Il latte versato: senza tutele gli allevatori pronti a distruggere il prodotto

Le cisterne sono ormai piene e gli allevatori minacciano di distruggere migliaia di quintali di latte: come in Sardegna lo scorso anno, ma questa volta non è l’Europa e le sue quote di mercato a far disperare i produttori, ma il Covid e l’assenza totale di sostegno e tutela alla filiera.

A lanciare l’allarme è Fausto Ruscitti che con la cooperativa agricola Ansape-Terrantica di Raiano  raccoglie nelle stalle del territorio circa 200 quintali di latte al giorno dalle circa 25 aziende affiliate. “Le mucche non vanno in lockdown – spiega – e continuano a produrre. Il nostro impegno è stato sempre puntuale per il ritiro ed il pagamento ai soci allevatori, perché sappiamo benissimo quanto sia complicato oggi avere un allevamento. Nella prima ondata pandemica in primavera abbiamo cercato di resistere garantendo il pagamento del latte conferito sopportando il peso del lockdown e sue conseguenze. In quel periodo e stato sbandierando da parte del governo delle autorità regionali contributi e sgravi fiscali alle filiere agroalimentari. Ma è falso: non abbiamo avuto un centesimo di sgravio fiscale o agevolazioni”.

La filiera del latte, infatti, è rimasta sostanzialmente esclusa dagli aiuti, perché il codice Ateco non rientrava tra quelli teoricamente in chiusura. Non è stata l’unica filiera, ma sicuramente tra le più colpite, perché la produzione delle mucche, anche per motivi di salute degli animali, non può essere interrotta, a fronte, però, di un mercato che si è sostanzialmente bloccato.

Le difficoltà del primo lockdown sono ora tornate in tutta la loro portata: “In questa seconda ondata e successivo lockdown stiamo registrato, ad appena pochi giorni di chiusura, un crollo totale dei nostri mercati – continua Ruscitti -; con la chiusura della ristorazione, bar e mense, il nostro mercato sta subendo un calo di vendite mai registrato prima. Naturalmente noi come cooperativa ogni giorno ritiriamo il latte ai nostri soci le cui mucche quotidianamente producono latte perché gli animali non sono macchine che possiamo spegnere a nostro piacimento, con la speranza di tornare alla normalità. Le nostre cisterne si stanno riempiendo velocemente e non abbiamo più spazio per stoccare il latte. Continuando in questa situazione e registrando l’indifferenza delle autorità, siamo costretti a distruggere il latte ancor prima della lavorazione cosa impensabile visto l’enorme sacrificio da parte degli allevatori”.

In gioco c’è la stessa sopravvivenza del settore primario, specie nelle realtà produttive al di fuori della grande distribuzione che comunque trova bene o male una sua collocazione sicura sul mercato globale. Un settore “dimenticato e abbandonato – conclude Ruscitti -: se questa situazione dovesse persistere siamo pronti a scegliere di distruggere il latte in segno di protesta ed il più grande rammarico e fallimento a cui il paese dovrà assistere non sarà la nostra perdita di fatturato, ma la fine del settore primario”. 

1 Commento su "Il latte versato: senza tutele gli allevatori pronti a distruggere il prodotto"

  1. … però le partite di calcio devono continuare. Ma fateci il piacere.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo mail non verrà mostrato.


*