Con l’acqua alla gola

La vicenda scoppiata questa settimana degli stipendi dimezzati, o meglio, per non turbare il Cda della Saca, dell’erogazione parziale dei salari ai dipendenti, per poter pagare l’aumento delle bollette elettriche della società partecipata, deve, o dovrebbe, sollevare qualche interrogativo in più in una classe dirigente che voglia definirsi tale.

Di voci, infatti, se ne sono sollevate poche e rare e il silenzio, imbarazzante, non aiuta a decifrare la sfida alle porte, al di là dell’umiliazione sindacale – che nel settore pubblico rappresenta un unicum – e del disagio a cui settantatré famiglie saranno costrette questo mese chiedendo al pizzicagnolo di segnare la spesa sul conto da pagare, si spera, a fine mese.

Ai dipendenti Saca è stato erogato questo mese solo metà stipendio, ovvero settecento euro ciascuno, con la promessa, la speranza e l’impegno, di saldare il resto a fine mese. La Saca, cioè, azienda pubblica da 10 milioni di euro di fatturato l’anno, non aveva questo mese poco più di 50mila euro per saldare i salari ai dipendenti. Un dato allarmante, in realtà, che fa capire quale sia la portata della crisi finanziaria in cui si trova la società partecipata che, per restare in tema, l’acqua ce l’ha alla gola. Roba da far sembrare così lontani i bilanci entusiastici del presidente Di Loreto.

Arrivati a fine mandato (in scadenza a giugno) è legittimo, a questo punto, chiedersi che situazione si troverà sotto il coperchio. E l’esperienza avuta con la gemella dei rifiuti, il Cogesa, non è certo di buon auspicio.

Ma c’è di più. C’è, soprattutto, un disegno di legge alle porte chiamato “Concorrenza”, contro cui proprio ieri si sono svolte manifestazioni in tutta Italia, Abruzzo compreso, che rischia di spazzare in un sol colpo tutto il patrimonio societario dei Comuni e soprattutto di consegnare su un piatto d’argento ai privati un bene primario e comune quale è l’acqua.

Il Ddl “Concorrenza” prevede in sostanza che il ricorso agli affidamenti in house (ovvero diretti) a società partecipate e interamente pubbliche (quali sono appunto Saca e Cogesa) non sia più possibile, ovvero bisognerà dimostrare la convenienza nel servirsi di dette società. Un principio ragionieristico, se si vuole, che non tiene conto del valore aggiunto che rappresentano i beni comuni e che rischia di far fare all’acqua la stessa fine che hanno fatto le autostrade.

I colossi dell’industria sono in agguato, perché il bene irrinunciabile alla lunga è a prova di default.

La via d’uscita potrebbe essere quella della “massa critica”, ovvero mettere in piedi una società pubblica unica che sia in grado di essere competitiva sul mercato ed evitare di consegnare la chiave del rubinetto ai privati.

In Abruzzo operano sei gestori pubblici che gestiscono in tutto circa 200 milioni di euro di fatturato: sarebbe sufficiente metterli insieme, come d’altronde l’Ersi (ente regolatore regionale) ha già previsto lo scorso anno nel Dup (documento unico di programmazione), per confrontarsi ad armi pari con i privati che hanno già pronte “le taniche” per fare incetta d’acqua.

La formula, che ha suggerito la stessa Ersi, potrebbe essere quella di una holding o di una società unica, ma i tempi per realizzarle sono strettissimi.

E d’altronde ci sono voluti dieci anni per chiudere, lo scorso anno, gli Ato (ambiti territoriali ottimali) che, tutti commissariati, hanno rappresentato di fatto un doppione dell’Ersi.

L’acqua dalla gola, nel frattempo, potrebbe sommergerci tutti.

12 Commenti su "Con l’acqua alla gola"

  1. Però c’è da dire che quasi tutte le attività si trovano in queste condizioni se non peggio dal piccolo commerciante che domani dovrà decidere se pagare i contributi o la bolletta Enel ,(che in pochi mesi è triplicata)alle grandi industrie, purtroppo si sono incastrate diversi fattori che hanno portato a questa situazione.
    Va’ fatto un elogio a tutti i dipendenti della Saca che hanno accettato questo disagio momentaneo.

  2. La saca va semplicemente chiusa e l’acqua, seppur pubblica, affidata alle cure di un management competente. Una volta fatto ciò sarà interessante capire quanti dei 73 dipendenti siano davvero necessari alla continuità aziendale. Ci riferiamo a baracconi che non stanno in piedi e all’interno dei quali hanno trovato occupazione flotte di raccomandati. Non ci stupiamo se non hanno la liquidità necessaria per pagare gli stipendi. Se molti d quei dipendenti non protestano dinnanzi al pagamento dimezzato della retribuzione non è solo per senso di responsabilità.

