Covid, incidenza a una cifra. La sfida alle varianti e i dubbi sui vaccini

Con soli 4 positivi negli ultimi sette giorni (nessuno nella giornata di ieri, come in quelle di lunedì e martedì scorsi), in Centro Abruzzo l’incidenza dei contagi precipita a 6 casi ogni 100mila abitanti. Poco più di niente. Un dato tutto della Valle Peligna, tra l’altro, dove in rapporto alla popolazione l’incidenza sale al 9,3, con le punte più alte di Pratola (27,7) e Bugnara (93,9), dove però l’alto numero è frutto dell’esiguità dei residenti. In termini assoluti nell’ultima settimana si sono contati 2 nuovi positivi a Pratola, 1 a Sulmona (che ha un’incidenza del 4,3) e 1 a Bugnara. Tutti, tranne un giovane di Bagnaturo risultato positivo al quattordicesimo giorno di quarantena dopo un contatto con un coetaneo, casi “importati” da fuori, ovvero dovuti a contatti con persone di altri territori. E d’altronde con il ritorno in bianco dell’Abruzzo, e da domani di gran parte d’Italia, il contatto con i membri “fuori” dalla comunità è e sarà la nuova frontiera del rischio. Specie con la chiusura delle scuole e l’inizio della stagione turistica, che richiamerà, si spera, milioni di viaggiatori sulle nostre terre. Al momento in Abruzzo non sono segnalati casi di variante indiana o Delta, quella cioè che sta facendo tornare a preoccupare il Regno Unito dove si pensa ad un rinvio delle riaperture. Ma proprio in vista dell’affluenza di turisti, sarà necessario tenere alta la guardia, sia nelle misure di prevenzione, ma anche e soprattutto nel tracciamento e sequenziamento dei contagi. La vera sfida della prevenzione si gioca principalmente su questo, oltre che, ovviamente, sulla campagna vaccinale che va avanti, nonostante i tanti dubbi che si sono aperti con l’ultima giravolta del Cts.

La decisione di non somministrare più AstraZeneca, neanche in seconda dose, agli under 60, è destinata inevitabilmente a creare disagi e dubbi.

La sola gestione degli slot di prenotazione ha già comportato forti ritardi: anche ieri a Sulmona le inoculazioni sono iniziate diverse ore dopo gli appuntamenti fissati e non sarà facile gestire la inevitabile paura che il cambio di rotta sul vaccino anglo-svedese ha suscitato in coloro che devono riceverlo.

In lista ci sono solo nella provincia dell’Aquila circa 13mila persone che devono sottoporsi alla seconda dose di AstraZeneca, visto che le prime dosi sono state fatte in Centro Abruzzo fino a mercoledì scorso. Di queste circa 4mila sono under 60: una platea vasta che dovrà cambiare vaccino in corsa, senza tra l’altro alcun sostegno scientifico supportato da trial di studio (ma solo da supposizioni, per quanto di scienziati).

La speranza è che l’impatto sulla campagna vaccinale non sarà pesante, fermo restando che i numeri finora sono stati incoraggianti con oltre 48mila inoculazioni fatte nel Centro Abruzzo dove, anche con la prospettiva di far entrare i medici di famiglia a pieno regime nella campagna, si è ipotizzata la chiusura del centro vaccinale di Castel di Sangro o comunque una riduzione delle aperture settimanali. Un modo per risparmiare le forze e riprendere fiato. Che la stagione turistica, in fondo, si apre anche per chi è stato finora in prima linea.

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