
Con appena un mese di stacco l’una dall’altra, sono state pubblicate due antologie di poesia che incarnano altrettante possibilità in cui può modularsi questo “anfibio genere letterario” in bilico “tra il museo e il manifesto”, per recuperare una bella espressione di Edoardo Sanguineti.
La prima (ottobre 2025) s’intitola Le radici e l’altrove; ne è curatrice Loredana Magazzeni (competenza acclarata) e si concentra sulla poesia contemporanea abruzzese: così infatti per nostra fortuna recita il sottotitolo, perché se invece fosse stato l’inverso, ossia “poesia abruzzese contemporanea”, l’esperimento si sarebbe dichiarato sin da subito anacronistico. Il libro fa quindi sua un’apertura che di per sé merita plauso.
Era necessario un libro così e l’editore Seri ha fatto bene a pubblicarlo. L’obiettivo dell’antologia (ogni antologia è un meccanismo costruito per definire o proporre qualcosa) è fare il punto su una situazione: “Mostrare – scrive la curatrice – la ricchezza delle voci poetiche nate in questa regione d’Italia, la complessità delle reti di saperi e posture, l’intergenerazionalità, le prospettive diverse che si diramano da una radice comune”.
Loredana Magazzeni ha scelto i nomi secondo un criterio molto aperto, che le ha permesso di selezionarne di notevolmente diversi per anagrafe, per percorso, per scelte, per tenuta: si va da esperienze più consolidate a percorsi più freschi, e quello che se ne ottiene è una geografia di stili individuati entro la geografia di una regione.
Dopo le antologie di Giammario Sgattoni, Vittoriano Esposito, Anna Ventura, Gabriella Lasca e Benito Sablone, ecco dunque un nuovo repertorio che va ad arricchire l’esteso monitoraggio che negli anni è stato realizzato, per mani e sguardi diversi, sul rapporto tra la poesia e l’Abruzzo.
La seconda antologia (novembre 2025), altrettanto interessante, ha per titolo parole che, come si suol dire, sono già di per sé un programma: Non nel nostro nome. È stata curata da Massimo Pamio e Adam Vaccaro (i quali hanno in argomento molto da dare e da dire) ed è uscita per le Edizioni Mondo Nuovo.
Il sottotitolo spiega: Cento poeti italiani in difesa della dignità umana: e in effetti si tratta di un volume la cui finalità è più politica, più contestataria, più resistenziale, perché è un libro che rifiuta, attraverso la poesia e la rivendicazione del radicamento nel senso umano che essa comporta, il tempo in cui viviamo.
Lo rifiuta per via del “pericolo della disumanizzazione” che i curatori e gli autori (sono 124) vedono nel mondo di oggi, tanto a livello geopolitico quanto a livello sociale, occupazionale, culturale.
“Avevamo l’intenzione di realizzare un’antologia che restasse e che fosse una sintesi del periodo storico in cui viviamo. Il lavoro ha preso la conformazione di un’opera in difesa della dignità umana”, ha spiegato Pamio nella presentazione teramana del volume (21 novembre 2025).
Tempo fa Carla Benedetti in un suo articolo (ora in Disumane lettere) lamentava che di antologie ve ne fossero in circolazione sin troppe e che alla fine dei conti non fossero di giovamento ad altri che ai curatori.
L’osservazione era riferita a quelle di racconti e non di poesia, ma lo spunto resta tuttora utile come analisi di un fenomeno. Quello che possiamo dire con piena tranquillità è che non è certo il caso dei bei due libri qui segnalati.
Simone Gambacorta
Commenta per primo! "Due nuove antologie di poesia"