  3. Un qualunquista | 15 Maggio 2022 at 10:30 | Rispondi

    Sempre la solita storia. Pure uno stupido arriva ad elargire un concetto fondamentale per far sì chè queste problematiche siano un continuo come del resto è con tutte le conseguenze negstive che di volta in volta si rovesciano ai cittadini. Bene è capire e fare per riportare l’azienda ad un efficiamento normale della gestione economica ma, in primis si dovrebbe indagare sui motivi e su chi ha responsabilità in merito, affinchè si capiscano le cause per correggere il problema che ha portato l’azienda alle attuali condizioni con, possibilmente dove lo è, dell’individuazione di responsabili da perseguitare a termini di legge. Se non si, farà questo continuerà sempre la malagestione. Altrimenti l’unica schans per evitare tutto ció viene da sé, dare la gestione al settore privato il quale non potrà assolutamente gestire personaggi indicati dai politici per ricoprire cariche di, cui non sono all’altezza all’interno della gestione.
    È che invece di cogliere l’opportunità nel cercare formarsi per evitare tutto ció, si ripete quanto abbiamo visto e tutt’ora vediamo in questi enti – senza che faccia l’elenco -. Stanno solo a pensare all’interesse primario. Arraffare il più possibile con gravi ripercussioni a medio, e lungo termine sugli utenti.
    Che figura di merda.

  4. Saranno “fatti” nostri quando l’acqua entrerà nel controllo del privato.
    Non trovo ancora qualcuno che parli bene delle privatizzazioni passate e contestualizzate al presente… I gioielli dell’Italia (ovviamente con qualche eccezione) dati in sfruttamento e svuotati del tutto a beneficio del privato estero.
    Questo l’accaduto dagli anni 90 dove i vari Prodi,Ciampi, D’Alema, Amato e l’ultimo regalo Draghi, hanno e stanno divorando il tutto e impoverito si fatto una nazione “potenza industriale VERA” sotto la spinta imposta del miraggio dell’EUROPA nascosta dalla natura TOTALMENTE AFFARISTA”.

  5. Io dico che chi scrive questo articolo conosce bene poche cose prima cosa per pagare 73 stipendi non occorrono 50 Milà euro ma pensi quasi 200 Milà.euro visto che si pagano.i contributi l Inail e compagnia bella seconda cosa la saca fattura quasi 13 milioni di euro e spende purtroppo ora quasi 5 milioni di euro e poi c’è la gente come voi che scrive articoli e poi non paga l acqua quindi fatevi un esame di coscienza prima di parlare

    • Signor Acquarolo, mi sembra che lei sia un po’ disattento o non troppo bravo in matematica. 200mila euro di stipendi equivalgono, per la metà, a 100mila euro. I contributi, mi auguro siano stati pagati per intero, quindi si è trattenuto dalla complessiva busta paga dei 73 dipendenti 700 euro netti (la metà come ha detto la stessa Saca). Se si dota di una calcolatrice (ne hanno anche i telefoni) e fa 73 per 700 vedrà che le verrà “poco più di 50mila euro”. Detto questo anche se fossero 100mila, non cambierebbe una sola virgola del ragionamento. In utlimo le assicuro che le bollette le ho domiciliate e non ho arretrati da pagare. Quindi prima di diffamare le persone è pregato lei di informarsi e andare a fare qualche lezione di riparazione di matematica di base

  6. 5 milioni di corrente causa aumenti

  7. Ma perché qualcuno ha detto che lo stipendio.sia 1400 euro ?

  8. Parole sante tempo !!

  9. Brunetto R. Alatri | 16 Maggio 2022 at 23:21 | Rispondi

    Il solito buco nell’acqua…

  10. francesco.valentini1935 | 17 Maggio 2022 at 19:36 | Rispondi

    Con la Saca stiamo scherzando troppo:massima comprensione per i dipendenti a metà stipendio ma non ci sfiora l’idea che qualcuno si sia stancato di stare alla finestra in attesa della privatizzazione del prezioso liquido e stia drammatizzare la situazione per un accelleramento? E’ possibile che non si possa sapere se “l’Organico” (leggi Fabbisogno del Personale) e’ nei limiti o se e’ stato sforato? Una volta era l’unico sistema per evitare il dissesto economico degli Enti:mi sbaglio,Soloni dell’Economia

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