Il campo di Santa Chiara

Prenotare il campo di calcio a Santa Chiara non era facile: quel rettangolo di terra che diventava fango alla prima pioggia era tra i più ambiti e più richiesti. Niente di che, ma aveva le porte grandi e, a noi poco più che bambini, ci faceva sentire campioni giocare lì. C’erano anche le casacche che ti davano in dotazione: i gialli e i rossi, o forse verdi. Per i tornei, invece, si rimediava la t-shirt nel cassetto di casa. I più brandizzati ci scrivevano su il nome della squadra con la bomboletta spray: Cappuccini, Potenza, Borghetto. Chi le aveva indossava anche le scarpe con i tacchetti per l’occasione, quelle nere di pelle e ferro. Che se sbagliavi un’entrata, l’avversario si faceva male. Davvero.

In compenso non ti scrostavi le ginocchia per un tackle sull’asfalto ruvido dello “stradone”, al secolo via Morandi.

Poco distante, in via Costanza, c’era l’altro “campo da grandi con le porte grandi”, quello di Frustone. Ma dovevi conoscere Alberto per poterci giocare, perché era “privato”, una distesa anche quella di terra e fango in attesa che ci costruisse le palazzine.

Ma andare a Santa Chiara era diverso, quasi una trasferta. Sotto gli occhi dei pensionati che giocavano a bocce e il frigo con i gelati dell’Algida che comunque ti aspettava a fine partita.

Poi arrivò il parcheggio e dietro le mura storiche della circonvallazione sparirono le porte e il campo di bocce, spuntarono gabbie di ferro per accedere ai sotterranei. Santa Chiara era diventato un parcheggio e non più “solo” un campetto per ragazzini e pensionati.

Con il solito fango alla prima pioggia, ma niente più anime a dargli un senso. L’inizio del degrado. La droga, lo spaccio, i rifiuti a terra, la violenza sessuale sotto terra.

Cosa è successo? Cosa ci è successo? Ci si è domandati ieri nei locali della Comuniteca, dove la Comunità dei lettori e la sezione soci Coop, hanno presentato un progetto urbanistico di rinascita per quel luogo.

Arbusti melliferi e rustiche per non minare con le radici il tetto del parcheggio e preservare la biodiversità, orti botanici, un’area sgambamento cani, un parco giochi sostenibile, panchine ed eventi, murali che magari accompagnino fin dentro i vicoli del centro storico: “Leggere vuol dire anche guardare i luoghi che ci circondano – dice Jacopo Santostefano, organizzatore dell’evento – un luogo abbandonato porta degrado, un luogo vissuto crea la comunità. E noi abbiamo un gran bisogno di prenderci cura della nostra comunità, di rifondarla e nutrirla”.

La sala è piena: ci sono cittadini e amministratori, attivisti e operatori del sociale, professionisti e curiosi. Si ascolta e si dibatte, ci si pone domande e si cercano risposte. I soldi e le energie necessarie, la politica e la società, la voglia di non mollare, di ricostruire.

Anche se non c’è più quel campo di calcio e di bocce a Santa Chiara, possono tornare le anime.

15 Commenti su "Il campo di Santa Chiara"

  1. Gran bel pezzo, pennellate d’autore. Complimenti

  2. magari fosse

  3. Per la colletta si versa al proprietario dell’area?

  4. Il giustiziere | 31 Gennaio 2026 at 07:45 | Rispondi

    le stesse modalità per i vicoli antichi ? lì ci sono gli amici che bevono fanno degrado pisciano e altro lì tutti zitti perchè ci sono i bar ecc di amici e di amici?

