Il Camoscio appenninico gode di ottima salute: tasso di sopravvivenza dell’87%

L’andamento della popolazione di Camoscio appenninico, all’interno del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise,  risulta stabile e i parametri vitali, in linea con i valori osservati negli ultimi anni. Una buona notizia per lo splendido animale, unico al mondo, che nel secolo passato, ha rischiato l’estinzione. Ogni anno, il personale del servizio scientifico e del servizio di sorveglianza del Parco, effettua il monitoraggio della popolazione di camoscio appenninico all’interno dell’area protetta,  fondamentale per definire il numero minimo certo degli individui, registrare le fluttuazioni annuali, evidenziare alcune criticità nella popolazione e soprattutto analizzare i trend demografici nel lungo periodo. “Quella del Pnalm- spiega il Parco- è una della 5 colonie di camoscio appenninico presente in Italia centrale, il “nucleo originale”, da cui sono stati prelevati gli individui per le reintroduzioni operate sulla Maiella, sul Gran Sasso e sul Velino a cavallo tra gli anni ’90 e gli anni 2000”. In tutto sono stati conteggiati 621 camosci, 118 nuovi nati e 73 capretti al primo anno. Il settore del Marsicano, risulta essere quello maggiormente dinamico e in considerevole crescita, con un tasso di sopravvivenza dei nuovi nati al primo anno dell’87%. Nel 2003 si trovavano solamente 15 camosci. Oggi 170.  Un leggero decremento invece nella Camosciara e Monte Amaro. Il tasso di sopravvivenza al primo anno del 2021 (53%) è leggermente più basso di quello del 2019 e del 2020. Un valore che però è perfettamente in linea con quello degli anni passati e con la media registrata dal 98 ad oggi. Cresce il numero alle Gravare, dove sono stati conteggiati complessivamente circa 55 camosci in più rispetto ai 2 anni precedenti.

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