Get Energy, la filiera non convince: “Decisione politica, non basta vigilare”

Non sono bastate le dichiarazioni rilasciate ieri dal sindaco di Sulmona Luca Tirabassi e dalla consigliera regionale Maria Assunta Rossi a tranquillizzare i rappresentanti del Coordinamento per il clima fuori dal fossile in merito all’inceneritore che la Get Energy intende realizzare a Sulmona. Parole che al contrario “alimentano ancora di più le preoccupazioni tra i cittadini perché – spiegano gli ambientalisti – riducono la questione ad un problema meramente tecnico e il massimo del loro impegno al riguardo è quello di vigilare”.

Un impegno che non ha convinto quanti “si aspettavano una risposta ben diversa da chi è chiamato a governare la cosa pubblica” e che, continuano dal Coordinamento, dovrebbe affrontare la questione da un altro punto di vista. “Il problema è eminentemente politico – spiegano gli ambientalisti – i nostri amministratori devono dirci qual è il futuro che essi hanno in mente per Sulmona e il suo comprensorio e in quale direzione essi intendono indirizzare la loro azione politica e amministrativa”. Se pensano a un territorio “destinato a diventare terra di conquista per industrie inquinanti e capitale regionale dei rifiuti, oppure se esistono altre possibilità”. Questa la domanda alla quale il sindaco Tirabassi e la consigliera Rossi dovrebbero rispondere spiegando ai cittadini, al di là di un semplice “vigileremo”, quale progetto intendono portare avanti per “un territorio che è il baricentro dei Parchi della regione Abruzzo”.

Non ci stanno gli ambientalisti a vedere “il nostro grande capitale naturalistico ed ambientale, ricco di storia, di cultura e di tradizioni popolari, e di borghi più belli d’Italia depauperato da attività altamente impattanti che, oltretutto, non portano alcun beneficio né economico né occupazionale”. Un territorio ricco che i politici in primis “dovrebbero difendere strenuamente e valorizzare” ma per questo, continuano, “occorre una visione chiara, capacità e coraggio politico. Qualità, queste, nelle quali la nostra classe dirigente finora non ha certamente brillato”.

E, rivolgendosi a chi crede “che sia ancora possibile fermare il declino”, gli esponenti del Coordinamento per il clima fuori dal fossile chiedono di continuare a lottare in difesa del nostro territorio per evitare che “tra qualche lustro, quando lo spopolamento avrà raggiunto il suo culmine e Sulmona sarà ridotta ad un anonimo paesone, a ricordarne la sua esistenza sulla carta geografica resteranno soltanto la mega discarica, gli inceneritori, la centrale Snam, la turbogas della Metaenergia, il deposito militare di Monte San Cosimo e il supercarcere di massima sicurezza”.

8 Commenti su "Get Energy, la filiera non convince: “Decisione politica, non basta vigilare”"

  1. Fidati di me.

  2. Sulmona capitale della monnezza | 22 Agosto 2025 at 11:09 | Rispondi

    Inizia l’era della “famosa filiera”…della monnezza!!
    A breve cambieremo anche la denominazione della nostra Valle Peligna con Valle della Monnezza, così i turisti sapranno cosa poter visitare. Mentre L’Aquila sarà la capitale della cultura per un anno, Sulmona la capitale della monnezza per sempre…un gran futuro!! Grazie filiera e soprattutto alle nostre tre “grazie” regionali…gli Aquilani si fidano di voi!!

  3. Non è detto… tocca anche ai sulmonesi ora reagire compatti.
    Facciamo sentire il nostro dissenso e
    la nostra contrarietà a questo brutto futuro che ci è stato riservato, chiedendo soluzioni alternative.
    Per noi, a questo punto, è troppo…

    • Bravo.Tocca ai sulmonesi ma a tutti ribellarsi e scongiurare questo ennesimo boccone avvelenato che i politici locali ci stanno preparando
      Che tristezza!!!!!!Traditi dagli stessi sulmonesi

