Cresa: cresce l’export regionale. Il comparto farmaceutico compensa la crisi dell’automotive

Un + 9% per l’export regionale nei primi nove mesi dell’anno 2025. È questa la percentuale elaborata dal Cresa Centro Studi dell’Agenzia per lo Sviluppo della Camera di Commercio del Gran Sasso d’Italia sulla base dei dati Istat, ad indicare come “il valore delle vendite estere abruzzesi supera i 7,8 miliardi, corrispondente all’1,6% dell’export italiano, con un incremento rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente del 9% migliore del +4 medio nazionale”.

Andando nel dettaglio, dallo studio del Cresa emerge un andamento molto diversificato delle quattro province abruzzesi tra le quali l’unica a mostrare un avanzamento significativo è quella dell’Aquila che, con incremento tendenziale del 51%, raggiunge 2,2 miliardi di euro e rappresenta una quota delle vendite estere regionali del 28%. Al contrario la provincia di Pescara che, nei primi tre trimestri del 2025, riporta un -6% su base annua attestandosi sui 475 milioni di euro che corrispondono al 6% del totale regionale. Non buono neanche l’andamento di Chieti che registra un fatturato estero di 3,8 miliardi di euro (49% del valore abruzzese) segnando un -2% mentre la provincia di Teramo segna un + 1% con 1,3 miliardi di euro pari al 17% dell’export totale.

“Considerando l’andamento dei primi nove mesi degli ultimi 5 anni – si legge nello studio Cresa – emerge che, se il peso delle vendite estere regionali su quelle nazionali non è cambiato in modo sostanziale, sostanzialmente diverse sono le incidenze delle province sul valore regionale”. In particolare l’export aquilano passa dal 12% del 2020 al 28% del 2025, quello teramano sale dal 15% del 2020 al 20% tra il 2022 e il 2023 per poi scendere al 17% nel 2025, il pescarese si attesta intorno al 6% per tutto il periodo considerato e quello chietino segna un inesorabile declino passando da quote superiori al 66% al 49% degli ultimi tre trimestri presi in considerazione. Disparità riconducibili alle diverse vocazioni dei territori, come dimostrano la Val di Sangro e il basso chietino dove la presenza di grandi imprese internazionali operanti nel settore mezzi di trasporto ha per anni trainato l’export abruzzese. Poi, con l’entrata in crisi dell’automotive, per via dell’orientamento green della comunità internazionale, dell’aumento dell’inflazione e delle scelte di alcune grandi realtà di disinvestire in Italia per localizzare gli stabilimenti in altri Paesi, le vendite estere di tali prodotti sono diminuite drasticamente tanto che il loro valore scende da circa la metà del totale regionale dei primi nove mesi del 2020 a meno del 30% dello stesso periodo del 2025. Una flessione che pesa soprattutto su Chieti, “provincia che con i mezzi di trasporto contribuisce al 26% dell’export regionale e per la quale le vendite estere di questo comparto continuano, nonostante tutto, a valere molto (52% del totale, 17 punti percentuali in meno nel confronto con i primi tre trimestri del 2020)”.

A compensare le perdite di valore dei mezzi di trasporto è però l’aumento delle vendite estere del comparto chimico-farmaceutico il cui peso sul totale abruzzese arriva quasi a triplicare passando dall’11 al 27% . Con un impennata nella provincia dell’Aquila che ha prodotto l’84% del valore del venduto estero abruzzese di prodotti chimici e farmaceutici e il 23% dell’export totale regionale e per la quale questo settore rappresenta l’81% dell’export provinciale. Analizzando il comparto meccanico ed elettronico, invece, si registra una minore concentrazione a livello provinciale e andamenti piuttosto diversificati. L’incidenza sulle vendite estere abruzzesi delle lavorazioni in metallo e degli impianti e apparecchiature nei primi nove mesi del 2025 rispetto allo stesso periodo del 2020 non registra variazioni di rilievo ed è in ambedue gli orizzonti temporali pari a circa la metà di quelle italiane. Sebbene in crescita, il made in Italy abruzzese, comprendente l’agroalimentare, il tessile, l’abbigliamento e accessori, conferma di non essere un settore di particolare rilievo sui mercati internazionali. Il suo peso sul totale dell’export regionale infatti pur aumentando dal 12% del gennaio-settembre 2020 al 15% dello stesso periodo del 2025 è assai inferiore a quello medio nazionale che scende da 22 a 21%. Anche in questo caso molto diversi sono gli apporti delle quattro province e il loro andamento nel tempo. In pole position ci sono Teramo che passa nel periodo considerato dal 34 al 41% del valore dell’export abruzzese del comparto e Chieti che, nonostante una perdita di quote, contribuisce per il 40% (era 46%). Seguono Pescara con il 13% (dal 13 all’11%) e, fanalino di coda, L’Aquila che, pur aumentando la sua incidenza, si ferma all’8% (era 6%).

Guardando al mercato di sbocco dell’export regionale, al primo posto ci sono i Paesi dell’Unione Europea verso i quali è diretto il 47% del valore del venduto all’estero. Lievemente minore rispetto alla media italiana anche l’incidenza dell’export nei Paesi europei non UE (11% contro 15%) i quali sono sopravanzati in Abruzzo dalla parte settentrionale del continente americano, destinazione del 28% del venduto all’estero (Italia: 12%). Come il mercato asiatico riveste per la nostra regione una rilevanza pari a meno della metà di quella nazionale, così importanza residuale hanno le altre destinazioni.

Interessante è la distribuzione nella provincia dell’Aquila per la quale il mercato dell’America del Nord – composto per il 92% dalle vendite di articoli farmaceutici, chimico-medicinali e botanici – assorbe una quota di export (80%) assai superiore a quelle del resto dei territori e fortemente crescente. Ne consegue che minori sono per questa provincia le incidenze delle altre destinazioni. Al contrario dell’Aquila, Chieti vede la prevalenza delle vendite estere dirette in Europa (UE: 58%; altri Paesi europei: 17%), principalmente di mezzi di trasporto (56% dell’export provinciale) e di prodotti del comparto metalmeccanico ed elettronico (14%). I Paesi UE sono la destinazione del 71% dell’export teramano, ad essi è diretto il 76% del made in Italy, il 77% degli articoli chimico-farmaceutici e il 71% dei prodotti delle lavorazioni metallurgiche, metalmeccaniche ed elettroniche. Mentre Pescara riporta quali destinazioni principali i Paesi europei UE (47%) e non (13%) e l’America Settentrionale (11%) si caratterizza per una certa rilevanza dell’Asia (16%) e in particolare di quella Orientale (9%) alla quale vende il 28% del proprio export del comparto chimico-farmaceutico.

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