Il consigliere del condominio

(ph. Paolo Giovanni D’Amato)

Meno di cinque anni fa, quando le liste furono 18 e i candidati a sindaco 6, ma lo sforzo fatto per riunire idee e progetti non è bastato neanche questa volta a Sulmona per evitare l’arrembaggio alla candidatura. Perché 271 candidati per meno di 15mila elettori effettivi (14382 furono quelli validi nel 2016 al primo turno), sono e restano troppi. Una media di 53 rappresentati a candidato: poco più di una scala di condominio. Seppure.

Tra loro molti non sanno neanche cosa sia una delibera e non hanno alcuna cognizione del ruolo del consigliere comunale e chissà se conoscono davvero e hanno letto il programma che hanno sottoscritto. Cani sciolti in mezzo alle famiglie per drenare voti più che consensi.

Con evidenti, madornali, contraddizioni, tra chi pure in qualche modo politica o attività sociale e sindacale ha fatto in questi anni. E così, non è difficile trovare all’interno della stessa coalizione, a volte anche della stessa lista, persone che la pensano in modo diametralmente opposto l’una con l’altra. Sulla chiusura o meno del centro storico, ad esempio, per citare un tema che è un evergreen. Oppure sulle ipotesi di alleanze future in caso di ballottaggio o sulla gestione dei servizi. Che poi, più dei progetti immaginati e del “qualunquemente”, sono le cose con cui gli amministratori dovranno confrontarsi nell’immediato una volta eletti. E che causano le crisi di maggioranza a cui la Casini, che pure è durata cinque anni, non è stata certo esente.

La disgregazione dei partiti, una china che in queste elezioni sembra in risalita con il ritorno dei simboli del Pd, del Movimento 5 Stelle e di FdI, e “l’esordio” della Lega, ha alimentato questo avventurarsi in ordine sparso: senza scuola di formazione politica, cioè, e senza un’idea davvero condivisa di società, oltre che di città. Con il risultato che finito il giro di giostra, molti levano le tende e la formazione della classe dirigente ricomincia da capo o quasi.

Le liste depositate ieri, ne sono un esempio: la metà circa dei consiglieri comunali di questa sindacatura non si è infatti ripresentata.

A partire dalla sindaca uscente Annamaria Casini. Non si sono ricandidati anche e soprattutto i giovani, anche quelli che sembravano volersi avviare su un percorso politico: dal più giovane e promettente Andrea Ramunno, seguito da Deborah D’Amico, Fabio Pingue, Alessandro Pantaleo, Antonella D’Antino Settevendemmie. Hanno rinunciato alla corsa, poi, anche i più navigati Angelo Amori, Fabio Ranalli e Bruno Di Masci. In dodici ci riproveranno: Roberta Salvati, Mauro Tirabassi, Franco Di Rocco, Claudia Fauci, Antonio Di Rienzo, Luigi Santilli, Alessandro De Gennaro (consigliere per pochi giorni), Maurizio Balassone, Alessandro Lucci, Katia Di Marzio, Francesco Perrotta e Elisabetta Bianchi (che correrà da sindaco).

Poi ci saranno gli ex assessori (Cristian La Civita, Salvatore Zavarella, Luigi Biagi, Marina Bianco, Pierino Fasciani, Angelo D’Agostino) e gli ex ex, assessori e consiglieri: Enzo Fusco, Gaetano Pagone, Salvatore D’Angelo, Fabio Federico (ex sindaco), Antonio De Deo, Luisa Taglieri, Luciano Marinucci, Nunzio Giovannelli, Angelo D’Aloisio, Silverio Gatta, Franco Casciani, Mimmo Di Benedetto e Salvatore Di Cesare. Oltre a tutti e quattro i candidati sindaco.

Fuori dai simboli nazionali resta la perseveranza di alcune liste civiche storiche, che in qualche modo rappresentano almeno un embrione di scuola politica: Sbic (che si presenta per la terza volta), Sulmona al Centro, Avanti Sulmona e Il Popolo di Sulmona, sono infatti i simboli (gli unici oltre a Forza Italia) che erano presenti anche nel 2016.

