso irresistibile di appropriarsi della sua libertà e andare leggera senza portarsi pesi aggiunti ha fatto sì che quella notte uscisse libera di andare come solo una scarpa sa promettere, per le strade il ticchettio del suo tacco produceva musica come un campanellino ed era una notte magica illuminata dalle stelle e da uno spicchio di luna crescente, non chiedendosi i perché ed i per come si imbatte’ in uno scarpone da cantiere che senza chiedersi il perché ed il per come si lasciò andare allo stesso semplice impulso e questo fece sì che si ritrovarono compagni di giochi e lazzi e corse, la luce dell’alba fisso’ la magia della vita stessa che c’è in ogni cosa, i bimbi lo sanno bene che tutto ciò è possibile. La mia fuga tra fisica ed immaginazione.

  2. Se parlate sempre così ci sarebbe la necessità di un interprete…
    Comunque grazie per le “belle parole”.

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