Comitati cittadini in difesa del territorio: “A Sulmona nessun imbuto del gas”

I comitati cittadini per l’ambiente passano alla controffensiva dopo l’articolo pubblicato lo scorso sabato, a cura del Corriere della Sera, dove si afferma che Sulmona resta, ad oggi, l’imbuto del gas e dell’accelerata per la costruzione del metanodotto Snam, in funzione già dal prossimo 2027.

I venti di guerra hanno portato la Russia a chiudere i rubinetti, e quindi all’Italia non resta che il gas in arrivo dai Paesi africani e dall’Azerbaijan, il quale passa proprio dal Sud Italia. Per questo, secondo quanto riportato dal Corriere, Sulmona dovrebbe presto diventare l’hub del gas, poiché al momento, senza il metanodotto Snam con collegamento fino al Centro Nord, la città peligna rimane un muro per l’approvvigionamento del combustibile fossile per il resto d’Italia.

“Non è affatto vero che i gasdotti Snam si fermano a Sulmona – scrivono i Comitati cittadini -. Infatti il gas importato da Sud prosegue verso Nord attraverso due direttrici : ad est attraverso la condotta che passa lungo la costa adriatica, e ad ovest verso Oricola attraverso il metanodotto Transmed. A questa bugia ne va aggiunta un’altra, e di carattere colossale, ovvero la narrazione secondo cui all’Italia mancherebbe il gas. E’ vero esattamente il contrario. Infatti il nostro Paese, secondo i dati ufficiali del Ministero della Transizione Ecologica (riportati nella tabella che alleghiamo) nei primi sette mesi di quest’anno ha importato più gas rispetto allo scorso anno, e cioè 44 miliardi e 643 milioni di metri cubi contro 42 miliardi e 896 milioni di metri cubi del 2021. E questo è avvenuto nonostante il fantomatico “imbuto di Sulmona”.

“A Sulmona non c’è nessun “imbuto” – incalzano i Comitati – perché le infrastrutture esistenti sono in grado di veicolare da Sud verso Nord 50 miliardi di metri cubi di gas. Già oggi la rete metanifera italiana è sovradimensionata, avendo una capacità di trasporto e distribuzione superiore ai 100 miliardi di metri cubi annui, rispetto a consumi che mediamente negli ultimi cinque anni sono stati di 71 miliardi e 500 milioni di metri cubi. Ancora di più la rete attuale  sarà eccessiva  nel prossimo futuro quando secondo tutte le previsioni, comprese quelle del MITE, i consumi di metano al 2030, per via della crescita delle rinnovabili, scenderanno a 50/55 miliardi di metri cubi. La Snam guadagna sulla costruzione delle infrastrutture, non importa se poi serviranno o no, e 2 miliardi e 338 milioni (il costo della Linea Adriatica e della centrale) fanno certamente gola. Ma, qualora questa ennesima opera inutile e dannosa, pompata dai grandi organi di informazione, dovesse essere realizzata, a pagare saranno sempre i consumatori italiani perché i suoi costi di ammortamento si riverseranno sulle bollette, già oggi alle stelle”.

“La verità – concludono i comitati – è che le bollette sono aumentate vertiginosamente non perché manca il gas ma per effetto delle manovre speculative delle grandi multinazionali del settore fossile. L’ENI, nel primo semestre di quest’anno, ha incassato un utile netto di 7 miliardi e 398 milioni di euro , con un incremento del 600 % rispetto allo stesso periodo del 2021 quando era stato di 1 miliardo e 103 milioni. Si tratta di extraprofitti che dovrebbero essere restituiti interamente agli italiani ma che il governo finora ha toccato solo marginalmente”.

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