
La Ferrari è arrivata davanti casa. È stato accompagnato a bordo e sistemato in modo da essere ben saldo al sedile. Poi la partenza da Pacentro verso Sulmona, prima attraversando il centro e poi imboccando le quattro corsie, per poter sfruttare al meglio il motore Ferrari. Un’ora e mezza di emozioni, un’ora e mezzo in cui tutto il resto sembrava non esistere più, nemmeno la malattia. Si commuove Alberto ricordando un vecchio amico di famiglia con la passione per le auto da corsa che prima di morire ha visto realizzare il suo più grande desiderio. Un’esperienza tanto intensa quanto coinvolgente che lui, come Alberto, non ha mai dimenticato. “Da tempo pensavo di fare qualcosa per rendere gli ultimi anni di vita delle persone più belli possibili perché tutti hanno diritto ad essere felici, anche nei momenti più difficili” spiega Alberto Lucci, 36 anni, originario di Pacentro che dall’Olanda dove vive e lavora come ingegnere aerospaziale, racconta di un sogno divenuto realtà. Un sogno chiamato You Mean, Desideri senza età, associazione che sull’esempio di Make a Wish dedicata ai bambini, si rivolge ad adulti e anziani che ricoverati in ospedale o costretti in casa dalla malattia, possono sentirsi soli e sprofondare nello sconforto. Eppure “realizzare i desideri di un anziano è semplice, ma non ci si pensa” aggiunge Lucci affrontando un argomento “di cui poco si parla e quando se ne parla è solo grazie a iniziative private”. Anche in Olanda dove “non esistono associazioni con questa precisa finalità e quando si vuole fare qualcosa si chiede l’intervento della Croce verde”.
E dall’Olanda Alberto coordina l’attività della sua associazione anche grazie all’aiuto dell’amica e socia Elisabetta, anche lei di Pacentro, indispensabile punto di riferimento sul territorio. “Chi si rivolge a noi spesso è un familiare, un amico, o una persona segnalata dalla struttura in cui si trova il malato. Difficilmente veniamo contattati dalla persona direttamente interessata perché ciò implica avere una profonda consapevolezza della propria condizione e questo non è scontato”. Eppure qualcosa sta cambiando nel modo di affrontare e vivere non solo gli ultimi momenti della propria vita ma anche quelli successivi, a partire dal funerale. Un cambiamento frutto della perdita di fede religiosa cui era demandato il compito di “spiegare” l’inspiegabile. E di accettarlo.
“Oggi ognuno di noi cerca di elaborare il lutto e affrontare la morte a modo proprio, sganciati dall’antica ritualità un tempo imposta dalla religione” spiega la celebrante laica Liana Moca che il cambiamento lo vive da vicino, condividendo dubbi e dolori di chi resta. Anche guardando alle esperienze provenienti dall’estero dove la morte viene vissuta e accettata con più razionalità e, soprattutto, senza pregiudizi. E così oggi si assiste anche al living funeral ovvero la celebrazione del proprio funerale mentre si è ancora in vita o al diffondersi della figura del funeral planner. Come spiega Moca aggiungendo che“oggi tutto è cambiato, i semplici addetti al funerale sono diventati tanatoesteti che sistemano il corpo del defunto cercando di restituirgli l’aspetto che aveva in vita”. Un segno di rispetto per ciò che la persona era e che avrebbe voluto essere, fino alla fine; un rispetto assicurato anche dopo la morte con la possibilità di scegliere cosa fare del proprio corpo, rispettando precise regole per non rischiare di vanificare la propria volontà. Tutto in nome di quella “umanizzazione della morte” in atto già da qualche anno, un processo nel quale, conferma Liana Moca, l’associazione You Mean, Desideri senza età si inserisce perfettamente. Una realtà di cui chiunque può far parte offrendo il proprio contributo perché, come dice lo stesso Alberto, “realizzare i desideri ha un costo e per questo quando la persona che ci chiama non può provvedere da sé, attiviamo una raccolta fondi, in attesa di avere un fondo cassa che ci permetta di agire in autonomia”. E sperare di realizzare quanti più desideri possibile perché, come dice Alberto Lucci “un desiderio realizzato è un sorriso inaspettato che arriva quando non hai motivo di sorridere”.
Elisa Pizzoferrato
bell’iniziativa, ci voleva un associazione estera per una cosa così bella. spiegatelo ai nostri politici, che hanno imposto il superbollo per le auto oltre i 200 CV, tassa ingiusta esistente solo in Italia. Se un lavoratore dopo tanti sacrifici vuole comprare una supercar con i suoi risparmi e togliersi uno sfizio non lo potrà mai fare per via di questa illogica imposta. Creata per tassare i ricchi in realtà crea diseguaglianza sociale e non combatte l’inquinamento visto che ormai i motori delle supercar sono tutti ibridi. ma purtroppo siamo un popolo con molti pecoroni invidiosi non pensanti e quindi sta bene così.
è un alto locato ad un normale malato non avrebbero dato neanche un 126
e non romp lu cazz.
vedere il male in ogni cosa è un peccato mortale.