Dall’arena alla Rete

La decisione era attesa, se non scontata, perché gli indagati non hanno mostrato pentimento, ma si sono limitati a cercare di ribaltare o scaricare responsabilità e fatti. Ma l’ordinanza con cui ieri il gip del tribunale dei Minori, Roberto Ferrari, ha rigettato la richiesta di alleggerimento delle misure cautelari nei confronti dei due minori, arrestati venerdì scorso, insieme ad un diciottenne, con l’accusa di violenza sessuale e ricatti pedopornografici ai danni di una dodicenne di Sulmona, va al di là del fatto di cronaca.

Perché il magistrato stigmatizza pesantemente quanto accaduto, paragonandolo a “cerimonie sacrificali”, “linciaggi”, evidenziando “l’aspetto ludico della partecipazione all’esecuzioni capitali, alla netta prevalenza per il pollice verso negli spettacoli da anfiteatro”. Dall’arena alla Rete.

“Animali sociali” per i quali le “pulsioni umane, trovano sfogo nelle manifestazioni collettive sin dagli albori – scrive – la condanna dell’accusato nei giudizi popolari arcaici”.

Primitivi, insomma, quei ragazzini, che tali sono diventati o cresciuti, principalmente per la giungla digitale nella quale sono stati gettati senza difese. Neanche una liana a cui aggrapparsi.

Lo dice chiaramente, il magistrato, che l’origine o l’effetto dopante di questo malessere, di questo degrado, che avrebbe spinto i tre all’orribile ricatto, è l’incondizionata e incontrollata dipendenza e accesso ai social e al mondo virtuale.

“E’ ormai notorio il ruolo dei social network nella formazione di entità collettive di grandi dimensioni – si legge nell’ordinanza – e nell’incremento della forza e della violenza gratuita di gruppi virtuali nei confronti di vittime spesso ignote a gran parte degli associati”.

Gli haters, i cyberbulli, i leoni da tastiera. La gogna mediatica che diventa una bomba in mano a ragazzini senza porto d’armi.

Per questo la storia orribile della dodicenne, non è la sola e non sarà l’unica. Magari con sfumature e gravità diverse, ma tutte mosse da quel primitivo istinto del male a cui, paradossalmente, la civiltà della tecnologia, ha sacrificato le nuove generazioni. Il nostro futuro.

3 Commenti su "Dall’arena alla Rete"

  1. beatrice ricottilli | 30 Ottobre 2025 at 10:50 | Rispondi

    Finalmente un articolo chiaro, definito, con il giudizio netto del magistrato.Senza se e senza ma. Finalmente un ritorno alla giustizia, quella che da senso alla colpa e alla redenzione,quella che fa sperare che i giovani “animali sociali” capiscano, lontano dalla dipendenza del mondo virtuale, il senso dell’altro, guardandosi ad uno specchio che fin ora non li ha riflessi.

  2. “La vera dipendenza è il bisogno di avere potere sugli altri. I deboli che usano la violenza sono personalità distorte e si sentono adeguati facendo soffrire un altro essere vivente»”
    ” Sono dell’idea che chi compie questi atti sia perfettamente in grado di valutarne le conseguenze.” (Roberta Bruzzone – Il Centro )

  3. “La vera dipendenza è il bisogno di avere potere sugli altri. I deboli che usano la violenza sono personalità distorte e si sentono adeguati facendo soffrire un altro essere vivente»”
    ” Sono dell’idea che chi compie questi atti sia perfettamente in grado di valutarne le conseguenze.”
    Un ragazzo cresciuto in maniera solida può guardare tutti i film e le serie violente che vuole, non diventerà mai un criminale».
    (Roberta Bruzzone – Il Centro )

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*