Il Masterplan della Curia

 

 

Dall’Omnibus al Masterplan: due modi diversi di dire e fare le stesse cose. L’ultimo provvedimento della Giunta regionale destina oltre 11 milioni di euro per finanziare la ristrutturazione, il recupero e la valorizzazione di alcuni luoghi di culto dislocati nelle quattro province regionali. Si tratta, nella maggior parte dei casi, di chiese che hanno bisogno di interventi di ristrutturazione che in passato avevano diverse fonti di finanziamento.

Lo strumento utilizzato, il Masterplan, nelle intenzioni del legislatore e del Governo nazionale ha l’obiettivo di finanziare opere di investimento in grado di generare sviluppo, crescita e occupazione. Il governo regionale ha pensato bene “per migliorare l’attrattività turistica regionale” di inserire all’interno di questo grande e indeterminato contenitore le chiese e i luoghi di culto regionale. Se da un lato questa decisione può soddisfare la Curia regionale e i sindaci dei comuni che ospitano le chiese entrate nell’elenco degli interventi, dall’altro dimostra ancora di più l’incapacità della Regione a programmare interventi che potenzialmente sono in grado di incrementare il turismo e generare l’indotto economico ad esso legato.

Sul Masterplan, insomma, la Giunta regionale ha applicato lo stesso criterio che veniva adoperato per approvare le leggi Omnibus, cioè quei provvedimenti legislativi omnicomprensivi che elargivano finanziamenti a pioggia senza alcun criterio e soprattutto senza fare alcuna scelta. Nei tempi d’oro della finanza pubblica l’Omnibus veniva approvato nel cuore della notte dal Consiglio regionale nel pieno rispetto di una logica consociativa maggioranza-opposizione che non scontentava nessuno, ma che però aveva il “merito” di confermare l’esistenza in vita del singolo consigliere regionale che finanziava l’associazione, culturale o sportiva, del suo paese.

La logica dell’Omnibus la Regione Abruzzo l’ha trasferita sul Masterplan che, in barba alla modernità del termine, ha lo stesso substrato politico e culturale di un modo antico di fare politica, legato al singolo ritorno elettorale utilizzando fondi pubblici.

Che si finanzino i lavori di ristrutturazione e recupero di chiese e luoghi di culto non c’è nulla di male. Ma quante chiese di quelle finanziate, effettivamente, possono “migliorare l’attrattività turistica regionale”? Quanti interventi avranno poi un ritorno turistico? E, soprattutto, quali sono stati i criteri adottati che hanno spinto a scegliere una chiesa piuttosto che un’altra? Sono domande alle quali la deliberazione della Giunta regionale si guarda bene dal rispondere. Perché per dare risposte convincenti, la Giunta avrebbe dovuto fare delle scelte motivate.

E la scelta non è certo terreno amministrativo di questo governo regionale.

Ecco l’elenco delle chiese finanziate:

Pescara, Chiesa Sant’Anna (150.000); L’Aquila, Museo nazionale d’Abruzzo (400.000); Pianella, Chiesa di Sant’Antonio (325.000); Campli, Convento di Sant’Onofrio (150.000); Prezza, Chiesa di Santa Lucia (200.000); Roccamontepiano, Chiesa di Santa Maria delle Grazie (150.000); Tossicia, Chiesa di Sant’Antonio (250.000); Chieti, Museo La Civitella (150.000); L’Aquila, Chiesa di Santa Chiara (200.000); Tornimparte, Chiesa di Santo Stefano (50.000); Montereale, Chiesa di San Giovanni (100.000); L’Aquila, chiesa di Santa Maria in Roio (200.000); Magliano de Marsi, Chiesa sacrario dei Caduti (80.000); Campli, Convento di San Bernardino (400.000); Pescara, Cattedrale di San Cetteo (200.000); Lanciano, Porta di San Biagio (300.000); Rosello, Santuario Madonna della Grazie (200.000); Vasto, Chiesa di Penna Luce (300.000), Pratola Peligna, Santuario Madonna della Libera (300.000); Capestrano, Convento di San Giovanni (200.000); Giulianova, pinacoteca V. Bindi (80.000); Ortona, Cattedrale di San Tommaso (200.000); Isola del Gran Sasso, Chiesa di Santa Colomba da Pretara (50.000); Sante Marie, Chiesa di Santa Maria delle Grazie (50.000); Pescina, Chiesa di Sant’Antonio (50.000); Torano, Chiesa di San Flaviano (50.000); Elice, Chiesa di San Martino (50.000); Collecorvino, Convento di San Patrignano (150.000); Caporciano, complesso monumentale di Santa Maria Assunta (100.000); Magliano dei Marsi, Chiesa di Santa Maria di Porclaneta (50.000);  Sant’Omero, Chiesa Santa Maria in Vico (450.000); Morro d’Oro, Abbazia di Santa Maria di Propezzano (350.000); Cortino, Chiesa di Sant’Egidio (50.000); Vasto, Palazzo D’Avalos allestimento museale (60.000); Castel di Sangro, Chiesa del Suffragio (60.000); Pescara, Media Museum Flaiano (250.000); Tortoreto, centro museale e culturale Palazzo comunale (250.000); Nereto, Centro culturale polivalente (400.000); Pescara, restauro e risanamento conservativo Chiesa di Sant’Anna (100.000); Lentella, restauro conservativo e consolidamento Chiesa dei Santi Cosma e Damiano (250.000); Abbateggio, completamento restauro chiesa Madonna dell’Elcina (150.000); San Valentino, recupero e consolidamento Chiesa di San Nicola (300.000); Collecorvino, restauro conservativo e consolidamento Chiesa di Sant’Andrea Apostolo (200.000); Roccamorice, recupero Eramo di Santo Spirito (200.000); Fara Filorum Petri, restauro e recupero conservativo della Chiesa di Sant’Antonio (300.000);  Avezzano, ristrutturazione della Cattedrale di San Bartolomeo (450.000); Trasacco, restauro e miglioramento sismico della Basilica dei Santi Cesidio e Rufino Martiri (600.000); Roccamontepiano, ristrutturazione del complesso conventuale di San Francesco Caracciolo (1.200.000); Pineto, ristrutturazione organo a canne nella chiesa di Sant’Agnese (120.000); Montesilvano, messa in sicurezza del campanile della chiesa di San Michele Arcangelo (150.000); Giulianova, realizzazione di un centro culturale documentale sull’età romana nel teramano presso la Chiesa di San Gabriele (80.000).

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