  4. Sulmona va amata,mai disPREZZAta,riprendiamoci il nostro territorio.

  5. Però a Prezza abbiamo la piscina

  6. SalviamoSulmona | 22 Agosto 2025 at 14:21 | Rispondi

    Passato, presente e futuro non hanno garantito e non garantiranno a questo territorio la dignità che meriterebbe. Non c’è nulla da fare, al di là di insediamenti insignificanti oltreché impattanti a livello ambientale, null’altro da segnalare. Il nulla cosmico ormai ospite fisso di questo territorio preoccupa e insospettisce. Preoccupa perché mette in risalto un evidente e progressivo impoverimento del tessuto economico e sociale; insospettisce perché sembra tutto fatto apposta. Mi auguro di sbagliare, ma se l’atteggiamento della politica ai vari livelli dovesse continuare a confermare il suo totale disimpegno, toccherà ai cittadini prenderne atto e, nel rispetto delle regole democratiche, cominciare a scendere in piazza inaugurando una stagione di proteste e rivendicazioni.
    Riprendiamoci la città!!

  7. Buongiorno, premetto che ammiro il vostro lavoro e l’attenzione che date alle vicende peligne. Volevo solo chiedervi di fare attenzione a quello che scrivete, soprattutto se ciò può creare allarmismi alla popolazione, già stanca da anni di immobilismo e mala politica.
    Dalla lettura dell’articolo si evince che prima della pubblicazione non abbiate chiesto alcun parere a qualcuno che avesse le competenze tecniche per capire di cosa si tratta.
    Sul sito della Get Energy è disponibile un documento che spiega in maniera abbastanza dettagliata quali soluzioni sono proposte dall’azienda, ci sono gli schema a blocchi dei processi e i valori di emissione massima per contaminante. Chiunque con una preparazione tecnica può comprendere che non si tratta di un inceneritore, ma di un processo di valorizzazione dei rifiuti basato sulla pirolisi. Questo non è un dettaglio, la plastica non viene bruciata, ma trasformata in altri sottoprodotti che poi vanno ad alimentare due generatori di corrente.
    Un altro punto che non comprendo è quando dite che queste attività sono “altamente impattanti”, ma “altamente” rispetto a cosa? Quale alternativa proponete?
    Sarebbe bello avere un impatto nullo sull’ambiente, ma dal momento che i cittadini peligni producono rifiuti, l’impatto ambientale c’è già. La domanda da porsi è come smaltire quei rifiuti al meglio e se potenzialmente sia possibile ricavarci dell’energia.
    Un altro punto che mi lascia perplesso è il seguente: “non portano alcun beneficio né economico né occupazionale”. Ne siete sicuri? Chi ha scritto l’articolo ha una conoscenza di come funziona la filiera di trattamento e valorizzazione dei rifiuti? Perché il rifiuto, in linea generale, ha un valore economico nullo (o molto basso), quindi il trasporto per poterlo smaltire ha un impatto economico importante. Ora io non so dove vengono smaltiti i rifiuti plastici prodotti in valle peligna, sicuramente non in valle peligna visto che non ci sono impianti di trattamento. Il fatto di accorciare il tragitto che i rifiuti devono percorrere per raggiungere il centro di trattamento porta con sé un risparmio economico diretto.
    Per concludere, se volete continuare questa inchiesta, vi suggerisco una lista di domande da porre ai nostri amministratori:
    Qual è il bisogno di installare questo tipo di impianto in valle peligna? Qual è la capacità di trattamento dell’impianto? Qual è la quantità di rifiuti plastici prodotti in valle peligna? Dove sono trattati attualmente i rifiuti plastici prodotti in valle peligna? Ci sono già accordi con le aziende di gestione dei rifiuti? La riduzione del costo del trattamento dei rifiuti plastici comporterà una diminuzione delle bollette per i cittadini?Avere delle risposte a queste domande permetterebbe di avere un’idea più chiara e capire come muoversi successivamente.
    Grazie e buona giornata.

    P.s. Non conosco l’azienda in questione e non ho alcun interesse personale nel volerla difendere, mi sono preso la briga di scrivere questo commento perché ho trovato varie inesattezze nell’articolo pubblicato da voi. Inoltre non mi sta bene che venga creato allarmismo gratuito per nulla. Il problema dell’inquinamento ambientale esiste e ci sono tante persone che lavorano per sviluppare soluzioni innovative per diminuire il nostro impatto su questo fragile Pianeta. L’essere contro a prescindere non è il modo giusto di affrontare il problema, anzi, spesso crea più danni che benefici.

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