  5. Alla domanda cosa è successo vi rispondo io. È successo che si è costruito e si continua a costruire fuori e il centro storico viene abbandonato e lasciato ai nostri cari amici immigrati, che vengono da paesi dove la vita è ben diversa da quella di qui e del decoro urbano, della civiltà etc..se ne fottono e per loro la prepotenza e la violenza sono regole di vita. In pochi sono diversi dallo stereotipo, ma questo non si può dire perché altrimenti c’è chi si alza e urla al razzismo. Avete visto come sono ridotti i centri storici di certe città del nord tipo Venezia o certi servizi in TV li vedo solo io? Poi va detto che ai Sulmonesi del centro storico non gliene fotte un cavolo. Basta che hanno quel pezzettino di corso Ovidio in ordine e per il resto chi se ne frega. Chi se ne frega se i negozi chiudono quando ci sono tanti bei centri commerciali dove fare la spesa, parcheggiando fin quasi dentro il negozio. Chi se ne frega se il mercato di piazza Garibaldi langue al punto che il mercoledì è quasi vuoto, con tanti venditori che rinunciano persino a venire perché non guadagnano nulla. Chi se ne frega se guardando a terra nei vicoli a un passo dal corso è pieno di erbacce, rifiuti, cartacce, e merda di piccione. Chi se frega se è pieno di case che non sono solo abbandonate, ma si stanno trasformando in ruderi. Io queste scene nei comuni abruzzesi le vedo solo a Sulmona. Basta spostarsi di poco e trovi Introdacqua che è uno spettacolo, Pacentro, Bugnara, etc.. e lì tutto è diverso. C’è chi dirà che sono paesi. Scusate ma Sulmona che orami conta 23 Mila abitanti è una metropoli? Non mi pare. La differenza sta solo nel fatto che qui da noi non si interviene in nessun modo contro il degrado, nonostante le numerose denunce e lamentele da parte di quelli che anche se abitano al nel centro storico sono ancora cittadini di Sulmona, trattati come cittadini di serie C, ma sulla carta cittadini.

    • Mahatma Grandi | 31 Gennaio 2026 at 09:28 | Rispondi

      La stragrande maggioranza degli stranieri a Sulmona (e nel resto d’Italia) non delinque ma lavora e si integra. Basta con questi luoghi comuni, per qualsiasi problema che c’è in questo paese dovete per forza metterci in mezzo gli stranieri, francamente siete un disco rotto!

    • Ricapitolando: l’ accidia delle varie e svariate amministrazioni comunali è colpa degli “stranieri”. Geniale

    • sei un povero itagliota razzista e ignorante,date la colpa a chi votate,che dovrebbe rappresentarvi,non ai poveracci.

  6. Già un atteggiamento costruttivo, propositivo e comunitario, è un cambiamento positivo per questa città.
    Siamo al punto in cui siamo, anche per la mentalità di noi sulmonesi, troppo spesso, impegnati esclusivamente, nell’osservazione e nella critica del mondo circostante, senza muovere un dito per cambiarlo.
    Anche semplicemente con il voto.

  7. mah noto che gli ottusi non perdono occasione di manifestare la loro mancanza di visione e positività, non vedono l’opportunità di migliorare e di fare cose belle perchè non lo hanno mai fatto, non sono abituati, hanno solo preso e sfruttato lo stato, quindi noi tutti, unitamente ai loro familiari di conseguenza, avendo il cervello ibernato fin dalla nascita, criticano e vedono la negatività in tutto. Viva l’Italia.

  8. Elisabetta Bianchi | 31 Gennaio 2026 at 18:35 | Rispondi

    scusate ma forse non sanno che l’area soprastante il parcheggio coperto di Santa Chiara rientra nella concessione per la gestione del parcheggio coperto e dunque la sua cura e manutenzione spetta a chi gestisce il parcheggio…
    quindi a meno che non ci sia un patto trilatelo per l’affidamento dell’area…la vedo molto difficile…

  9. Architetto ovidiano | 31 Gennaio 2026 at 22:08 | Rispondi

    La proposta relativa all’area di Santa Chiara, pur animata da intenzioni condivisibili e da una volontà evidente di riattivare uno spazio oggi marginale, risulta allo stato attuale impostata in modo troppo superficiale per poter essere considerata un contributo realmente utile al dibattito pubblico. Ciò che viene presentato è essenzialmente una suggestione grafica, una rappresentazione concettuale dello spazio, priva però di quegli elementi minimi che distinguono un’idea preliminare da una proposta di intervento pubblico degna di questo nome.

