Ecco i numeri e i rimproveri del Cpnn. Intervista alla Verì su punto nascita e vaccini

Ci sarà un tavolo nazionale che ridiscuterà i criteri e i numeri per le chiusure dei punti nascita, “perché i 500 parti previsti dal decreto Lorenzin non sono sostenibili per molti presìdi e non solo per Sulmona”, dice l’assessora regionale alla Sanità Nicoletta Verì in un’intervista (video) rilasciata al Germe e nella quale, oltre che sul punto nascita, fa il punto sulla campagna di vaccinazione anti Covid in Abruzzo.

La risposta del Comitato percorso nascite nazionale (Cpnn), che ha invitato la Regione a fissare un termine perentorio per la chiusura di Ostetricia e Ginecologia di Sulmona, non è d’altronde un parere vincolante, ma solo consultivo e la Regione ha tutte le intenzioni di “ignorarlo”.

“Al prossimo Tavolo di monitoraggio in primavera – spiega la Verì – contiamo di presentarci con parametri di legge diversi e con l’aggiornamento fatto e che si farà sull’ospedale di Sulmona. La nostra richiesta è stata avanzata nel luglio del 2019, riferita in gran parte ai dati 2018, e nel frattempo le cose sono cambiate”. Non troppo, però, perché, fermo restando che il numero dei parti è sceso (da 232 del 2018 a 213 del 2020), il vulnus principale del punto nascita di Sulmona, oltre al numero esiguo di fiocchi, è la mancanza di alcune funzioni collegate ai livelli assistenziali, primo fra tutti la guardia attiva H24, il servizio cioè di anestesia che, fino a prima del Covid, veniva garantito dal personale della Rianimazione con una reperibilità pediatrica (e che in questa emergenza pandemica, con Rianimazione occupata dal Covid, presenta ulteriori problematicità). 

Così come la carenza di “ginecologi, anestesisti e pediatri, che rende appunto necessario – scrive il Cpnn citando la stessa Regione -, per far fronte alle esigenze di un territorio ampio, un incremento del numero delle risorse umane”. E su tutto questo finora è stato fatto poco, tanto che il Cpnn richiama la Regione dicendo che “è evidente che, a distanza di due anni, tale criticità (il servizio H24, ndr) non è stata superata”.

Sotto “accusa” anche l’elevata percentuale di parti cesarei: 105 su 237 nel 2018, pari al 44,3%, sopra la media nazionale e con “un tasso di inappropriatezza estremamente elevato”.

Poi la parte più umiliante, quella cioè che il Cpnn definisce “un disagio orografico modesto, anche in periodo invernale (che verrebbe da chiedersi se sono mai stati da queste parti quando nevica, ndr), limitato a pochi Comuni” che, mentre per l’Alto Sangro ipotizza una soluzione ad Isernia, per altri Comuni come Campo di Giove, Scanno e Pescocostanzo, pur distanti oltre i 60 minuti da punti nascita alternativi (senza neve), si limita a dire che si tratta di poche nascite. Che fa.

Una cosa è vera: Sulmona, probabilmente proprio a causa del progressivo indebolimento del reparto, non è attrattiva neanche per il suo bacino di utenza (con una percentuale del 60%). Nel 2018 su 418 potenziali parti di donne del territorio (compresa la Val Pescara), solo 212 hanno scelto l’Annunziata; tra le stesse sulmonesi ci sono stati 88 parti su 120. Il che da una parte è un dato che preoccupa, ma dall’altro fa sperare: potenziare il punto nascita, renderlo attrattivo, efficiente e moderno, ma soprattutto sicuro, potrebbe far crescere i numeri dei fiocchi, facendolo arrivare se non proprio a 500 giù di lì. 

A questo avrebbe dovuto lavorare la politica in questi anni, e non solo negli ultimi due, su questo dovrà lavorare la politica per evitare che Sulmona chiuda, al di là del parere del Cpnn.

“Mi batterò per le donne della Valle Peligna – dice la Verì nell’intervista – perché il Covid ci ha insegnato che la sanità deve concentrarsi sul territorio”.

E a proposito di Covid, l’assessora rassicura sui tempi dei vaccini: “L’Abruzzo non ha subito tagli di fornitura – spiega – ma abbiamo dovuto rallentare comunque la campagna per garantire la seconda dose a tutti quelli che hanno fatto la prima. Ai primi di febbraio inizieremo la seconda fascia di vaccinazioni”.

Almeno una buona notizia.

2 Commenti su "Ecco i numeri e i rimproveri del Cpnn. Intervista alla Verì su punto nascita e vaccini"

  1. La Veri è donna piacente, di attraente avvenenza altrimenti senza le sue doti di bellezza non sarebbe arrivata così politicamente in alto.Pero’ e mi dispiace per la sua grazia, la sanità è vomitevolmente corrotta.Io scommetto che i parti cesarei in percentuale impropria che si fanno a Sulmona sono dovuti al fatto che i parti cesarei li pagano di più e di conseguenza un medico tanto più ne fa’più soldi incassa. È patetico e spaventoso assistere e vedere tutti questi idioti che protestano,quando da opportuna propaganda sono stati detorti piegati e convinti a credere che sia pericolosissimo non partorire in ospedale e non affidarsi ai guadagni delle loro cure.il 90% delle donne del mondo partoriscono a casa senza spese. Che pietà Sulmoma.

  2. Hanno perso nuove nascite anche perché non permettono al papà di entrare in sala parto!
    cosa invece permessa in altri presidi ospedalieri, come ovvio che sia!

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