Covid, da 19 a 23: il virus non fa più paura

Chiamarlo Covid 19 ormai non ha più senso secondo gli esperti, perché il virus che tormenta il mondo da quasi tre anni è nei fatti profondamente mutato, indebolito, e soprattutto tra vaccini e immunità di gregge ha ridotto di molto i danni collaterali, tanto che gli stessi addetti ai lavori suggeriscono di cambiare il nome in Covid 23.

Nel bollettino degli ultimi due giorni in Centro Abruzzo, figurano così 30 nuovi contagi, ma sono numeri evidentemente drogati dai tamponi fatti in casa e da una familiarità con l’infezione ormai acquisita, che fa disciplinare in casa modi e metodi di cura e guarigione.

Per mera cronaca i casi vedono Sulmona con 13 casi accertati ufficialmente, seguita da Pratola con 6 e una serie di altri Comuni con 2 e 1 caso. Routine, ormai, nella speranza che dalla Cina, con il dilagare dei casi finora tenuti a regime, non producano qualche variante difficilmente gestibile.

Per il momento, tuttavia, il pericolo in Italia non sembra esserci: il nostro Paese, nel quale l’Abruzzo è tra le regioni con maggiori nuove infezioni, è tra le migliori messe in Europa, tra immunità di gregge e copertura vaccinale.

Resta fermo il rischio per le categorie più fragili, per le quali l’aggiornamento del vaccino continua ad essere fortemente consigliato.

1 Commento su "Covid, da 19 a 23: il virus non fa più paura"

  1. … precisiamo per amor di verità
    … la copertura vaccinale* non è stata di nessun aiuto, anzi l’esatto contrario (si abbia il CORAGGIO di sostenerlo con chiarezza), la propaganda la si lasci ai venduti e ai corrotti 😉
    *una sostanza per definirsi tale deve fornire l’immunità a chi la riceve, ma con tutta evidenza la sostanza in questione non la fornisce neppure lontanamente, quindi la si chiami con il suo nome, cioè Farmaco a mRna

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