
Rientreranno domani a Milano, da Dubai, dove sono da sabato scorso “prigionieri” della guerra, gli studenti italiani del Wemun, il progetto Onu destinato alle scuole superiori e agli universitari e finalizzato all’acquisizione di competenze diplomatiche, di leadership, di pensiero critico e cooperazione internazionale, che coinvolge giovani da oltre 100 Paesi.
Tra loro anche sei peligni (di Prezza e di Sulmona), ovvero un universitario e cinque minorenni che frequentano le scuole dell’economico del Vico, del classico Ovidio e dello scientifico Fermi di Sulmona.
La notizia è stata ufficializzata questo pomeriggio ai responsabili dei gruppi, agli studenti e alle loro famiglie, aprendo uno spiraglio di speranza e placando le ansie e le preoccupazioni che ormai da tre giorni incombono sui diretti interessati, le loro famiglie e non solo.
I ragazzi saranno prelevati domattina alle sette dal loro albergo di Dubai per essere trasferiti ad Abu Dhabi da dove un volo della Etihad dedicato li porterà a Milano Malpensa con atterraggio previsto alle 16 di domani. In tutto 209 studenti italiani che a Dubai erano andati la scorsa settimana e che sarebbero dovuti rientrare ieri in patria, prima che gli attacchi israelo-statunitensi provocassero la reazione e la pioggia di missili e droni su tutto il Golfo Persico.
“È il messaggio che aspettavo da giorni- commenta un genitore -. Mi sento sollevato perché sono stati giorni terribili. Ogni secondo che passava il pensiero stava sempre fisso lì, a Dubai”.
I ragazzi stanno tutti bene, anche se comprensibilmente scossi e agitati, anche in vista del viaggio di ritorno che, comunque, dovrà attraversare un cielo in fiamme. Anche se nelle ultime ore la situazione è migliorata a detta dei ragazzi: “Questa notte abbiamo riposato e siamo stati relativamente sereni – racconta uno di loro -. Abbiamo seguito l’evoluzione della situazione grazie ai messaggi di allerta che ci arrivano sul telefono. Vogliamo ringraziare quanti in queste ore hanno pensato a noi e ci hanno contattato”.
A Dubai restano per il momento invece gli altri peligni “imprigionati”, oltre all’imprenditore Gianfranco Tarsini e una dentista 37enne di Sulmona, si aggiungono all’elenco altri tre del Centro Abruzzo: due pratolani (uno dei quali arrivato appena il giorno prima dei bombardamenti) e una assistente di volo sulmonese, Veronica Di Clemente, rimasta bloccata a Dubai durante uno spostamento di lavoro per conto della compagnia Emirates: “”Dopo la generale preoccupazione del primo giorno, perché sembrava uno scenario da film, ci siamo svegliati con un senso si sicurezza e di controllo – racconta -. Il governo sta facendo il possibile per proteggere il Paese e i passeggeri e ha distribuito circa 20mila pasti a quanti sono rimasti bloccati in aeroporto. È importante trasmettere il gusto messaggio”.
Come ho già accennato in altra sede, perché Scoccia oggi pomeriggio ha postato una pessimistica previsione di tempi lunghi per il ritorno?
In politica, soprattutto in riferimento a quella “estera” la prudenza non è mai troppa.
L’esigenza di protagonismo deve sottostare al concetto di opportunismo…o no?
Si fidi, Signora.
È paradossale che questi studenti fossero lì per un progetto dell’Onu, quando è evidente che l’ Onu non conta più nulla. Io inviterei il governo a un’operazione militare, come le chiamano questi guerrafondai, per riprenderci l’ Istria, è il momento giusto.
E perché poi, solo l’Istria… rifondiamo l’impero Romano.
Il progetto possiamo appaltarlo direttamente a TRUMP, novello CESARE – le Aquile imperiali gli Yankee già le hanno nelle loro insegne militari – e così faremo ridiventare il mediterraneo di nuovo MARE NOSTRUM.
Dalla notte dei secoli, il solco lo ha sempre tracciato l’aratro… ma è sempre stata la spada che lo ha difeso.