Il mistero dell’antico testo: trafugato a Sulmona, finito in Calabria

Lo hanno trovato insieme ad otto fucili calibro 12, una mitragliatrice polacca, quattro pistole clandestine, due silenziatori e cinquecento munizioni di vario calibro, oltre che un bel gruzzolo (200mila euro) di denaro contante. Una “collezione” che non era l’unica, perché oltre a stemmi e bandiere massoniche, Davide Pietro Licata, 51 anni, e la moglie Rossella Paola Marzano, di 45 anni, due incensurati e “rispettabilissimi” docenti dell’Accademia delle Belle Arti Fidia di Stefanaconi, alle porte di Vibo Valentia, custodivano anche un prezioso testo del 1660 rubato, non si sa come e quando, a Sulmona o forse a Celano, dove sono custoditi i testi della biblioteca francescana di Sant’Antonio di Sulmona dagli anni Novanta.


E’ dai locali annessi al convento di Porta Napoli, infatti, che il “Commentarium in Esdram, Nehemiam, Tobia, Iudith, Esther et Machabeos” proviene, come dimostra il timbro in calce al frontespizio del prezioso volume, ora sequestrato dalla procura e dal comando provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia.
Il testo è di un famoso autore del tempo, Cornelio Alapide, i cui commentari sono stati ristampati più volte negli anni. Quello di Sulmona è certamente tra le copie più antiche esistenti e, come ha spiegato il comandante provinciale dei carabinieri di Vibo Valentia, Bartolo Taglietti, ora bisognerà capire come sia arrivato dal convento abruzzese fino in Calabria.

Il commentario era custodito in particolare nella sede dell’Accademia delle Belle Arti di Stefanaconi, adiacente l’abitazione dei due docenti, fondata e diretta da Michele Licata, padre di Davide, ora indagato per ricettazione. Il figlio e la nuora, invece, sono finiti giovedì scorso agli arresti, il primo in carcere la seconda ai domiciliari. Il procuratore di Vibo Valentia, Camillo Flavo, non esclude collegamenti tra la criminalità organizzata e gli ambienti massonici calabresi a cui i due facevano evidentemente riferimento, avendo in casa insieme all’arsenale da guerra, anche medaglioni, cappucci e vesti delle logge massoniche locali. Una “passione” che si sposava con quella per l’arte e la bibliofilia, per la quale il testo sulmonese rappresenta un pezzo raro.


“Il testo in questione è stato custodito a Sulmona sicuramente fino alla metà del Novecento – spiega Roberto Carrozzo, dell’Archivio di Stato – esso infatti porta il timbro della biblioteca di Sant’Antonio di Sulmona che però fino ai primi del secolo scorso era intitolata a San Nicola. Tutto il patrimonio libraio dei francescani sulmonesi, così come di molti altri conventi, è stato trasferito negli anni Novanta a Celano nella ricca biblioteca del convento di Santa Maria Valleverde. Bisogna ora capire se la sparizione o furto del testo sia avvenuta prima di questo trasloco o a Celano”.
Il testo non sembra riportare però il timbro della biblioteca celanese e i responsabili della struttura ritengono improbabile che un libro così antico e prezioso sia tra quelli non ancora catalogati. “Il libro potrebbe essere stato trafugato prima del trasloco – spiega Adriana Rossi, collaboratrice della Valleverde – i francescani d’altronde si preoccuparono di caricare libri e suppellettili a Sulmona che dopo la chiusura del convento erano oggetto di furti e atti di vandalismo. Bisogna anche ricordare che i libri erano dati in prestito a studiosi e detenuti del carcere, anche se è improbabile che un testo antico venisse dato con tanta facilità”.
Con la speranza che il commentario possa presto tornare a casa e magari in quella originaria di Sulmona.

1 Commento su "Il mistero dell’antico testo: trafugato a Sulmona, finito in Calabria"

  1. francescovalentini1935 | 6 Luglio 2020 at 10:12 pm | Rispondi

    La notizia del testo raro rinvenuto in Calabria ha riportato alla memoria le innumerevoli angherie che la Citta’ ha subito negli anni da tutti: nel silenzio e nell’ombra della notte (come nel.caso del Distretto Militare) anche la Biblioteca del Convento di S.Antonio ha preso il volo e questo rinvenimento ce lo ricorda: il patrimonio librario secolare era stato portato via per impedire trafugamentiper nostra fortuna: peccato che l’ennesima manovra ai nostri danni non ha impedito questo….mistero.

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