    Quando si parla di riqualificazione urbana e si chiamano in causa risorse, responsabilità e decisioni dell’amministrazione, non è sufficiente elencare funzioni desiderabili o immaginare scenari potenzialmente attrattivi. Una proposta credibile deve misurarsi con la dimensione concreta dell’azione pubblica: occorre definire un quadro di programmazione, individuare stime di costo, ipotizzare tempi di realizzazione, chiarire modelli di gestione e manutenzione nel medio-lungo periodo. Senza questi elementi, qualsiasi progetto rischia di rimanere un esercizio di stile, facilmente archiviabile e incapace di incidere davvero sulle scelte collettive.

    Il punto non è scoraggiare la creatività o la visione, che anzi sono indispensabili per immaginare una città migliore. Il problema nasce quando la visione non si traduce in un minimo di approfondimento tecnico-amministrativo, rendendo impossibile una valutazione seria della fattibilità e delle conseguenze dell’intervento. In queste condizioni, la proposta non riesce a superare la soglia dell’evocazione e non offre strumenti utili né ai cittadini né ai decisori.

    Se l’obiettivo è contribuire in modo concreto alla discussione sulla rigenerazione di Santa Chiara, allora è necessario un salto di qualità: occorre entrare nel merito delle scelte, esplicitare le priorità, confrontarsi con i vincoli e assumersi la responsabilità di indicare soluzioni operative. Solo così un’idea può trasformarsi in una proposta capace di orientare davvero il dibattito e, eventualmente, le politiche pubbliche.

    • Mi complimento per l’analisi dell’avvenimento (senza ironia); ora mi attendo, e ritengo che ne abbia la completa capacità, che metta a disposizione di questo gruppo di primi e coraggiosi cittadini e di tutta la città, quanto ha così bene individuato nel 3° e 4° capoverso.
      Quindi l’aspettativa è: un SERIO progetto di fattibilità da proporre a Comune, APS2, ecc.
      Grazie

  10. Immaginavo certe risposte. Il luogo comune non è accusare gli stranieri semmai il contrario. La mentalità perbenista e eccessivamente permissiva ha rovinato l’ Italia. Vedi Torino ieri sera. Parlando nello specifico dell’ area di Santa Chiara sapete chi riempie quei cestini di immondizia che a volte viene sparsa a terra che sembra una discarica? Dai indovinate? Sapete chi spesso viene coinvolto in risse e accoltellamenti, aggressione a persone e anche a forze dell’ordine, al personale sanitario in ospedale? Episodi riportati da questa testata. Di nuovo, indovinate. Per quello che riguarda l’ atteggiamento dei sulmonesi che sanno solo criticare, in parte e’ così, ma non è questo il caso dato che certe situazioni di degrado e di abbandono vengono costantemente denunciate alle autorità competenti che però puntualmente non muovono un dito. Mettere due telecamere funzionanti è chiedere troppo? È solo un esempio. L’ inazione dell’ amministrazione cittadina degli ultimi anni è solo l’ennesimo capro espiatorio. Il problema non è solo il sindaco e l’ amministrazione comunale, il problema è che la polizia locale pensa solo a fare le multe agli automobilisti e quando si denunciano situazioni di abbandono non interviene. Stessa cosa vale per gli uffici del comune, per quelli della Asl e anche per i vigili del fuoco, che ormai sono diventati dei transennatori professionisti e solo quello fanno. È bello parlare della fuffa quando certe situazioni non si vivono. Fate come mi è stato più volte consigliato dai solerti dipendenti di questi uffici, vendete la vostra casa e prendete casa nei vicoli del centro storico, poi forse aprirete gli occhi.

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