In questo contesto la governabilità resterà uno degli scogli più difficili da superare per il prossimo sindaco. Perché la campagna elettorale è, o dovrebbe essere, solo l’inizio di un percorso di costruzione della città, a cui basterebbe forse che una piccola parte di questo esercito di 271 aspiranti consiglieri, mettesse a disposizione anche dopo lo scrutinio un po’ della propria voglia.

Finora così non è stato: gli oltre 280 candidati del 2016 si sono dileguati subito dopo il voto, e anche molti di quelli che sono stati eletti sono stati del tutto assenti. Basta vedere il numero esiguo (per alcune pari a zero) delle commissioni consiliari celebrate o la quantità di interventi fatti in assise: di alcuni eletti non si conosce neanche il timbro di voce, ma solo la lunghezza del braccio per alzare la manina.

12 Commenti su "Il consigliere del condominio"

  1. Marasco Marcello | 5 Settembre 2021 at 09:46 | Rispondi

    Sarebbe interessante integrare questo articolo, oppure farne un secondo, in cui si analizza, coalizione per coalizione, chi ha contribuito in misura maggiore o minore a questo fenomeno che il vostro media chiama “consigliere del condominio”

  2. Appare chiaro che le ben sette liste non riconducibili a schieramenti politici canonici sono un palese esempio di consiglieri di condominio, se non addirittura, di rappresentanti di piano.

  3. Torniamo alle basi, torniamo alle origini. Il metodo del civismo nasconde questi meccanismi, é fin troppo chiaro ma forse a questa città piace.
    Senza ricorrere a schieramenti, programmi o idee di indirizzo (siamo davvero più in là con tali pretese, il giornalista “sopravvalutata” alcuni nomi forse) partirei da una prova ben più semplice, ad esempio far leggere ad ognuno dei candidati un qualunque articolo o brano di media lunghezza e difficoltà, per vagliare le capacità di “comprensione del testo” e di lettura. Poi proverei a far scrivere loro un brano di senso compiuto, per saggiare ancora di più le abilità di base.
    La base, perché di quello si parla, partire dalla base, assicurare almeno un livello base di capacità. É da quello che può costruirsi poi un qualsiasi progetto, azione o idea.
    Spero di essere stato chiaro, esplicito. Non posso vedere altrimenti alcuna possibilità di crescita o almeno tentativo. Sarebbe come, una volta persa la strada di casa in un bosco buio, affidarsi ad un cieco per trovare l’uscita

    • Certo infatti persone capaci sono state al comune negli ultimi 10 anni e guarda come stiamo messi , basta guardare i nomi dei vecchietti.

    • L’articolo analizza le composizioni delle liste presentate, confrontandole con quelle del 2016, con nuove candidature, uscenti e vecchie re-entry, come non mi sembra siano state fatte delle valutazioni specifiche.
      Vero che tanti di costoro sono tappabuchi, succede in ogni elezione e in ogni lista e costoro lo sanno con certezza, ma non per questo devono essere meno validi di altri titolati solo nella notorietà e peggio per lo scarso rendimento politico!
      La sua è una richiesta di “primarie” culturali più che di capacità politiche”, che non per certo devono coincidere come possono viaggiare nettamente separate.

  4. Fate pace con brain | 5 Settembre 2021 at 12:16 | Rispondi

    Io vedo gente che fino a 15 giorni fa metteva foto di banchetti ed esponenti di determinate aree politiche ed ora candidati con l’esatto contrario.

  5. La cosa mi piace un sacco,mi spinge e rafforza il mio non voto,mai più.

  6. Un appello a tutti i candidati denominati “ Consiglieri di condominio” delle sette liste, mi raccomando impegnatevi al massimo e raddoppiate gli sforzi nel raccogliere consensi, fate in modo che ai competitor elettorali espressione di partito, rimangano solo le briciole e una cocente disfatta elettorale.

