“Desertificazione culturale”, Altrementi chiede il ripristino dell’Apc

Sulla vicenda dell’Agenzia di promozione culturale di Sulmona, trasferita “temporaneamente” presso l’Inps per insicurezza della sua sede, torna a parlare il collettivo Altrementi che già ai tempi aveva organizzato manifestazioni e proteste “rimaste, nella sostanza, inascoltate. Inoltre – aggiunge il collettivo -, gli atti amministrativi che giustificassero l’operazione di chiusura della sede dell’APC in piazza Venezuela sono rimasti introvabili”.

L’impegno annunciato non c’è stato, nei fatti quella chiusura è stata, per Altrementi, “preludio a un massiccio depotenziamento (spazi ridotti e insufficienti; gran parte dei libri è rimasta nella sede chiusa; orari di apertura al pubblico ridotti a poche ore un paio di giorni a settimana) e ora – stando alle ultime proposte trapelate dell’attuale governo regionale che verranno discusse a breve a Pescara – anche al rischio di accorpamento di quel che ne rimane all’APC di Avezzano”.

Altrementi la chiama “strategia di desertificazione culturale della Valle Peligna e delle aree interne, puntiamo nuovamente il dito sulle responsabilità politiche di tutta la filiera istituzionale, dal Comune, alla Provincia, alla Regione (nel 2017 governata dalla Giunta d’Alfonso, ora dalla Giunta Marsilio). L’attenzione alla Valle Peligna e alle aree interne, tanto sbandierata nella campagna elettorale senza fine che viviamo, si rivela essere fumo negli occhi nel momento in cui il diritto generale di accedere liberamente alla cultura nelle sue varie forme è calpestato in una serie infinita di privazioni, chiusure, depotenziamenti. Il rischio sismico, inoltre, (come è accaduto nei casi dell’APC di Sulmona e della Biblioteca comunale), sembra diventato la scusa che scioglie le istituzioni pubbliche dall’obbligo di garantire certi diritti, rendendole libere finalmente di perseguire altri interessi, lontani dalle vite delle persone. Un rischio sismico che si palesa improvviso in alcuni casi, mentre resta inesplorato in altri, e del quale non si comprende se ci sia una qualche strategia organica, non estemporanea, di mitigazione”.

Il gruppo torna così a chiedere il ripristino dell’Agenzia a pieno regime a Sulmona: “Non accettiamo soluzioni al ribasso, né lo status quo di depotenziamento attuale. Tenere aperta mezza aula studio in pochi metri quadri di qualche ufficio pubblico per poche ore e pochi giorni a settimana non è restituire alla città i servizi culturali di cui è stata privata. Non lo accettiamo in una città dove mancano luoghi pubblici di condivisione dei saperi e di accesso gratuito alla cultura nelle sue varie forme. Chiediamo, inoltre, il ripristino della sede di Piazza Venezuela e la pubblicazione degli atti amministrativi che ne decretarono la chiusura improvvisa e ingiustificata nel 2017. Rivendichiamo il diritto ad avere diritti, anche nelle aree interne!”.

2 Commenti su "“Desertificazione culturale”, Altrementi chiede il ripristino dell’Apc"

  1. Lodevole iniziativa.

    La “desertificazione culturale”, unitamente agli altri tagli già messi in atto e programmati, stanno riducendo la città e i cittadini ad un livello di inferiorità e sudditanza mai visto e vissuto in precedenza.

    Gli unici a deliziarsi di ciò sono i “pseudo politici locali”, che quantunque anch’essi vittime di loro stessi, cercano e peggio “credono” di averne benefici.

    Chissà quali iniziative “riparatrici e riformatrici” ci propineranno i “politici vari” per questa problematica e per le tante altre distruzioni e desertificazioni già attuate.

  2. Perché ci si rende conto della realtà delle cose solo quando gli autori delle restrizioni,delle spoliazioni, delle soppressioni hanno agito indisturbati? L’azione subdola della ‘politica’ è antica quanto ‘i politici’.L’analisi del collettivo spero possa aprire le menti dei sulmonesi.

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