Covid dietro le sbarre, la Cgil: “Isolare i detenuti contagiati”

Isolare subito i detenuti risultati positivi “in appositi ed accurati spazi (infermeria o ‘reparti gialli’), con la riduzione dell’attuale capienza detentiva dei medesimi, così da poter garantire una sana gestione dei detenuti argomentati”. E’ quanto chiede la Cgil all’indomani del focolaio che si è acceso nella casa di reclusione di Sulmona dove ieri sono stati accertati quindici casi di positività tra i detenuti (la Cgil parla però di sedici) nel braccio dell’alta sicurezza. “Le carceri sono ambienti notoriamente vulnerabili, e per questo crediamo fermamente che bisogna intervenire a tutela di tutti – continua il sindacato -. Pur tenendo conto delle attività di screening e monitoraggio poste in essere questa Organizzazione Sindacale ritiene opportuno e necessario chiederVi l’impellente valutazione di improcrastinabili interventi a salvaguardia di tutta la comunità penitenziaria, così da arginare eventuali ed ulteriori alterazioni epidemiologica, di ordine e sicurezza, nonché sull’articolata organizzazione generale del lavoro”.

L’appello è indirizzato alla direzione generale del Dap, oltre che al Guardasigilli, al Garante, al governo e agli organi regionali.

La preoccupazione è che il focolaio dietro le sbarre possa facilmente propagarsi in un ambiente coatto come il carcere: per questo già da ieri sono stati avviati i tamponi a tutta la popolazione carceraria e ai dipendenti, al fine di verificare quanti tra loro sono rimasti contagiati. Inutile dire che la situazione è di particolare complessità nella gestione, visto che per molti detenuti di via Lamaccio, in gran parte condannati perché appartenenti ad organizzazioni criminali organizzate, è complicato assumere misure alternative di detenzione, per le quali, tuttavia, è stato già interessato il magistrato di sorveglianza.

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