    • Verissimo, peccato che poi chi fa (o dovrebbe fare) i fatti è la giunta e non il consiglio comunale e di esempi di operato comportamentale falsamente politico se ne sono vissute tante in questo passato mandato amministrativo.

  7. Ormai, oltre il darwinismo sociale si può parlare di darwinismo collodiano. Non di una lotta soltanto darwiniana per l’esistenza se tutti questi candidati; nessuno escluso in nessuna delle loro meste problematiche che cercano di risolvere anche con la aspirazione di una carica statale; sembrano più personaggi che si incontrano nel Minuzzolo nel Giannettino e di più nel Pinocchio di Carlo Collodi. Un intero difficoltoso detorcimento di bassa umanità che inizia dai folli estrosi, ai bruttatecci, ai deformi sino alle stature inconsuete, tutti riuniti tra di loro in una sola complessiva circoscrizione biologica in una stessa inquietante levatura di destino .

    “Nel regime politico della democrazia sembra che i più poveri aspirano a partecipare alle assemblee in quanto si prende la paga”
    È stato scritto ormai da 2400 anni ,e,,
    Indovinate dove sta scritto?

    • Caro GDS,
      sopravvaluti gli astanti così parlando. Spiazzi di netto interlocutori fantasma (come noi, e lo dico senza ironia), chi nella discussione é preso per interessi particolari e chi come me osserva da fuori un match politico e civico.
      Parli di darwinismo sociale, ma ripeto che sopravvaluti chi ti legge.
      In primo luogo dovrebbero aver chiaro il concetto di darwinismo (ragion per cui si rende necessario capire chi fu Charles Darwin e cosa scrisse).
      Poi aggiungere l’aggettivo “sociale” aprirebbe troppo il campo a raffinate nonché ironiche letture.
      Le meste problematiche di certi individui sarebbero probabilmente le nostre stesse meste problematiche.

      Chi scende in campo é nutrito oggi in città della pseudo ambizione di risolvere le sorti economiche del “suo” sistema paese,che di metafora in metafora corrisponde a lui, ai suoi figli o a qualche parente o amico. Il suo sistema paese forse.
      L’abbaglio del sistemarsi sa tanto di rivalsa,
      una specie di emigrazione di ritorno dopo decenni di essere consumistico e di sicurezza insomma.
      I personaggi dei viaggi di Collodi popolavano
      una italietta ancora
      da farsi nella quale
      già si intravedono
      i semi del disordine
      ed i solchi
      dell’incertezza.

      Vecchia lungimiranza,
      che a generazioni passate sembrava pressoché immutabile,
      ed oggi é aperta
      certezza dell’incertezza.
      E probabilmente a queste certezze ci si cerca di ancorare,
      e la politica diventa un mezzo, mai e poi mai un fine.
      Di certo le liste saranno piene di “tappabuchi” più o meno consapevoli, ma anche di persone più
      o meno capaci.
      Poche secondo i miei metri di giudizio
      e le mie conoscenze personali
      E pur chi scrive, probabilmente immerso nelle onde della liquidità del mondo, osserva maremoti e mareggiate.
      Quanto oggi l’agire politico é dettato
      da meri tornaconti
      (anche psicologici e sociali ci mancherebbe)
      e quanto dal desiderio intimo e sincero di portare un contributo sano alla sua comunità ?

      Nel piccolo di questa cittadina ai confini dell’impero, sembra essere tornati a 40 anni:
      le parole i gesti gli schemi mentali i meccanismi sociali ricalcano qualcosa di “vecchio”.
      Ma il vecchio non é sempre sinonimo di sbagliato. Anzi.
      Lo é però nei termini
      in cui questo vecchio
      non ha funzionato affatto, peggio ancora, ha causato un rallentamento e forse una insanabile incrinatura a tutti i livelli.
      Ecco perché probabilmente certe scelte provocano in molti la sensazione di qualcosa di già visto, o
      comunque di non risolutivo.

      AD MAIORA

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