È semplice

È semplice buttare giù righe di pensieri su un foglio bianco, senza che nessuno ci abbia chiesto di farlo, senza traccia da seguire e titolo da rispettare.
È semplice come tutte le cose che si fanno in solitudine, solo per il piacere di farle, lontani dagli occhi di chi potrebbe giudicarci, contestarci o deriderci.
È un po’ come parlare con noi stessi, raccontandoci cose che sappiamo già, evitando di entrare nel dettaglio, spiegare i passaggi più intricati e fare il riassunto delle puntate precedenti.
È meno semplice selezionare, elaborare e rendere fruibile lo scritto a tutti, a chi le cose non le conosce, non può capirle e non è detto che voglia saperle.
Imparare a cancellare è più difficile che imparare a scrivere. Spesso è necessario sacrificare qualche riga, per far scorrere un discorso rimasto impigliato in parole troppo personali, talmente vere da sembrare finte.
Io qui mi limito a sussurrare paure, rabbie e dolori, senza urlare mai.
Racconto qualche timore, esprimo un po’ di dubbi, esterno problemi basici e pensieri futili, che sono felice di avere e soprattutto di saperci giocare, perché se a questa vita togliamo il gioco, diventa davvero tutto tanto complicato.
Ogni giorno metto nero su bianco sogni e speranze, poi a fine mese faccio i conti con la realtà e giro la pagina del calendario, convinta che quello seguente sarà il mese giusto. Prima o poi lo sarà.
Ecco un altro post inutile e mansueto, ancora niente di speciale da dichiarare, come se non avessi un pensiero, un’opinione, un cuore.
Il cuore: quest’organo sempre nominato -anche invano- disegnato, sfruttato e commercializzato, ma che, a una certo punto della vita, presi da altro, da molto e da troppo, smettiamo di ascoltare e seguire.
Come se questo muscolo pulsante venisse espulso dal corpo dopo una determinata cifra di anni, in una sorta di secondamento indolore di una placenta un tempo importante, ma che ormai non serve più.


E invece il cuore rimane lì, sempre fermo al suo posto: dietro lo sterno, sopra il diaframma, tra i due polmoni, proprio dove lo avevamo lasciato l’ultima volta che ci abbiamo messo una mano sopra, per non far scappare un sogno stanco di non avere opportunità di realizzarsi.
Sta lì, a volte si ferma, a volte salta in petto oppure crepa di dolore.
Starà lì fino alla fine, è inutile ignorarlo con le sue ragioni che la ragione non comprende. Sta lì, spesso soffocato dai troppi sogni infranti.
Vorrei che il mio ultimo giorno, oggi o fra cent’anni, fosse simile a uno di questi così sereni, con il cuore al suo posto: dietro lo sterno, sopra il diaframma, fra i due polmoni, protetto dalla gabbia toracica che non fa scappare i sogni, con tutte le ragioni che la ragione non riesce a comprendere, con tutti i palpiti che nessuno può vedere, con tutte le parole che non sono capace di scrivere.
Perché pur essendo semplice, non è affatto facile.

gRaffa
Raffaella Di Girolamo

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