
Un altro anno di esilio per i randagi sulmonesi: il Comune di Sulmona ha infatti pubblicato l’avviso pubblico per la manifestazione di interessi al fine di affidare in strutture esterne i cani di Noce Mattei per un anno.
L’ipotesi di un rientro ai piedi del Morrone, che pure era stata paventata e auspicata dal dirigente, non è evidentemente percorribile: l’iter di accreditamento all’anagrafe regionale dei canili, non sarà conclusa entro la fine dell’anno come era stato ipotizzato, per questo non si potrà procedere direttamente con un bando di gestione della struttura in città.
Il Comune ha così deciso per un ricovero esterno dei 52 cani ancora con il passaporto peligno, proponendo una gestione forfettaria per 60 cani al prezzo, trasporto compreso, di 4500 euro più Iva al mese. Poco più di 60mila euro l’anno, insomma.
Di tempo per presentare l’offerta ce n’è davvero poco: le domande dovranno essere presentate entro il 27 dicembre che, calcolando Natale e festivi vari, si traduce in tre giorni di tempo.
Di candidati, d’altronde, non ce ne sono molti, perché per rispondere all’avviso bisognerà essere registrati all’anagrafe regionale e a fare due conti le strutture potenziali in regione sono tre e tutte, o quasi, già sature.
L’unico che ha posto è il canile privato di Collelongo, dove attualmente, tra mille polemiche e qualche strascico giudiziario, sono ricoverati da un anno e mezzo i randagi di Noce Mattei. La Comar che lo gestisce in teoria non potrebbe essere l’affidataria del servizio nel rispetto del principio di rotazione degli affidamenti. Ma è probabile che, per cause di forza maggiore e mantenimento di un servizio essenziale, il Comune potrebbe procedere lo stesso, soprattutto se la società di Collelongo sarà l’unica a dare la disponibilità. Il che in tre giorni è alquanto probabile, tanto più che una struttura fuori regione sarebbe difficilmente sostenibile con i costi (si pensi solo all’accalappiamento).
La Comar, dal canto suo, ha già presentato una proposta di rinnovo al costo di 4200 euro al mese: una gabbia servita su un piatto d’argento.
Nel rispetto dell’avviso, però, tra le altre cose, il gestore dovrà garantire l’accesso al pubblico, ai fini delle adozioni, almeno per cinque giorni a settimana, nonché “alle associazioni di volontariato che ne facciano espressa richiesta, sempre al fine di promuovere le adozioni degli animali”.
Adozioni “a distanza”, perché i sulmonesi per farle, per tutto il 2026, dovranno recarsi in esilio.
Francamente noi cittadini sensibili al problema non avevamo alcun dubbio, e vuoi vedere che indoviniamo anche chi sarà il beneficiario di tale provvedimento? L’esilio continua a spese dei cani e dei contribuenti.Quindi al Comune di Sulmona ipotizzano che l’iter di accreditamento della struttura duri un anno, cavolo velocissimi, altrimenti si poteva pensare ad una proroga più breve ad esempio di qualche mese, il tempo di smazzare le pratiche, ma mi rendo conto che stò farneticando.A parte le battute, non vedo, al momento, alcuna volontà di riportare i cani di Sulmona a Sulmona, vuoi vedere che stanno ancora pensando all’hotel per cani a pagamento?
Registrare il canile non equivale ad affidarne la gestione. Una volta accreditata la struttura, la legge impone una gara d’appalto, con tempi tecnici di mesi. L’affidamento annuale esterno serve a coprire questo periodo ed evitare vuoti di un servizio essenziale. Parlare di “pochi mesi” è una semplificazione che non tiene conto delle procedure obbligatorie.
L’anno è una copertura tecnica, non una scelta politica.
Il punto serio non è perché un anno, ma perché l’accreditamento non è stato chiuso per tempo, perché si è arrivati ancora una volta a ridosso della scadenza, perché si ripete una gestione in emergenza
Ma dire che si poteva evitare l’anno perché bastavano pochi mesi
significa ignorare (o far finta di ignorare) l’obbligo della gara.
occorrerebbe che la Commissione Consiliare di Controllo e Garanzia indagasse sul tempo dell’iter di iscrizione del canile al registro regionale
perché non dare la cittadinanza anche ai gestori del Canile di Collelongo per la loro opera meritoria?
La classe politica della Valle Peligna ha mostrato una gestione disastrosa del territorio. Considerati i danni causati in ambiti primari, cosa potevamo aspettarci su questioni etiche come il benessere dei poveri malcapitati cagnetti