
Sulle pendici della Majella deve essere nascosto un tempio dedicato ad Apollo, che per i greci e i romani era la divinità della musica con la sua lira, simbolo di armonia e poesia. E non ci sarebbe da stupirsi se venisse trovato qualche reperto dalle parti della montagna di Maja, dove affondano già le radici di Veronica Ciccone, al secolo Madonna. Magari proprio all’ombra delle torri del castello Caldora. Grattacieli medievali, bisnonni di quelli che sorgono a Pittsburgh e a cui è abituato l’occhio di Christopher Barker, bassista e voce degli Anti-Flag che ha riscoperto le sue origini abruzzesi e pacentrane.

Un ambiente quasi spoglio, una chitarra acustica sopra un piccolo divano e le mattonelle tipiche della casa della nonna. Questa è la prima foto che compare nel profilo Instagram di Chris #2, soprannome obbligatorio, dato che nella band punk hardcore americana c’era già un Chris (Head) a strimpellare la chitarra elettrica. E’ la casa dove la mamma di Barker ha vissuto assieme al nonno e alle sue cinque sorelle fino a tredici anni. Poi, biglietto di sola andata per gli Stati Uniti d’America. Dallo skyline metropolitano di Pittsburgh a quell’ambiente da focolare domestico di paese ci passano in mezzo settemila chilometri e almeno otto secoli di storia. Christopher quella casa del 1300, chiusa a doppia mandata e piena di ragnatele sulle mura che hanno ascoltato le voci del passato, l’ha riaperta circa un anno fa; ventiquattro mesi dopo lo scioglimento del gruppo della Pennsylvania. Troppo pesanti le accuse di molestia sessuale avanzate nei confronti del frontman, Justin Sane, da tredici donne. In buona parte minorenni, tanto per aggravare la posizione del cantante. Demoni con cui i membri della band hanno fatto i conti, in un percorso di redenzione iniziato con il silenzio e la damnatio memoriae di ogni account legato al gruppo. “Voglio riconoscere il male causato dal mio ex compagno di band, e mi dispiace profondamente che la nostra risposta non abbia posto al centro i bisogni dei sopravvissuti – scrive Barker in un post dello scorso novembre, aggiungendo di essere grato che “la vera natura di questa persona sia stata rivelata” e sottolineando “l’importanza della responsabilità — qualcosa che lui non ha ancora assunto per se stesso”.

Il proprio percorso, Chris lo inizia dalle sue radici assieme a sua moglie Jane, portata prima all’altare e poi a Fonte Romana, in un trekking comune per chi abita il comprensorio. Lo testimonia il post dello scorso novembre. Una sfilza di foto di quotidiana normalità abruzzese. Nessuno mi può giudicare di Caterina Caselli come melodia di sottofondo. Altro che riff di chitarra. La vita lenta che scorre immortalata in scatti da polaroid: la pasta asciutta con il camino acceso, una camera da letto con finestra che si affaccia sulla Valle Peligna, la foto delle tombe degli antenati al cimitero di Pacentro e le antiche rue con tanto di balli da sagra, in piazza. Sotto commenti e likes di Dave “Brownsound” Baksh, chitarrista dei Sum41. Sì, perché Chris è punto di riferimento nella scena punk mondiale. Seguito sui social dal collega Coen McCaslin, da Matt Skiba (sostituto di Tom DeLonge tra le fila dei Blink-182, ora membro degli Alkaline Trio) e Tom Morello.
E proprio a fianco al chitarrista dei Rage Against the Machine, gli Anti-Flag portavano avanti le proprie battaglie politiche: “Libertà, non fascismo”, la critica al patriottismo americano dopo l’11 settembre e la bandiera a stelle e strisce ammainata, all’inizio di ogni concerto. Una dottrina più che un genere musicale. Die For Your Government diventa l’inno dei manifestanti che paralizzano le truppe sulle strade statunitensi, per protesta contro la guerra in Iraq, nel 2010. In mezzo tredici album e il supporto a PETA, Amnesty International e Greenpeace.

Questo il passato di Chris, che ora ha impostato le notifiche del telefono per le offerte dei voli economici verso l’Italia. La settimana scorsa una toccata e fuga a Sulmona, immortalando nelle proprie storie Instagram (“Una bella notte a Sulmona) i versi luminosi di Ovidio, nella parte meridionale dell’omonimo corso. Poi un salto a JuBoss, all’Aquila. Intanto impara l’italiano ascoltando Spongebob, in attesa di tornare sul palco e del ritorno dei calli sulle dita, scomparsi come ammesso dallo stesso Christopher lo scorso 31 dicembre. “Ho ritoccato una chitarra per la prima volta dopo tanto tempo, ho pianto per aver perso i calli delle dita, ma mi è piaciuto e ho scritto alcune canzoni, con quella stessa chitarra, a Pacentro”.
Con la benedizione di Apollo e della Majella.
Valerio Di Fonso
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