
I mezzi non sono frutto di provenienza illecita o comunque non vi sono evidenze probatorie a riguardo. Così hanno ritenuto i giudici del tribunale per il Riesame dell’Aquila che hanno restituito a Francesco Campellone due delle quattro auto sequestrate su disposizione del gip di Sulmona. L’uomo era stato arrestato nel corso di un blitz scattato lo scorso 26 settembre nel suo locale della Badia dove le fiamme gialle avevano rinvenuto 540 grammi di cocaina, 200 grammi di fumo, bilancini di precisione, coltelli, tirapugni e la somma di 236mila euro in contanti conservati in una borsa. Da qui l’arresto in flagranza di reato per Campellone e il sequestro del denaro contante. Un’inchiesta che aveva coinvolto anche i beni di proprietà del 36enne, tra cui le due auto, una Fiat Cinquecento e una Tiguan, oggi restituitegli dai giudici del Riesame.
Accolto parzialmente dunque il ricorso degli avvocati difensori Alessandro Margiotta e Pasquale Milo che hanno già presentato ricorso in Cassazione per gli altri beni sequestrati, altre due auto, di cui una d’epoca, di proprietà del 36enne. Intanto procura e guardia di finanza si apprestano a chiudere l’inchiesta con l’esame di otto telefoni trovati nel deposito durante il blitz.
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